Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 20/10/2008

 

Scoperta l'aggressività (e forse anche una nuova cura) del tumore alla prostata


clicMedicina -aldo franco de rose -redazione@clicmedicina.it

L'aggressività del tumore alla prostata? Tutta colpa di due geni deteriorati abbastanza piccoli, microRna-15a e microRna-16, che sono nascosti nel cromosoma 13; questi, in condizione di normalità, frenerebbero lo sviluppo del tumore della prostata ma quando si deteriorano o si perdono il tumore cresce in modo incontrollato.


Ma la novità è anche un’altra e potrebbe essere legata soprattutto alla futura terapia. Infatti se questi “geni riparati” vengono reintrodotti nelle cellule malate, questi le fanno morire. A scoprire l'importanza di queste due molecole, microRna-15a e microRna-16 - che suggerisce ora una nuova via per arrivare ad una cura - è stato un gruppo di ricercatori italiani in un lavoro coordinato dall'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con l'équipe di urologia dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino e l'Istituto oncologico del Mediterraneo di Catania, con i fondi dell'accordo Italia-Usa e dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, gli scienziati hanno utilizzato 40 campioni di tessuto tumorale, concentrandosi sul ruolo dei due micro-Rna.


Poi, in una fase successiva, hanno tentato una strada che si basa sulla ingegneria genetica, per cercare una terapia efficace, che ora fa ben sperare. E non nascondono il loro entusiasmo: secondo il presidente dell'Iss Enrico Garaci "grazie a questa ricerca siamo molto vicini ad una terapia contro gli stadi avanzati del cancro alla prostata". Quasi sicuramente, queste recenti scoperte, potranno limitare di molto anche gli interventi di prostatectomia radicale per tumore.
 

 

 






 
 
 
 

  



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