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Francesco Bernardini |
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È la vera custode
dell'occhio: la palpebra protegge lo sguardo e condiziona l'espressione
dell'intero volto. La sua forma e la sua struttura sono però il
risultato di un perfetto bilanciamento fatto di volumi e distanze che,
con il tempo o la malattia, possono modificarsi. Una palpebra troppo
alta (ptosi) o troppo bassa (retrazione palpebrale) altera il risultato
di uno sguardo. In entrambi i casi, il rimedio è chirurgico: solo le
mani esperte di un oculista specializzato in chirurgia plastica
palpebrale sono in grado di riconoscere il problema e riportare
naturalezza ai "custodi dell'anima", ovvero gli occhi.
Con il passare degli anni, spesso le palpebre possono abbassarsi senza
una causa specifica (ptosi palpebrale). In questo caso, lo sguardo
trasmette un messaggio di stanchezza e di vecchiaia e la vista ne soffre
in quanto viene ridotto anche il campo visivo. E, conseguenza diretta,
sono le rughe che si formano sulla fronte che si contrae in maniera
eccessiva per poter allargare il campo visivo: si aggiunge un
inestetismo all'inestetismo. Riconoscere la ptosi non è facile, e chi ne
è affetto spesso si rivolge al chirurgo plastico per una blefaroplastica.
«Ma una blefaroplastica non è sufficiente perchè non modifica la
posizione della palpebra, ma elimina solo il tessuto in eccesso, che sia
pelle o grasso», precisa Francesco Bernardini chirurgo
oculoplastico genovese. Infatti è il chirurgo oculoplastico,
ultraspecializzato in chirurgia plastica palpebrale, lo specialista più
indicato per il trattamento di questa condizione. «La correzione
della ptosi -spiega Bernardini- prevede un accorciamento del
muscolo elevatore della palpebra che costituisce uno degli otto strati
anatomici della palpebra; insieme alla correzione della ptosi può essere
eseguita una blefaroplastica superiore ottimizzando il risultato
estetico e può essere applicato il botox per eliminare le rughe sulla
fronte che si sono formate in seguito alla ptosi ripristinando nel
complesso un'ottimale funzione visiva ed un migliore aspetto estetico.
Il rilasciamento del muscolo frontale a cui si assiste dopo un'efficace
correzione della ptosi comporta anche un rilassamento della fronte e la
scomparsa di quel senso di peso e cefalea che sono comuni in questi
casi».
Quando invece la palpebra appare troppo aperta e si ha un aspetto
"spaventato" si parla di "retrazione palpebrale". «Questa condizione
è spesso la manifestazione di una disfunzione tiroidea che colpisce più
frequentemente le donne tra i 40 ed i 50 anni, specialmente se
fumatrici», continua il chirurgo oculoplastico. «L'eccessiva
apertura della palpebra causa fastidi, secchezza oculare e cefalea:
inconsciamente i pazienti tendono a "strizzare" l'occhio troppo aperto
con sforzi muscolari innaturali». Occorre riconoscere l'occhio "in
fuori" per poter arrivare a diagnosticare la disfunzione tiroidea di
base. «Una volta che però la tiroide è stata curata, per riportare la
palpebra in posizione normale non ci sono farmaci, ma solo un intervento
chirurgico -ricorda Bernardini-. Anche qui la blefaroplastica da
sola non è sufficiente: occorre in questo caso disinserire il muscolo
elevatore della palpebra in maniera graduata, controllando la posizione
finale della palpebra durante l'intervento e rimetterla alla posizione
più naturale. L'intervento avviene in anestesia locale e può essere
associato anche in questo caso alla blefaroplastica per eliminare le
borse che la stessa malattia tiroidea ha causato o accentuato».