Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 06/10/2008

 

Il mal di testa nei bambini


In Italia, secondo recenti statistiche il mal di testa è il disturbo più frequente tra i giovanissimi: circa il 30% dei casi. Colpisce con emicrania e cefalea muscolo tensiva il 4% dei bambini (6-10 anni) e il 14% degli adolescenti dopo la pubertà (12-17 anni). È invece rara la cefalea a grappolo. L’esordio di episodi di mal di testa avviene intorno ai 6 anni e nell’80% dei casi le cause scatenanti sono fattori emotivi. Se si tratta di emicrania, il primo attacco può presentarsi anche in età molto precoce, per esempio a uno o due anni. Si tratta in prevalenza di forme primarie, perché la cefalea secondaria, che può essere sintomo di altre malattie come la sinusite, allergie e altro riguarda solo il 10 -15%.

La familiarità riveste un ruolo importante: se uno dei genitori soffre di emicrania c’è una probabilità del 50 - 75% che anche il figlio ne sia affetto. Da un punto di vista genetico si parla di eredità ‘poliallelica’; significa che diversi fattori genetici giocano insieme un ruolo nell’insorgenza degli attacchi e che finora non si è trovato un unico tratto genetico responsabile dell’emicrania.

 

Nei piccolissimi ci sono segnali da non sottovalutare perché potrebbero rivelare una possibile emicrania. Tra questi, le coliche gassose nei primi anni di vita, la tendenza a scambiare il giorno per la notte, le crisi di pianto inconsolabile fino a quando non vengono presi in braccio etc. Nel primo e secondo anno si manifestano poi acetone, vomito, dolori addominali, mal di pancia, mal d’auto. Si tratta di una serie di sintomi che sommati tra loro determinano il rischio di emicrania, indipendentemente dalla familiarità che, come già detto, aumenta ulteriormente il rischio. I bambini sono spesso colpiti anche da un altro tipo di cefalea, quella tensiva, cosiddetta ‘a casco’, che interessa tutto il capo: è avvertita come un peso sulla testa, non provoca un dolore di tipo pulsante e dura diverse ore al giorno. In età evolutiva, intensi attacchi di emicrania possono sovrapporsi a crisi di cefalea tensiva quotidiana nel 35 - 40% dei pazienti. Sia per l’emicrania che per la cefalea tensiva possiamo affermare che l’insorgenza è legata a una serie di concause, cioè altre patologie coesistenti, e tende a diventare più frequente in età scolare. Nell’adolescenza tale frequenza aumenta nelle ragazze per l’attività ormonale. La cefalea si accompagna per lo più ad altri disturbi quali nausea, intolleranza alla luce e al rumore, stanchezza, vertigini, nonché disturbi del sonno, tra cui diffusi sonnambulismo e bruxismo, un disturbo che porta a digrignare i denti di frequente durante il sonno. La prima, la quinta elementare e la prima media sono le classi alle quali corrisponde il numero più elevato di esordi di cefalea infantile: più colpiti sono i bambini molto sensibili e ansiosi, che somatizzano facilmente, sono spesso iperattivi e in competizione con se stessi. Il cervello del bambino è geneticamente dotato di una elevata presenza di neuroni: lo sviluppo e l’organizzazione finale delle strutture cerebrali è strettamente legato alle esperienze quotidiane. Gli eventi biologici sono strettamente legati a quelli psicologici e questi ultimi determinano modificazioni a livello biologico. Lo stesso fatto di andare a scuola, aspettarsi interrogazioni, dover affrontare una situazione nuova o semplicemente il ritorno in classe dopo le vacanze può essere un fattore che scatena il mal di testa. I fattori emotivi in età evolutiva, d’altra parte, rappresentano le cause scatenanti il mal di testa nell’80% dei casi.

 

Per quanto riguarda le differenze tra i sessi, prima dell’età puberale risultano lievemente più colpiti i maschi. E’ opportuno sottolineare che l’insorgenza del mal di testa nel bambino è influenzata anche da fattori familiari: come dimostrano alcune indagini svolte in paesi europei, infatti, l’introduzione del tempo pieno nella scuola, l’aumento delle madri lavoratrici, che trascorrono quindi meno tempo con i propri figli, e l’incremento di separazioni hanno contribuito a far salire di oltre il 60% i casi di cefalea in età pediatrica dagli anni 80 ad ora. I bambini di oggi, d’altra parte, vivono in una società stressata e in genere tendono a imitare gli atteggiamenti dei propri genitori. Il mal di testa presenta inoltre un’ereditarietà.

 

Un suggerimento per i genitori che sospettano che il figlio possa soffrire di cefalea è di segnare su un calendario per almeno 15-30 giorni l'inizio della crisi, la durata e l'intensità. Se il bambino presenta più di 2-3 crisi di lunga durata nell’arco di un mese, è opportuno contattare un centro cefalee infantili. Inoltre è il caso di non sottoporre il bambino allo stress di attività extrascolastiche imposte e impegnarsi per creare intorno a lui un ambiente sereno. Due consigli alle mamme: evitare di stressare i propri bambini, imponendo loro per esempio attività sportive che li sovraffaticano e dedicare loro invece più tempo. Infine, non sono affatto da sottovalutare i risvolti sociali del mal di testa nei bambini. Un bambino costretto a letto a causa di un attacco emicranico, fenomeno piuttosto frequente, non solo vede peggiorata notevolmente la sua qualità di vita ma condiziona anche quella di tutta la famiglia. Per i genitori molti sono i disagi e le ore di lavoro perse per assistere il figlio. Il bambino non può essere considerato un “piccolo adulto” per cui anche diagnosi e terapie messe a punto per l’adulto non possono essere applicati. Trattare un bambino o un adolescente con mal di testa implica la conoscenza dei trattamenti farmacologici in uso, in gran parte, negli adulti ma anche l’abilità di inquadrare la cefalea in rapporto alla sua personalità e all’approfondita analisi di vari fattori, come gli eventi stressanti, che influiscono su di lui. Per quanto riguarda la cura: psicoterapia, tecniche di rilassamento, biofeedback e pet therapy spesso risolvono il problema ( in alcuni casi si ricorre ai farmaci – solitamente si usa il paracetamolo ).
I triptani, trattamento elettivo dell’emicrania per l’adulto, hanno invece un margine di impiego più limitato. Bisogna comunque tenere presente che spesso questi bambini hanno bisogno di attenzione, tanto che nella maggior parte dei casi bastano alcune visite per avere una regressione della patologia.
 

 

 






 
 
 
 

  



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