E’ partito sabato 11
ottobre, e durerà per tre settimane di seguito, la campagna di
sensibilizzazione contro la “malattia senza volto”, ovvero la fibrosi
cistica. Un tempo conosciuta come mucoviscidosi, conta in Italia oltre
5.000 malati (ma si stima siano molti di più visto che in alcune regioni
non viene ancora effettuato lo screening neonatale) e quasi 3 milioni di
portatori sani. In media nel nostro Paese nascono 200 neonati all’anno
(1 bambino ogni 2.500) affetti da questa terribile malattia, che
costringe chi ne è colpito ad estenuanti terapie quotidiane mentre
l’aspettativa media di vita non supera oggi i 40 anni.
Una malattia dalle tante mutazioni genetiche, quindi molto complessa,
che la ricerca scientifica sta comunque conoscendo sempre di più, grazie
agli studi promossi e finanziati negli ultimi dieci anni attraverso
l'impegno della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC).
Promuovere una ricerca scientifica di altissimo livello è la strada
intrapresa dall’onlus fondata dal prof. Gianni Mastella e dagli
imprenditori Vittoriano Faganelli e Matteo Marzotto. In un
decennio di incessante attività la FFC ha puntato su una ricerca
indipendente, capace di trovare forme di aggregazione tra differenti
competenze, stimolando e coinvolgendo 107 laboratori e gruppi di ricerca
italiani con oltre 350 ricercatori: sforzi che hanno consentito di
finanziare finora 114 progetti di ricerca.
Il ruolo della ricerca italiana sostenuta dalla Fondazione è dunque di
primo piano: lo dimostra il fatto che al Congresso nord-americano che si
svolgerà a Orlando alla fine di ottobre e rappresenta la vetrina delle
ricerche in atto su scala mondiale, ben dodici progetti finanziati da
FFC sono stati selezionati per la presentazione (numerosi progetti FFC
erano già stati presentati a giugno al Congresso Europeo FC di Praga)
Una professionalità riconosciuta, tale da annoverare la Fondazione tra
le poche onlus italiane che stanno per ricevere la certificazione per la
Carta della Donazione.
I progressi più promettenti
La fibrosi cistica è il modello di malattia genetica in cui la ricerca
scientifica sta producendo progressi di notevole portata, che possono
aprire la strada nel campo del trattamento anche di altre malattie
genetiche di cui sia conosciuto il gene e la proteina responsabile. Per
questo, gli studi in corso possono avere una ricaduta ben più ampia del
solo ambito FC.
I progetti di ricerca della FFC portano contributi importanti in
particolare nell’area dei farmaci in studio per la cura dell’anomalia
genetica alla base della fibrosi cistica.
Tra gli ultimi sviluppi, di notevole interesse per i possibili studi
futuri, è la scoperta di un canale di trasporto di sali situato nella
membrana delle cellule epiteliali. Funziona come un vero e proprio
“motore di riserva” in grado di compensare il deficit della proteina
CFTR, il cui malfunzionamento favorisce il proliferare di batteri
resistenti al trattamento con antibiotici nei pazienti affetti da
fibrosi cistica. Il gruppo di ricercatori che l’ha individuata,
coordinati dal Dott. Luis Galietta e afferenti al laboratorio di
Genetica Molecolare dell’Istituto Giannina Gaslini e del Centro di
Biotecnologie Avanzate di Genova, ha chiamato la nuova proteina TMEM16A.
Essa potrebbe compensare il difetto di trasporto di sali ed acqua tipico
della fibrosi cistica e dovuto all’anomalia genetica del canale CFTR. La
ricerca, finanziata anche con il contributo della FFC, permetterà in
futuro di comprendere se TMEM16A sia un gene modificatore importante per
la fibrosi cistica.
Risultati incoraggianti nell’ambito dell’infiammazione polmonare
giungono dal laboratorio di Patologia Molecolare dell’Azienda
Ospedaliero-universitaria di Verona: lo studio finanziato dalla FFC e
diretto da Maria Cristina Dechecchi ha permesso di testare in
vitro gli effetti del farmaco Miglustat, che consentirebbe di correggere
la proteina CFTR difettosa e ridurrebbe la risposta infiammatoria
all’infezione da Pseudomonas aeruginosa. Il Miglustat, già somministrato
ai pazienti che soffrono della grave malattia metabolica di Gaucher, si
candida ad essere una scelta promettente per la farmaco-terapia della FC.