L’ordinario
di Farmacologia dell’Università di Trieste, Tullio Giraldi, da
anni studia sia sugli animali sia sugli umani gli effetti dello stress
sull’insorgenza e sulla diffusione dei tumori.
Sull’animale ha ripetutamente documentato che situazioni stressanti
favoriscono l’insorgenza dei tumori, la loro diffusione (
metastatizzazione) una volta insediati e la riduzione dell’efficacia
delle terapie.
Al Congresso della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia,
previsto a Roma dal 24 al 26 ottobre, presenterà i dati
preliminari di una ricerca in corso su donne operate per tumore al seno.
La ricerca riguarda 145 pazienti (età media 55 anni) con tumore della
mammella, reclutate presso il servizio ambulatoriale e il day-hospital
della Struttura Complessa di Oncologia Clinica dell’Azienda Ospedaliero
-Universitaria Arcispedale S. Anna di Ferrara.
“Dai dati che stanno emergendo dallo studio –ha dichiarato il
prof. Giraldi - appare con adeguata evidenza che eventi di vita
stressanti, e tra questi certamente la difficoltà di adattamento mentale
al cancro che fa seguito alla diagnosi e all’inizio della cura, possono
modificare l’evoluzione della malattia, non solo in termini di aumentata
crescita neoplastica, ma anche di maggiore diffusione metastatica, e
soprattutto di minore risposta al trattamento chemioterapico, la cui
efficacia può essere addirittura abolita dallo stress e dalla
depressione”.
Questi dati indicano inoltre che fattori genetici costitutivi dei
singoli soggetti, quali il cosiddetto “polimorfismo del trasportatore
della serotonina” (il neurotrasmettitore del buon umore), possono
aumentare la vulnerabilità alla sofferenza mentale causata dalla
diagnosi e dalle terapie della mammella. Ciò apre interessanti
prospettive per l’impiego, nei soggetti geneticamente predisposti, di
farmaci antidepressivi scelti anche in base allo specifico assetto
genetico del paziente.
“L’integrazione di questi approcci ai trattamenti standard – ha
concluso lo scienziato- potrà così consentire una maggiore attenzione
ed una più agevole identificazione della sofferenza mentale delle
singole persone, il cui trattamento neuropsicofarmacologico potrà essere
individualizzato aumentando la possibilità di ottenere evidenti riposte
terapeutiche”.