No
agli allarmismi, gli oltre milleduecento medici internisti, riuniti a
Genova fino a martedì 28 ottobre, sono tutti d’accordo. Ma la
Tubercolosi non è scomparsa, e sta rientrando nel nostro paese anche
dalle frontiere aperte dell’Europa unita.
“La Società Italiana di Medicina Interna – afferma il professor
Giuseppe Licata, presidente SIMI e Direttore Istituto Clinica
Medica, Università di Palermo – nella seconda giornata di lavori del
suo 109° Congresso Nazionale, accende un riflettore sulla TBC. Niente
allarmismi, ma prudenza giustificata dai dati. La TBC è una malattia
infettiva insidiosa, quando sembra scomparsa, rientra dalla porta di
servizio. E’ questo il motivo per cui invitiamo le istituzioni ed i
colleghi medici a non abbassare mai la guardia.”
TBC dati. La TBC è una patologia infettiva che si può presentare
in due forme: silente (la presenza del bacillo nell’organismo) ed
attiva, ovvero quando la malattia è nel suo stadio contagioso vero e
proprio. I dati statistici sulla TBC nel mondo riportano l’infezione
latente come presente in un terzo della popolazione mondiale (OMS),
mentre si calcola che ci siano attualmente dai 18 ai 20 milioni di casi
di TBC attiva sommando nuovi e vecchi malati. In Italia ci sono 4500
casi notificati (ISTAT) e circa 1500 non ufficiali per un totale di
circa 6000 casi (10 casi ogni 100 mila abitanti).
TBC e migranti. “Dal nostro osservatorio della realtà italiana
– dichiara il Dottor Luigi Ruffo Codecasa Responsabile
Centro Regionale di Riferimento per la Tubercolosi, Istituto Villa
Marelli-Az. Osp. Niguarda Ca' Granda – sappiamo che circa il 50 per
cento dei nuovi casi di TBC, nelle sue varie forme, arrivano da gruppi
di immigrati spesso in particolari condizioni di vita disagiate. In
particolare sono gli immigrati provenienti dai paesi dell’Est europeo
quelli più a rischio TBC. All’epoca della caduta dei regimi comunisti,
infatti, per quasi cinque anni, in quei paesi è venuto meno anche il
sistema sanitario e le terapie anti tubercolari sono state somministrate
in modo assolutamente casuale, oggi purtroppo ne paghiamo le
ripercussioni.”
Sono i paesi dell’Est Europeo quelli più in difficoltà. I dati
statistici ci dicono che lo stato straniero più in difficoltà è la
Romania (oltre 50 casi ogni 100 mila abitanti), seguito quasi alla pari
da Ucraina, Moldavia, Bulgaria. Tutti stati che hanno una forte presenza
di immigrati sul nostro territorio.
No a screening o vaccinazioni di massa. Secondo gli esperti
sarebbe pura follia pensare a vaccinazioni o test in funzione preventiva
anti-TBC sulla totalità dei cittadini immigrati. Sarebbe impossibile sia
dal punto di vista economico: un progetto di questo tipo richiederebbe
un esborso di risorse elevatissimo; sia dal punto di vista
organizzativo: il nostro sistema sanitario non sarebbe in grado di
sopportare il carico di un progetto di questo mole.
La proposta è quindi: studi campione nei gruppi più a rischio. I
medici di medicina interna sono pronti a collaborare con le istituzioni
per censire e analizzare la composizione dei gruppi etnici di immigrati
presenti nelle principali città italiane ed avviare una sequenza di
studi campione sulla TBC in grado di dirci qual è la realtà effettiva.
TBC ultime scoperte, reazioni farmacologiche alla base di una
percentuale di attivazioni delle malattie. E’ stato dimostrato
scientificamente come particolari terapie come quella per la cura
dell’artrite reumatoide o della psoriasi possano far risvegliare
l’infezione latente da TBC trasformandola in malattia attiva.
Le super TBC resistenti, un pericolo reale. Una conseguenza delle
cure mal date. Le super TBC sono una diretta conseguenza di tubercolosi
mal curate. Terapie sbagliate, dosaggi errati nella somministrazione dei
farmaci, hanno portato alla formazione in persone ammalate di resistenze
ai farmaci convenzionali. Questi nuovi ceppi possono essere molto
pericolosi perché in fase attiva sono altamente contagiosi e possono
dare avvio a micro o macro epidemie.