Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 16/10/2008

 

Quando le palpebre fanno soffrire lo sguardo


Francesco Bernardini

È la vera custode dell'occhio: la palpebra protegge lo sguardo e condiziona l'espressione dell'intero volto. La sua forma e la sua struttura sono però il risultato di un perfetto bilanciamento fatto di volumi e distanze che, con il tempo o la malattia, possono modificarsi. Una palpebra troppo alta (ptosi) o troppo bassa (retrazione palpebrale) altera il risultato di uno sguardo. In entrambi i casi, il rimedio è chirurgico: solo le mani esperte di un oculista specializzato in chirurgia plastica palpebrale sono in grado di riconoscere il problema e riportare naturalezza ai "custodi dell'anima", ovvero gli occhi.


Con il passare degli anni, spesso le palpebre possono abbassarsi senza una causa specifica (ptosi palpebrale). In questo caso, lo sguardo trasmette un messaggio di stanchezza e di vecchiaia e la vista ne soffre in quanto viene ridotto anche il campo visivo. E, conseguenza diretta, sono le rughe che si formano sulla fronte che si contrae in maniera eccessiva per poter allargare il campo visivo: si aggiunge un inestetismo all'inestetismo. Riconoscere la ptosi non è facile, e chi ne è affetto spesso si rivolge al chirurgo plastico per una blefaroplastica. «Ma una blefaroplastica non è sufficiente perchè non modifica la posizione della palpebra, ma elimina solo il tessuto in eccesso, che sia pelle o grasso», precisa Francesco Bernardini chirurgo oculoplastico genovese. Infatti è il chirurgo oculoplastico, ultraspecializzato in chirurgia plastica palpebrale, lo specialista più indicato per il trattamento di questa condizione. «La correzione della ptosi -spiega Bernardini- prevede un accorciamento del muscolo elevatore della palpebra che costituisce uno degli otto strati anatomici della palpebra; insieme alla correzione della ptosi può essere eseguita una blefaroplastica superiore ottimizzando il risultato estetico e può essere applicato il botox per eliminare le rughe sulla fronte che si sono formate in seguito alla ptosi ripristinando nel complesso un'ottimale funzione visiva ed un migliore aspetto estetico. Il rilasciamento del muscolo frontale a cui si assiste dopo un'efficace correzione della ptosi comporta anche un rilassamento della fronte e la scomparsa di quel senso di peso e cefalea che sono comuni in questi casi».


Quando invece la palpebra appare troppo aperta e si ha un aspetto "spaventato" si parla di "retrazione palpebrale". «Questa condizione è spesso la manifestazione di una disfunzione tiroidea che colpisce più frequentemente le donne tra i 40 ed i 50 anni, specialmente se fumatrici», continua il chirurgo oculoplastico. «L'eccessiva apertura della palpebra causa fastidi, secchezza oculare e cefalea: inconsciamente i pazienti tendono a "strizzare" l'occhio troppo aperto con sforzi muscolari innaturali». Occorre riconoscere l'occhio "in fuori" per poter arrivare a diagnosticare la disfunzione tiroidea di base. «Una volta che però la tiroide è stata curata, per riportare la palpebra in posizione normale non ci sono farmaci, ma solo un intervento chirurgico -ricorda Bernardini-. Anche qui la blefaroplastica da sola non è sufficiente: occorre in questo caso disinserire il muscolo elevatore della palpebra in maniera graduata, controllando la posizione finale della palpebra durante l'intervento e rimetterla alla posizione più naturale. L'intervento avviene in anestesia locale e può essere associato anche in questo caso alla blefaroplastica per eliminare le borse che la stessa malattia tiroidea ha causato o accentuato».
 

 

 






 
 
 
 

  



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