L'epatite B resta un grosso problema sanitario. La vaccinazione,
introdotta in Italia nel 1991, ha ridotto i portatori cronici del virus
nel nostro paese dal 4% del 1990 a circa l'1,5% attuale mentre l'età
media dei malati è cresciuta dai 33,4 anni del 1990 ai 45,5 del 2007. Ma
ogni anno un milione di europei contraggono il virus dell'epatite B
(HBV), 14 milioni convivono con la forma cronica della malattia (CHB)
mentre in Italia l'Istituto Superiore di Sanità stima 900 mila persone
con epatite B cronica (asintomatici) di cui solo 20 mila in cura. "I
flussi migratori e il calo della percezione del rischio hanno favorito
la ripresa dell'infezione", ha affermato all'incontro "Epatite
cronica B, malattia sommersa", Mario Rizzetto, direttore
della divisione di gastroepatologia all'ospedale "Molinette"- Università
di Torino, "ci sono persone che si ammalano o già malate
inconsapevoli di esserlo. Sono portatori asintomatici o "inattivi"
perché la quantità di virus nel sangue è insufficiente a provocare la
malattia, ma in qualunque momento la replicazione virale può
riattivarsi". Un recente studio ha evidenziato come tra i portatori
inattivi con funzionalità epatica normale o poco alterata vi sia una
percentuale importante che ha lesioni gravi al fegato. "Per valutare
questi pazienti nell'arco di cinque anni e intervenire", ha spiegato
Rizzetto, "a breve partirà ICEBERG, uno studio supportato da Novartis
Farma, che coinvolgerà 20 Centri italiani di riferimento".
L'evoluzione della diagnostica permette di indagare la funzionalità del
fegato in maniera non invasiva. Sempre più usata è l'elastografia che
attraverso un'onda elastica diretta all'organo ne misura la rigidità e
quindi la presenza o meno di cicatrici esito di una cirrosi.
"Il virus HBV", ha spiegato Antonio Craxì, direttore
dell'U.O. di gastroenterologia all'Università di Palermo, "quando è
aggredito trova una "via di fuga" e cambia volto, in pratica si adatta
nel tempo ai meccanismi di difesa dell'ospite e ai farmaci con fenomeni
di "resistenza"". In Italia è arrivato di recente in fascia "H", la
telbivudina, un antivirale orale specifico per l'HBV. "L'obiettivo
finale della terapia", ha commentato Craxì, "è ridurre il più
possibile la carica virale e bloccare a tempo indefinito la replicazione
del virus".