Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 27/10/2008

 

Tubercolosi (TBC) non è ancora allarme, anche se non decresce


clicMedicina - Andrea Comaschi - redazione@clicmedicina.it

No agli allarmismi, gli oltre milleduecento medici internisti, riuniti a Genova fino a martedì 28 ottobre, sono tutti d’accordo. Ma la Tubercolosi non è scomparsa, e sta rientrando nel nostro paese anche dalle frontiere aperte dell’Europa unita.
“La Società Italiana di Medicina Interna – afferma il professor Giuseppe Licata, presidente SIMI e Direttore Istituto Clinica Medica, Università di Palermo – nella seconda giornata di lavori del suo 109° Congresso Nazionale, accende un riflettore sulla TBC. Niente allarmismi, ma prudenza giustificata dai dati. La TBC è una malattia infettiva insidiosa, quando sembra scomparsa, rientra dalla porta di servizio. E’ questo il motivo per cui invitiamo le istituzioni ed i colleghi medici a non abbassare mai la guardia.”

TBC dati. La TBC è una patologia infettiva che si può presentare in due forme: silente (la presenza del bacillo nell’organismo) ed attiva, ovvero quando la malattia è nel suo stadio contagioso vero e proprio. I dati statistici sulla TBC nel mondo riportano l’infezione latente come presente in un terzo della popolazione mondiale (OMS), mentre si calcola che ci siano attualmente dai 18 ai 20 milioni di casi di TBC attiva sommando nuovi e vecchi malati. In Italia ci sono 4500 casi notificati (ISTAT) e circa 1500 non ufficiali per un totale di circa 6000 casi (10 casi ogni 100 mila abitanti).

TBC e migranti. “Dal nostro osservatorio della realtà italiana – dichiara il Dottor Luigi Ruffo Codecasa Responsabile Centro Regionale di Riferimento per la Tubercolosi, Istituto Villa Marelli-Az. Osp. Niguarda Ca' Granda – sappiamo che circa il 50 per cento dei nuovi casi di TBC, nelle sue varie forme, arrivano da gruppi di immigrati spesso in particolari condizioni di vita disagiate. In particolare sono gli immigrati provenienti dai paesi dell’Est europeo quelli più a rischio TBC. All’epoca della caduta dei regimi comunisti, infatti, per quasi cinque anni, in quei paesi è venuto meno anche il sistema sanitario e le terapie anti tubercolari sono state somministrate in modo assolutamente casuale, oggi purtroppo ne paghiamo le ripercussioni.”

Sono i paesi dell’Est Europeo quelli più in difficoltà. I dati statistici ci dicono che lo stato straniero più in difficoltà è la Romania (oltre 50 casi ogni 100 mila abitanti), seguito quasi alla pari da Ucraina, Moldavia, Bulgaria. Tutti stati che hanno una forte presenza di immigrati sul nostro territorio.

No a screening o vaccinazioni di massa. Secondo gli esperti sarebbe pura follia pensare a vaccinazioni o test in funzione preventiva anti-TBC sulla totalità dei cittadini immigrati. Sarebbe impossibile sia dal punto di vista economico: un progetto di questo tipo richiederebbe un esborso di risorse elevatissimo; sia dal punto di vista organizzativo: il nostro sistema sanitario non sarebbe in grado di sopportare il carico di un progetto di questo mole.

La proposta è quindi: studi campione nei gruppi più a rischio. I medici di medicina interna sono pronti a collaborare con le istituzioni per censire e analizzare la composizione dei gruppi etnici di immigrati presenti nelle principali città italiane ed avviare una sequenza di studi campione sulla TBC in grado di dirci qual è la realtà effettiva.

TBC ultime scoperte, reazioni farmacologiche alla base di una percentuale di attivazioni delle malattie. E’ stato dimostrato scientificamente come particolari terapie come quella per la cura dell’artrite reumatoide o della psoriasi possano far risvegliare l’infezione latente da TBC trasformandola in malattia attiva.

Le super TBC resistenti, un pericolo reale. Una conseguenza delle cure mal date. Le super TBC sono una diretta conseguenza di tubercolosi mal curate. Terapie sbagliate, dosaggi errati nella somministrazione dei farmaci, hanno portato alla formazione in persone ammalate di resistenze ai farmaci convenzionali. Questi nuovi ceppi possono essere molto pericolosi perché in fase attiva sono altamente contagiosi e possono dare avvio a micro o macro epidemie.

 

 






 
 
 
 

  



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