Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 08/10/2008

 

In agguato l'epatite B


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it - mp. Salmi da salute-repubblica del 2 ottobre 2008

L'epatite B resta un grosso problema sanitario. La vaccinazione, introdotta in Italia nel 1991, ha ridotto i portatori cronici del virus nel nostro paese dal 4% del 1990 a circa l'1,5% attuale mentre l'età media dei malati è cresciuta dai 33,4 anni del 1990 ai 45,5 del 2007. Ma ogni anno un milione di europei contraggono il virus dell'epatite B (HBV), 14 milioni convivono con la forma cronica della malattia (CHB) mentre in Italia l'Istituto Superiore di Sanità stima 900 mila persone con epatite B cronica (asintomatici) di cui solo 20 mila in cura. "I flussi migratori e il calo della percezione del rischio hanno favorito la ripresa dell'infezione", ha affermato all'incontro "Epatite cronica B, malattia sommersa", Mario Rizzetto, direttore della divisione di gastroepatologia all'ospedale "Molinette"- Università di Torino, "ci sono persone che si ammalano o già malate inconsapevoli di esserlo. Sono portatori asintomatici o "inattivi" perché la quantità di virus nel sangue è insufficiente a provocare la malattia, ma in qualunque momento la replicazione virale può riattivarsi". Un recente studio ha evidenziato come tra i portatori inattivi con funzionalità epatica normale o poco alterata vi sia una percentuale importante che ha lesioni gravi al fegato. "Per valutare questi pazienti nell'arco di cinque anni e intervenire", ha spiegato Rizzetto, "a breve partirà ICEBERG, uno studio supportato da Novartis Farma, che coinvolgerà 20 Centri italiani di riferimento". L'evoluzione della diagnostica permette di indagare la funzionalità del fegato in maniera non invasiva. Sempre più usata è l'elastografia che attraverso un'onda elastica diretta all'organo ne misura la rigidità e quindi la presenza o meno di cicatrici esito di una cirrosi.


"Il virus HBV", ha spiegato Antonio Craxì, direttore dell'U.O. di gastroenterologia all'Università di Palermo, "quando è aggredito trova una "via di fuga" e cambia volto, in pratica si adatta nel tempo ai meccanismi di difesa dell'ospite e ai farmaci con fenomeni di "resistenza"". In Italia è arrivato di recente in fascia "H", la telbivudina, un antivirale orale specifico per l'HBV. "L'obiettivo finale della terapia", ha commentato Craxì, "è ridurre il più possibile la carica virale e bloccare a tempo indefinito la replicazione del virus".
 

 

 






 
 
 
 

  



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