Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 15/10/2008

 

La ex Bond-Girl Ursula Andress invita le donne a dire “No” all’osteoporosi


“L’osteoporosi è un ‘ladro silenzioso’ che può rubarvi la forza delle vostre ossa e la capacità di essere attive, senza che ve ne accorgiate. Ma con una diagnosi precoce, un atteggiamento positivo e una cura idonea al vostro stile di vita, l'osteoporosi non ha alcuna possibilità di incidere sulle vostre normali attività quotidiane.”
Nessuno meglio di Ursula Andress, già Bond Girl nel film 007 Licenza di uccidere e protagonista di tanti altri film d’azione, potrebbe interpretare il nuovo approccio delle donne nei confronti dell’osteoporosi - la malattia che indebolisce il tessuto osseo - che emerge da una ricerca internazionale condotta su 500 medici e 1.000 donne europee. Oggi le donne affette da osteoporosi lavorano, si occupano della famiglia, viaggiano: l'85% delle donne intervistate si definisce attivo e solo il 23% si sente ‘debole e fragile’, mentre solo il 31% pensa che la malattia abbia avuto un impatto negativo sulla sua vita1. Il 93% delle intervistate non è disposto a lasciare che questa malattia diventi un limite ad una vita attiva e completa .
Lo studio rappresenta la pietra angolare di Timeless Women una nuova campagna, lanciata oggi a Brussels dalla International Osteoporosis Foundation (IOF) e dalla Medical Women’s International Association (MWIA) e realizzata con un contributo educazionale di Novartis, con lo scopo di abbattere stereotipi ormai obsoleti e informare le donne sull'osteoporosi.
La Signora Andress, cui è stata diagnosticata una forma di osteoporosi in stadio precoce, ha dichiarato: “Sono entusiasta all’idea di sostenere la ‘Timeless Women Campaign’ perché è una campagna per le donne indipendenti come me, che vogliono avere una vita piena e attiva senza sentirsi ostacolate o imprigionate dall’osteoporosi”.
Oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo sono affette da osteoporosi, e tuttavia spesso questa condizione non viene riconosciuta o diagnosticata per via dell'assenza di sintomi. La maggior parte delle persone scopre di avere l'osteoporosi, solo quando subisce la frattura di un osso.
Le donne, minate dai cambiamenti ormonali della menopausa, sono le più colpite: in particolare il 25-40% oltre i 50 anni e circa il 70% oltre i 70. Ma anche gli uomini sono a rischio: dopo i cinquant’anni un uomo su cinque soffre di fratture correlate ad osteoporosi; in caso di fratture al femore, la percentuale di mortalità nell'anno successivo è più alta negli uomini che nelle donne.

Focus sull’Italia

In Italia sono circa cinque milioni le persone colpite, il doppio ne sono previste per il 2020, e ogni anno almeno 90 mila persone incorrono in una frattura al femore: il 5 per cento dei molto anziani (dopo i 70 anni) muore nella fase acuta (cioè nei giorni successivi al ricovero per la frattura), mentre il 15-20 per cento non supera l’anno dal momento della frattura. Nel 25 per cento dei casi, infine, la frattura si ripete.
I costi socio-sanitari sono enormi perché sommano l’ospedalizzazione, la riabilitazione e spesso la residua disabilità, aggravata dall’età dei pazienti fratturati e osteoporotici. Complessivamente in un anno lo Stato spende circa 1,2 miliardi di Euro in conseguenza delle fratture di femore.

Eppure non s’investe ancora abbastanza per una corretta prevenzione prima e per l’uso di farmaci poi che, a costi molto bassi, eviterebbero fratture in chi ha le ossa già minate.
Esistono farmaci, i bisfosfonati, che vanno a “tappare” i buchi che si formano nelle ossa. Purtroppo, si tratta di cure da prendere per tutta la vita e a volte, non avendo sintomi gravi, l’osteoporotico o non li prende o li “dimentica” perdendo così la protezione dal rischio fratture. Buona parte delle pazienti aderiscono alla terapia con un tasso inferiore al 50% (cioè meno di 6 mesi all’anno) che, secondo evidenze cliniche, non genera alcuna protezione.
Una risposta a questo problema è il farmaco che si prende una sola volta all’anno, che riduce drasticamente l’incidenza di fratture e di ri-fratture e che costa meno dei generici.

L’efficacia della monosomministrazione annuale in generale è risultata superiore (New England Journal of Medicine) agli altri bisfosfonati: con una sola dose annua si sono ridotte del 70 per cento le fratture vertebrali, del 41 per cento quelle del femore e del 51 per cento quelle di femore nelle pazienti mai trattate. Inoltre, le ri-fratture si sono ridotte del 35 per cento, mentre il rischio di morte negli osteoporotici fratturati è diminuito del 28 per cento nelle pazienti che hanno già iniziato un trattamento.
"Diversi studi internazionali hanno dimostrato che acido zoledronico 5mg è tra le più efficaci terapie disponibili per la cura dell'osteoporosi, perché riduce sensibilmente le fratture e migliora la sopravvivenza dei pazienti” – afferma Sergio Ortolani, Direttore del Centro Malattie del Metabolismo Osseo dell’Istituto Auxologico Italiano. “Inoltre, la monosomministrazione annuale rappresenta un importante progresso nella gestione della patologia osteoporotica perché garantisce una reale aderenza alla terapia da parte delle pazienti. La elevata percentuale di pazienti che abbandonano prematuramente le terapie orali, circa il 50% dopo un anno, rappresenta uno dei limiti principali nella lotta per ridurre il numero di fratture osteoporotiche. E' impossibile identificare a priori il paziente che chi si curerà poco. Acido zoledronico 5 mg, con l'unica infusione, riduce la necessità di monitorare strettamente il paziente ed il rischio che interrompa la terapia senza controllo”.
L’acido zoledronico 5 mg è indicato per il trattamento delle donne in post-menopausa ad aumentato rischio fratture ed è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale anche in assenza di fratture. Nei giorni scorsi le autorità regolatorie europee hanno approvato l’estensione delle indicazioni di acido zoledronico 5 mg anche per gli uomini.
Purtroppo, a differenza degli Stati Uniti e degli altri Paesi dell’Unione Europea (dove l’infusione è somministrata a casa o in ambulatorio), in Italia il farmaco è somministrabile solo in ospedale.
“Spesso i malati segnalano alla nostra associazione la difficoltà di accedere alle terapie innovative che nel nostro Paese possono essere erogate e somministrate solo in strutture ospedaliere” – afferma Maria Luisa Bianchi, segretario generale della Lega Italiana Osteoporosi (LIOS). “A questo riguardo” – aggiunge – “esistono notevoli diversità nel comportamento delle diverse Regioni, che rendono ancora più complicato e difficile l'accesso a farmaci di comprovata efficacia e che potrebbero essere più adatti alle esigenze del paziente. Queste difficoltà limitano seriamente la possibilità di curare adeguatamente l'osteoporosi per ridurre il rischio di fratture. Di conseguenza questo si traduce in un aumento delle sofferenze dei malati e dei costi personali, sociali e sanitari legate alle fratture da osteoporosi, in particolare quelle di femore."
Fino a oggi, solo 1 paziente su mille ha potuto accedere alla nuova terapia, anche a causa di problemi amministrativi, che di fatto non consentono alle Regioni e alle ASL di beneficiare dei risparmi significativi ottenibili grazie al minor costo di acquisto della mono-somministrazione annuale.
Secondo uno studio realizzato lo scorso febbraio da Ambrosetti The European House con la monosmministrazione annuale il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare oltre 100 milioni di Euro all’anno solo per la riduzione delle fratture di femore, al netto dei costi di infusione del farmaco.

Alcune Regioni però si stanno impegnando a facilitare l’accesso alle terapie innovative. La Regione Lombardia, per esempio, è impegnata a garantire ai pazienti l'accesso alle terapie migliori e più costo-efficaci e ha deliberato un percorso di valutazione delle tecnologie, compresi i farmaci, che tiene conto del diritto all'assistenza del paziente e dell'impatto economico ed organizzativo. Nell’area dell'osteoporosi la Regione Lombardia sta valutando un progetto di condivisione tra ospedale e territorio finalizzato a facilitare il percorso del paziente con frattura di femore, in termini di somministrazione e tempistica, in un’ottica di appropriatezza.
Altra Regione attivamente impegnata è la Toscana che sta predisponendo un protocollo che comprende anche un percorso assistenziale per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi.
Il protocollo dovrà consentire, sulla base di criteri di appropriatezza prescrittiva, l’accesso a tutte le terapie disponibili sul mercato e si prefigge come obiettivo prioritario quello del monitoraggio dei risultati ai fini della valutazione del guadagno di salute dei cittadini.
“La corretta informazione del paziente, il suo coinvolgimento nella scelta tra le diverse opzioni terapeutiche e la sua motivazione a perseguire gli obiettivi della cura costituiscono elementi fondamentali ed indispensabili per un impiego razionale ed efficiente delle risorse impegnate nelle terapie”- osserva Ortolani. “È anche auspicabile uno sforzo comune delle amministrazioni sanitarie e dei medici per semplificare le procedure burocratiche che in molte realtà locali ancora limitano, non per motivi economici, l’accesso ad alcune terapie innovative dell’osteoporosi”.
 

 

 






 
 
 
 

  



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