“L’osteoporosi
è un ‘ladro silenzioso’ che può rubarvi la forza delle vostre ossa e la
capacità di essere attive, senza che ve ne accorgiate. Ma con una
diagnosi precoce, un atteggiamento positivo e una cura idonea al vostro
stile di vita, l'osteoporosi non ha alcuna possibilità di incidere sulle
vostre normali attività quotidiane.”
Nessuno meglio di Ursula Andress, già Bond Girl nel film 007
Licenza di uccidere e protagonista di tanti altri film d’azione,
potrebbe interpretare il nuovo approccio delle donne nei confronti
dell’osteoporosi - la malattia che indebolisce il tessuto osseo - che
emerge da una ricerca internazionale condotta su 500 medici e 1.000
donne europee. Oggi le donne affette da osteoporosi lavorano, si
occupano della famiglia, viaggiano: l'85% delle donne intervistate si
definisce attivo e solo il 23% si sente ‘debole e fragile’, mentre solo
il 31% pensa che la malattia abbia avuto un impatto negativo sulla sua
vita1. Il 93% delle intervistate non è disposto a lasciare che questa
malattia diventi un limite ad una vita attiva e completa .
Lo studio rappresenta la pietra angolare di Timeless Women una nuova
campagna, lanciata oggi a Brussels dalla International Osteoporosis
Foundation (IOF) e dalla Medical Women’s International Association (MWIA)
e realizzata con un contributo educazionale di Novartis, con lo scopo di
abbattere stereotipi ormai obsoleti e informare le donne
sull'osteoporosi.
La Signora Andress, cui è stata diagnosticata una forma di
osteoporosi in stadio precoce, ha dichiarato: “Sono entusiasta
all’idea di sostenere la ‘Timeless Women Campaign’ perché è una campagna
per le donne indipendenti come me, che vogliono avere una vita piena e
attiva senza sentirsi ostacolate o imprigionate dall’osteoporosi”.
Oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo sono affette da
osteoporosi, e tuttavia spesso questa condizione non viene riconosciuta
o diagnosticata per via dell'assenza di sintomi. La maggior parte delle
persone scopre di avere l'osteoporosi, solo quando subisce la frattura
di un osso.
Le donne, minate dai cambiamenti ormonali della menopausa, sono le più
colpite: in particolare il 25-40% oltre i 50 anni e circa il 70% oltre i
70. Ma anche gli uomini sono a rischio: dopo i cinquant’anni un uomo su
cinque soffre di fratture correlate ad osteoporosi; in caso di fratture
al femore, la percentuale di mortalità nell'anno successivo è più alta
negli uomini che nelle donne.
Focus sull’Italia
In Italia sono circa cinque milioni le persone colpite, il doppio ne
sono previste per il 2020, e ogni anno almeno 90 mila persone incorrono
in una frattura al femore: il 5 per cento dei molto anziani (dopo i 70
anni) muore nella fase acuta (cioè nei giorni successivi al ricovero per
la frattura), mentre il 15-20 per cento non supera l’anno dal momento
della frattura. Nel 25 per cento dei casi, infine, la frattura si
ripete.
I costi socio-sanitari sono enormi perché sommano l’ospedalizzazione, la
riabilitazione e spesso la residua disabilità, aggravata dall’età dei
pazienti fratturati e osteoporotici. Complessivamente in un anno lo
Stato spende circa 1,2 miliardi di Euro in conseguenza delle fratture di
femore.
Eppure non s’investe ancora abbastanza per una corretta prevenzione
prima e per l’uso di farmaci poi che, a costi molto bassi, eviterebbero
fratture in chi ha le ossa già minate.
Esistono farmaci, i bisfosfonati, che vanno a “tappare” i buchi che si
formano nelle ossa. Purtroppo, si tratta di cure da prendere per tutta
la vita e a volte, non avendo sintomi gravi, l’osteoporotico o non li
prende o li “dimentica” perdendo così la protezione dal rischio
fratture. Buona parte delle pazienti aderiscono alla terapia con un
tasso inferiore al 50% (cioè meno di 6 mesi all’anno) che, secondo
evidenze cliniche, non genera alcuna protezione.
Una risposta a questo problema è il farmaco che si prende una sola volta
all’anno, che riduce drasticamente l’incidenza di fratture e di
ri-fratture e che costa meno dei generici.
L’efficacia della monosomministrazione annuale in generale è risultata
superiore (New England Journal of Medicine) agli altri bisfosfonati: con
una sola dose annua si sono ridotte del 70 per cento le fratture
vertebrali, del 41 per cento quelle del femore e del 51 per cento quelle
di femore nelle pazienti mai trattate. Inoltre, le ri-fratture si sono
ridotte del 35 per cento, mentre il rischio di morte negli osteoporotici
fratturati è diminuito del 28 per cento nelle pazienti che hanno già
iniziato un trattamento.
"Diversi studi internazionali hanno dimostrato che acido zoledronico
5mg è tra le più efficaci terapie disponibili per la cura
dell'osteoporosi, perché riduce sensibilmente le fratture e migliora la
sopravvivenza dei pazienti” – afferma Sergio Ortolani,
Direttore del Centro Malattie del Metabolismo Osseo dell’Istituto
Auxologico Italiano. “Inoltre, la monosomministrazione annuale
rappresenta un importante progresso nella gestione della patologia
osteoporotica perché garantisce una reale aderenza alla terapia da parte
delle pazienti. La elevata percentuale di pazienti che abbandonano
prematuramente le terapie orali, circa il 50% dopo un anno, rappresenta
uno dei limiti principali nella lotta per ridurre il numero di fratture
osteoporotiche. E' impossibile identificare a priori il paziente che chi
si curerà poco. Acido zoledronico 5 mg, con l'unica infusione, riduce la
necessità di monitorare strettamente il paziente ed il rischio che
interrompa la terapia senza controllo”.
L’acido zoledronico 5 mg è indicato per il trattamento delle donne in
post-menopausa ad aumentato rischio fratture ed è rimborsato dal
Servizio sanitario nazionale anche in assenza di fratture. Nei giorni
scorsi le autorità regolatorie europee hanno approvato l’estensione
delle indicazioni di acido zoledronico 5 mg anche per gli uomini.
Purtroppo, a differenza degli Stati Uniti e degli altri Paesi
dell’Unione Europea (dove l’infusione è somministrata a casa o in
ambulatorio), in Italia il farmaco è somministrabile solo in ospedale.
“Spesso i malati segnalano alla nostra associazione la difficoltà di
accedere alle terapie innovative che nel nostro Paese possono essere
erogate e somministrate solo in strutture ospedaliere” – afferma
Maria Luisa Bianchi, segretario generale della Lega Italiana
Osteoporosi (LIOS). “A questo riguardo” – aggiunge – “esistono
notevoli diversità nel comportamento delle diverse Regioni, che rendono
ancora più complicato e difficile l'accesso a farmaci di comprovata
efficacia e che potrebbero essere più adatti alle esigenze del paziente.
Queste difficoltà limitano seriamente la possibilità di curare
adeguatamente l'osteoporosi per ridurre il rischio di fratture. Di
conseguenza questo si traduce in un aumento delle sofferenze dei malati
e dei costi personali, sociali e sanitari legate alle fratture da
osteoporosi, in particolare quelle di femore."
Fino a oggi, solo 1 paziente su mille ha potuto accedere alla nuova
terapia, anche a causa di problemi amministrativi, che di fatto non
consentono alle Regioni e alle ASL di beneficiare dei risparmi
significativi ottenibili grazie al minor costo di acquisto della
mono-somministrazione annuale.
Secondo uno studio realizzato lo scorso febbraio da Ambrosetti The
European House con la monosmministrazione annuale il Servizio sanitario
nazionale potrebbe risparmiare oltre 100 milioni di Euro all’anno solo
per la riduzione delle fratture di femore, al netto dei costi di
infusione del farmaco.
Alcune Regioni però si stanno impegnando a facilitare l’accesso alle
terapie innovative. La Regione Lombardia, per esempio, è impegnata a
garantire ai pazienti l'accesso alle terapie migliori e più
costo-efficaci e ha deliberato un percorso di valutazione delle
tecnologie, compresi i farmaci, che tiene conto del diritto
all'assistenza del paziente e dell'impatto economico ed organizzativo.
Nell’area dell'osteoporosi la Regione Lombardia sta valutando un
progetto di condivisione tra ospedale e territorio finalizzato a
facilitare il percorso del paziente con frattura di femore, in termini
di somministrazione e tempistica, in un’ottica di appropriatezza.
Altra Regione attivamente impegnata è la Toscana che sta predisponendo
un protocollo che comprende anche un percorso assistenziale per la
prevenzione e la cura dell’osteoporosi.
Il protocollo dovrà consentire, sulla base di criteri di appropriatezza
prescrittiva, l’accesso a tutte le terapie disponibili sul mercato e si
prefigge come obiettivo prioritario quello del monitoraggio dei
risultati ai fini della valutazione del guadagno di salute dei
cittadini.
“La corretta informazione del paziente, il suo coinvolgimento nella
scelta tra le diverse opzioni terapeutiche e la sua motivazione a
perseguire gli obiettivi della cura costituiscono elementi fondamentali
ed indispensabili per un impiego razionale ed efficiente delle risorse
impegnate nelle terapie”- osserva Ortolani. “È anche
auspicabile uno sforzo comune delle amministrazioni sanitarie e dei
medici per semplificare le procedure burocratiche che in molte realtà
locali ancora limitano, non per motivi economici, l’accesso ad alcune
terapie innovative dell’osteoporosi”.