Intervista a Paolo Roberti di Sarsina
Sono otto milioni gli italiani 'fedeli' alle medicine non convenzionali.
Ma per chi ricorre a omeopatia, agopuntura, osteopatia e fiori di Bach
per risolvere dolori e acciacchi, c’è sempre il rischio di incappare in
“specialisti solo a parole”.
“Un sottobosco di praticoni e sedicenti esperti da cui guardarsi.
Anche se i casi di abusivismo o di bassi livelli di competenza in questo
campo per fortuna sono sempre meno”, sottolinea Paolo Roberti
di Sarsina, psichiatra e psicoterapeuta, omotossicologo, fondatore e
coordinatore del Comitato per le medicine non convenzionali in Italia.
“Il primo elemento a tutela dei cittadini è il fatto che -
ricorda l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - per legge l'esercizio delle
medicine non convenzionali è prerogativa di medici, odontoiatri o
veterinari. In caso di dubbi, dunque, basta un click: sul sito della
Federazione degli Ordini dei medici c’è infatti l'anagrafe sanitaria.
Il cittadino può verificare che il proprio specialista di riferimento
sia effettivamente iscritto all’Ordine”.
E per chi è digiuno di pc e internet? “In questo caso ci si può
rivolgere direttamente all'Ordine provinciale e chiedere se il proprio
specialista è un iscritto”.
Ma questo non basta agli stessi medici che, in forma esclusiva o meno,
praticano le medicine non convenzionali, che evidenziano il problema
della formazione.
Si tratta di un piccolo esercito, “se si considera che almeno 12mila
sono i “camici bianchi” iscritti alle sigle che fanno parte del
Comitato.
Secondo le ultime stime - aggiunge Roberti di Sarsina - sarebbero
circa 20mila i medici, odontoiatri e veterinari che praticano le
medicine non convenzionali in via esclusiva, prevalente o parziale”.
Una legge in materia attesa da 20 anni
“Aspettiamo da oltre 20 anni - sottolinea l’omotossicologo -
una legge che regoli la materia. Anche perchè oltre alla laurea in
medicina, per praticare queste forme occorre specializzarsi, e servono
corsi pluriennali. Oggi la formazione post-laurea viene portata avanti,
a volte con punte di eccellenza, da istituti privati”.
A preoccupare Roberti di Sarsina sono, invece, corsi che promettono di
far “diventare omeopata in tre mesi”.
“Purtroppo proliferano, serve una legge quadro nazionale che fissi
requisiti specifici per formazione degli specialisti e accreditamento
delle società scientifiche".
Entro l'autunno uscirà il volume “Le peculiarità sociali delle
medicine non convenzionali" (FrancoAngeli), curato da Roberti di
Sarsina e Costantino Cipolla, che evidenzia le principali
problematiche legate al settore, oggi in Italia.
“Inoltre, alla luce del successo riscosso a livello nazionale delle
numerose preiscrizioni ricevute l'anno scorso in occasione della prima
edizione, l'Università di Bologna, in collaborazione col Comitato di
coordinamento per le medicine non convenzionali, ha approvato la nuova
edizione del Corso di alta formazione in “Sociologia della salute e
medicine non convenzionali” per l'anno accademico 2008-2009”.
Il corso sarà aperto anche alle lauree triennali (in particolare:
triennali, vecchio ordinamento o specialistiche) in: scienze politiche,
sociologia, psicologia, giurisprudenza, statistica, economia e
commercio, medicina e chirurgia, veterinaria, odontoiatria,
infermieristica, ostetricia, farmacia, biologia, “per creare quell'alleanza
tra le professioni indispensabile per una medicina umanistica centrata
sulla persona.
Occorre dar vita a una rete di collaborazione tra medici, infermieri,
ostetriche: tutti i professionisti della sanità - dice -
interessati a rendere possibile una umanizzazione della medicina con al
centro l'unicità del paziente”.
La Regione Emilia-Romagna “sostiene formalmente l'iniziativa -
sottolinea Roberti di Sarsina - avendo inviato tramite l'Osservatorio
per le medicine non convenzionali il programma a tutte le Asl e aziende
ospedaliere della Regione.
Anche quest'anno poi l'Ordine dei medici di Bologna ha voluto rinnovare
l'ospitalità al Corso. Il bando - conclude Roberti di Sarsina -
scade il 17 novembre”.