E’
un vero e proprio “percorso ad ostacoli” quello che i 300mila malati di
artrite reumatoide si trovano a vivere in Italia come dimostrano le
risposte dei 646 pazienti raccolte dal Censis nel primo Rapporto Sociale
sull’Artrite Reumatoide voluto da ANMAR e da SIR. Per la prima volta con
un approccio scientifico e questionari validati a livello internazionale
è stato possibile tracciare una fotografia della condizione dei malati,
analizzare l’impatto economico e sociale della malattia e valutare,
attraverso le indicazioni dei malati stessi, le possibili aree di
miglioramento per realizzare un modello assistenziale a misura di
paziente.
La prima difficoltà emersa è legata ai lunghi tempi per ottenere una
diagnosi. “Il rapporto ci conferma un dato sconfortante” commenta
Antonella Celano, presidente dell’ANMAR “da una media di 11,7
mesi, si raggiungono i 18,1 mesi se la prima diagnosi è effettuata da
uno specialista non reumatologo, fino ad arrivare a oltre 2 anni (24,2
mesi) necessari ad avere una conferma di diagnosi da un reumatologo dopo
essere passati da un altro specialista”.
“Per una migliore gestione della malattia e un rapido accesso alle
terapie efficaci è indispensabile intervenire garantendo un corretto
percorso che porti dal medico di medicina generale allo specialista
reumatologo con corsie preferenziali per i casi che presentano anche
solo il sospetto di artrite reumatoide” afferma il Prof.
Carlomaurizio Montecucco Presidente della Società Italiana di
Reumatologia. Analisi confermata dall’indagine: nel caso in cui il
passaggio dal medico di medicina generale al reumatologo abbia
funzionato, i tempi della diagnosi si riducono a 10,8 mesi.
Colpisce anche l’inadeguatezza delle terapie: il 37,3% dei pazienti
assume ancora esclusivamente antinfiammatori mentre solo il 59,9% accede
alle terapie di fondo con gli anti-reumatici modificatori della malattia
(DMARDs, molecole in grado di modificare il decorso della malattia) e un
esiguo 7,4% ai farmaci più innovativi come i biologici, i soli in grado
di indurre una remissione della malattia. Accede in misura maggiore alle
terapie più efficaci chi è in cura presso un centro reumatologico
ospedaliero o universitario (71,8% sono curati con DMARDs e 16,7% con i
farmaci biologici).
Tuttavia, esistono forti difficoltà di accesso ai centri di reumatologia
e la percentuale di malati che vi è in cura è estremamente bassa: 17,3%.
L’82,7% che non vi accede indica come principale causa la distanza dalla
propria abitazione (31,4%), la mancanza del servizio nella propria area
di residenza (17%) e le liste d’attesa troppo lunghe (12,7%).
“Dal Rapporto emerge come tutte queste problematiche siano anche
fortemente condizionate dalla variabile territoriale” aggiunge
Ketty Vaccaro, responsabile Welfare Censis “i tempi per le
diagnosi sono più lunghi al Sud e nelle Isole, le segnalazioni di
irraggiungibilità dei Centri da parte di chi non li frequenta sono
particolarmente critiche in quest’area del Paese, 41,7% contro la media
del 31,4% così come le liste d’attesa, evidenziate al Sud dal 20,4% del
campione contro la media del 12,7%”. Nel Nord Est e nel Sud si è
curati in modo meno efficace, con un’incidenza maggiore di farmaci
sintomatici (rispettivamente 44,6% e 40,5%), rispetto ad esempio al Nord
Ovest dove maggiore è la diffusione delle terapie di fondo (65,3%).
“Esiste un’Italia a tre velocità di fronte alla quale serve un
impegno anche politico indirizzato a garantire pari opportunità di
accesso alle cure e standard di trattamento uniformi su tutto il
territorio nazionale” afferma Antonella Celano “Mi appello
anche alle Regioni perchè sono ancora una netta minoranza, solo quattro,
ad aver inserito l’artrite reumatoide nei loro piani sanitari”.
“Dall’indagine traspare in pieno la complessità del mondo dei pazienti:
un universo fatto di mille variabili, paure, incertezze, rinunce. Una
patologia che tocca l'individuo nel profondo, ma che sembra in qualche
modo negletta. Una malattia con una sintomatologia iniziale, non così
diversa dai semplici dolori reumatici, per la quale esiste una forma di
forte negazione che in qualche modo aiuta la rimozione collettiva del
problema” aggiunge Giuseppe De Rita, presidente della
Fondazione Censis.
Una malattia malcurata e le difficoltà di accesso ai migliori punti di
riferimento per la cura, si traducono per i malati in una vita piena di
limitazioni e rinunce: 42,9% del campione ha dovuto smettere di
viaggiare o di praticare i propri hobby, 22,7% ha dovuto seriamente
modificare la propria attività lavorativa, senza contare le difficoltà
nel compiere semplici gesti quotidiani: 31,9% dei pazienti trova
difficile aprire un barattolo, 14,7% girare la chiave nella serratura.
Forte anche il disagio psicologico: oltre il 40% dei pazienti
intervistati si è trovato a pensare che nulla gli potesse essere di
conforto e fra chi ha un livello di attività di malattia elevato, il
74,4% ha paura del sopraggiungere della fase acuta del dolore, il 71,7%
si sente depresso.
“L’artrite reumatoide è una malattia subdola che impatta sulla
dimensione lavorativa, relazionale e psicologica del vissuto dei
pazienti e che può portare dalle micro limitazioni della vita quotidiana
ad un drastico ridimensionamento dei progetti di vita” afferma
Ketty Vaccaro “Il primo passo per affrontarla è dunque
l’emersione e la revisione del modello di assistenza in chiave di
prossimità e flessibilità”.
I malati, infatti, hanno chiare le priorità e sono determinati nel
chiedere un rafforzamento complessivo del comparto sanitario. Fra i
servizi da potenziare i Centri reumatologici figurano al primo posto: il
48,3% li ritiene utili e il 38,1% ne chiede il rafforzamento come forte
presidio sanitario che funga da punto di riferimento per la cura della
malattia. Seguono i servizi di riabilitazione e fisioterapia (37,5%),
gli aiuti economici e/o gli sgravi fiscali (34,1%), le visite
specialistiche ambulatoriali (32,1%), i ricoveri e day hospital (25,1%).
“E’ il dolore a guidare le richieste e le necessità delle persone
affette da artrite reumatoide” commenta il prof. Fausto Salaffi,
Professore associato di Reumatologia presso la Cattedra di Reumatologia
dell’Università Politecnica delle Marche “per questo i pazienti
avanzano una forte richiesta di investimento nelle strutture e nei
professionisti in grado di rispondere in modo efficace e veloce al
bisogno di alleviare il dolore causato dalla malattia”.