Cell Therapeutics, Inc.
(CTI) (NASDAQ e MTA: CTIC) ha annunciato oggi che il Journal of Clinical
Oncology ha pubblicato i risultati di uno studio clinico innovativo che
valuta l’impiego di Zevalin® ([90Y]-ibritumomab tiuxetan), ad alte dosi
(ablazione del midollo osseo) seguito da infusione di cellule staminali
autologhe, in 30 pazienti (età media 62 anni) affetti da linfoma
non-Hodgkin (NHL) aggressivo recidivato/refrattario o ad alto rischio,
non candidabili ad un trapianto con impiego di chemioterapia. La
chemioterapia mieloablativa ad alte dosi rappresenta un trattamento
efficace del NHL ma a causa della significativa tossicità è generalmente
riservata a pazienti giovani ed in condizioni cliniche idonee, e
pertanto non è utilizzabile per molti pazienti, dato che l’età media dei
pazienti affetti da NHL è di circa 60 anni. Lo studio prevedeva tre
cicli di chemioterapia convenzionale seguiti da chemioterapia ad alte
dosi e infusione di cellule staminali, proseguendo con l’impiego di
Zevalin ad una dose fino a tre volte superiore alla dose standard, con
infusione addizionale di cellule staminali. A seguito di tale protocollo
terapeutico, l’83% dei pazienti ha conseguito uno stato libero da
malattia con una sopravvivenza globale stimata dell’87% dopo un
follow-up medio di 30 mesi.
“Tali risultati suggeriscono che l’impiego di Zevalin ad alte dosi su
questi pazienti permette di conseguire un beneficio clinico
significativo ed è molto ben tollerato” ha commentato il Prof.
Alessandro M. Gianni, Ordinario di Oncologia Medica presso
l’Università degli Studi di Milano. “L’esito dello studio è
incoraggiante, dato che questo protocollo terapeutico potrebbe essere
applicato ad una vasta maggioranza di pazienti affetti da linfoma
non-Hodgkin ad alto rischio o recidivato”.
L’impiego di Zevalin ad alte dosi è risultato ben tollerato e non sono
stati segnalati decessi a seguito di questo protocollo terapeutico. Nei
pazienti è stata rilevata una prevista soppressione grave del midollo,
associata al trattamento mieloablativo, ma la loro conta di neutrofili e
piastrine ha iniziato a recuperare nell’arco di tre settimane. Sono
state osservate solo tossicità minori di tipo non-ematologico. In 8
pazienti (27%) sono state rilevate infezioni, di cui nessuna superiore
al grado 3, e il ricovero ospedaliero per neutropenia febbrile di grado
3 è stato necessario in soli 3 pazienti. Gli autori hanno concluso che
“questa tossicità ematologica moderata non ha precedenti nell’impiego
di un protocollo mieloablativo”. Gli autori hanno proseguito
affermando che “Una differenza rilevante e chiara del nostro studio
rispetto, virtualmente, a tutti gli altri protocolli di
polichemioterapia mieloablativa, è costituita dalla pressoché totale
assenza di tossicità di tipo non-ematologico. Nei pazienti, nonostante
l’età avanzata e la presenza di co-morbidità in molti di essi, non è
stata osservata alcuna tossicità agli organi vitali e di nessun grado.
Assente anche la mucosite, una delle maggiori tossicità rilevate a
seguito di trattamenti mieloablativi e persino causa di infezioni
fatali, e tutti i pazienti sono stati in grado di preservare la normale
capacità di assunzione di cibo e acqua. L’eccellente tollerabilità della
radioimmunoterapia mieloablativa risulta degna di nota in quanto 19
pazienti (63%) non erano stati precedentemente ritenuti idonei per
l’autotrapianto con chemioterapia, a causa dell’età avanzata e/o di
co-morbidità”.
“Siamo molto colpiti dalle potenzialità della radioimmunoterapia in
aggiunta, o, come in questo studio, in parziale sostituzione della
chemioterapia ad alte dosi nel caso di autotrapianto per il trattamento
dei linfomi non-Hodgkin recidivi/refrattari o ad alto rischio, CD-20
positivi a cellule B” ha affermato Jack Singer, Chief Medical
Officer di Cell Therapeutics. “Questo protocollo sperimentale si
aggiunge alla mole crescente di dati clinici che indicano come l’impiego
di Zevalin a dosi più elevate di quelle approvate dalla FDA, assieme
alla terapia di salvataggio con cellule staminali, possa determinare un
beneficio clinico, se impiegato in aggiunta alle dosi tradizionali di
chemioterapia mieloablativa oppure, come in questo studio, ad alte dosi
di chemioterapia standard”.
Zevalin è attualmente approvato negli Stati Uniti per il trattamento dei
pazienti affetti da linfoma non-Hodgkin (NHL) recidivato o refrattario
di basso grado o follicolare a cellule B, inclusi i pazienti con NHL
follicolare refrattario al rituximab. A Zevalin è stata inoltre concessa
l’approvazione accelerata per il trattamento del NHL di basso grado e
follicolare, recidivato o refrattario, mai trattato con rituximab, sulla
base di studi con endpoint di risposta globale, un endpoint surrogato
per la sopravvivenza libera da progressione.
Zevalin®
Zevalin® (Ibritumomab Tiuxetan) appartiene alla categoria di trattamenti
antitumorali nota come radio immunoterapia ed è indicato come parte del
regime terapeutico Zevalin per il trattamento dei pazienti affetti da
linfoma non-Hodgkin (NHL) recidivato o refrattario di basso grado o
follicolare a cellule B, inclusi i pazienti con NHL follicolare
refrattario al rituximab.
Zevalin è inoltre indicato, in approvazione accelerata, per il
trattamento del NHL di basso grado e follicolare, recidivato o
refrattario, mai trattato con rituximab, sulla base di studi con
endpoint surrogati di risposta globale. E’ stato approvato dalla FDA in
febbraio 2002 come primo agente radioimmunoterapico per il trattamento
del NHL.
Rari decessi, associati ad un complesso di sintomi da reazione ad
infusione, sono stati osservati entro 24 ore dall’infusione di rituximab
(RITUXAN). La somministrazione di Ittrio-90 Zevalin comporta grave e
prolungata citopenia nella maggior parte dei pazienti trattati. Sono
state osservate gravi reazioni cutanee e mucocutanee. Le reazioni
avverse più gravi rilevate nel trattamento terapeutico con Zevalin sono
state prevalentemente di tipo ematologico, incluse neutropenia,
trombocitopenia ed anemia. Le tossicità correlate all’infusione sono
state associate alla pre-somministrazione di rituximab. Il rischio di
tossicità ematologica è correlato al grado di coinvolgimento del midollo
osseo prima della somministrazione di Zevalin. E’ stata osservata
mielodisplasia o leucemia mieloide acuta nel 2% dei pazienti (da 8 a 34
mesi dopo il trattamento). Zevalin deve essere impiegato esclusivamente
da personale sanitario qualificato ed addestrato all’uso sicuro dei
radionuclidi.
I pazienti e gli operatori professionali possono consultare il sito
www.zevalin.com per ulteriori
informazioni.
Linfoma non-Hodgkin
Il linfoma non-Hodgkin (NHL) è causato da un’abnorme proliferazione dei
globuli bianchi e normalmente si diffonde attraverso il sistema
linfatico, un sistema di vasi che drena la linfa dal corpo umano. Il NHL
può essere in generale classificato in due forme principali, NHL
aggressivo, una forma acuta della malattia a diffusione rapida, e NHL
indolente, caratterizzato da una progressione più lenta. Secondo il SEER
CanQuest Database del National Cancer Institute, nel 2004 i pazienti
affetti da NHL negli Stati Uniti erano quasi 400.000. L’American Cancer
Society stima che 66.120 persone si ammaleranno di NHL nel 2008, con
oltre 19.000 decessi.