Sono ben 7.000 i soggetti emofilici in Italia. Di questi 1.700 sono
quelli affetti da una forma ‘grave’, di cui 1.500 affetti da Emofilia A
e circa 250 affetti da Emofilia B. Gli altri sono affetti da forme meno
gravi, che tuttavia richiedono talora trattamenti specialistici di non
minore complessità. Sono questi alcuni dei numeri per la prima volta
pubblicati sulla rivista scientifica Haemophilia, raccolti in più di 5
anni d’attività dal Registro Italiano di Emofilia e resi noti nel
corso del XX Congresso Nazionale della SISET.
Il Registro, nato per volontà dell’AICE (Associazione Italiana dei
Centri Emofilia), è attivo dalla seconda metà del 2003 ma può definirsi
realmente operativo da quest’anno perché “diversamente da un bambino,
un Registro può considerarsi ‘nato’, solo quando fornisce dati
attendibili, raccolti per un consistente periodo di tempo e resi noti
tramite la pubblicazione su un’importante rivista scientifica”, ha
dichiarato Alfonso Iorio, responsabile del Registro e del Centro
Emofilia presso l’Università di Perugia.
“La diffusione dei dati del Registro in occasione del Congresso SISET,
così come la sessione dedicata allo stato dell’arte sull’impiego del
fattore IX ricombinante nella cura dell’emofilia sono solo alcuni
segnali forti dell’impegno della SISET verso la clinica e la ricerca di
base nel campo delle malattie emorragiche. La disponibilità e la
pubblicazione di questi dati segna un enorme passo in avanti nel
processo che vede coinvolti medici e pazienti nell’affermare la grande
rilevanza sociale di questa patologia”, ha dichiarato Domenico
Prisco, Presidente della SISET e referente del Centro Trombosi
dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Università di Firenze.
“L’emofilia infatti è una patologia rara, ma oggi ben curabile, -
continua il Presidente della SISET - con ampia possibilità di
migliorare la salute del paziente consentendogli una vita pressoché
normale. Ovviamente, questo a patto che pazienti e medici siano motivati
ed aggiornati nell’implementazione di un trattamento adeguato. Traguardo
che è oggi possibile raggiungere anche grazie al nuovo sistema di
gestione dei dati e ai nuovi farmaci che consentono di riportare nel
sangue a un livello adeguato le proteine di cui i pazienti emofilici
sono carenti.”
Il registro raccoglie tutti i dati demografici degli emofilici italiani,
come età, luogo di nascita, sesso, residenza; i dati socio-economici, i
dati clinici, riguardanti la malattia e il trattamento della stessa.
Tutto questo è stato reso possibile grazie allo sviluppo e alla
diffusone nei 49 Centri Emofilia Italiani di EmoCard, un programma
informatizzato, realizzato grazie all’impegno della Wyeth. Questo
sistema consente di svolgere tutte le normali attività dei Centri
Emofilia, quali la programmazione ed esecuzione delle visite di
controllo dei pazienti con le relative prescrizioni terapeutiche. Nello
stesso tempo, il programma consente di raccogliere in tempo reale e
successivamente di estrarre automaticamente tutti i dati richiesti dal
Registro Nazionale. Lo stesso è stato sviluppato in accordo con i più
aggiornati standard europei ed internazionali, ed è frutto di una
collaborazione tra l’Associazione Italiana dei Centri Emofilia, la Wyeth
Lederle e la Fondazione Paracelso. I dati del registro, vengono inoltre
inviati ogni sei mesi all’Istituto Superiore di Sanità.
Tra gli scopi del Registro c’è quello di assicurare la disponibilità di
informazioni il più possibile dettagliate ed aggiornate sullo stato di
salute dei pazienti emofilici, in modo da garantire loro una ottimale
qualità assistenziale. E’ possibile monitorare l’epidemiologia degli
emofilici, e cioè ad esempio quanti pazienti emofilici nascono ogni anno
in Italia, o la distribuzione dei pazienti sul territorio. “Ad
esempio sappiamo che negli ultimi dieci anni, con un trend che rimane
costante, nascono circa da 2 a 5 bambini emofilici B gravi e da 15 a 25
A gravi ogni anno - continua Iorio. - E riusciamo,
inoltre, a raccogliere importanti informazioni sul trattamento
prescritto ai pazienti e sulle eventuali complicanze del trattamento”.
Per i pazienti il Registro è fondamentale per 3 motivi: garantisce la
pianificazione dell’assistenza sanitaria. Grazie alle informazioni
raccolte è ad esempio possibile valutare se e quando intraprendere
trattamenti molto complessi ed impegnativi per il paziente e per il
sistema sanitario (quale ad esempio il trattamento di immunotolleranza),
disponendo di dati aggiornati sull’applicazione e sull’efficacia di
trattamenti analoghi. Il Registro può pertanto dimostrarsi un valido
supporto di politica sanitaria. Il registro ha inoltre una grande
valenza sociale. Oltre che ai medici curanti può servire infatti ai
pazienti per contarsi, confrontarsi ed organizzarsi ed affrontare con la
forza del gruppo eventuali problemi dei singoli. E’ poi uno strumento
fondamentale, come nel caso di tutte le malattie rare, per fare
ricerca. In che modo? “Ad esempio abbiamo impiegato il registro
per pianificare uno studio volto a verificare gli effetti positivi
dell’attività sportiva sulla salute fisica e psichica dei giovani
emofilici. Il registro è stato di grande aiuto nella pianificazione ed
attuazione dello studio, consentendoci di raggiungere facilmente tutti i
pazienti potenzialmente interessati”, ha aggiunto Iorio. Come spesso
capita nell’ambito delle malattie rare, spesso una sola nazione non ha
un numero sufficienti di malati per studiare a fondo i meccanismi della
malattia. Per questo il registro nazionale rende disponibile una parte
dei dati a tutti gli studiosi interessati, anche stranieri, rendendo
possibile un tavolo di collaborazione tra i diversi centri sparsi nel
mondo, e garantendo a livello globale una sempre migliore qualità dei
trattamenti forniti ai pazienti.
Proprio in tema di trattamento dell’emofilia, al Congresso della SISET
sono stati presentati i risultati dei trial clinici relativi al
trattamento dell’emofilia B con fattore IX ricombinante derivante da
biotecnologia. “Il Nonacog alfa, consente la terapia sostitutiva
nell’emofilico B e soprattutto una terapia mirata” - ha spiegato
Massimo Morfini, responsabile del Centro Emofilia presso l’Azienda
Ospedaliera-Universitaria Careggi di Firenze. - "Tradizionalmente si
utilizzavano concentrati derivanti dal plasma. Per ottenerli è
necessario ricorrere a circa 10-20.000 donatori con i relativi rischi
annessi alla trasmissione di infezione di HIV e epatite C. Ora non solo
con questa molecola possiamo scongiurare tutti questi pericoli ma anche
tutti i problemi derivanti dalla scarsità delle donazioni di sangue”.
Il fattore IX ricombinante deriva infatti da linee cellulare pure
coltivate in vitro, di una razza particolare di criceti. Si tratta
quindi di un prodotto puro che non contiene nessuna proteina animale.
“In più da oggi abbiamo una nuova formulazione – prosegue Morfini
- che garan-tisce una maggiore compliance del paziente e una maggiore
maneggevolezza del farmaco. Infatti la nuova formulazione da 2000 UI
permette di trattare il paziente con una sola infusione di 5 ml. Infine
con questo prodotto è anche possibile effettuare la profilassi del
paziente grazie a una somministrazione di due o tre volte la settimana
di 30 o 40 unità di prodotto pro chilo. Il paziente così da emofilico
grave può diventare emofilico lieve ed evitare manifestazioni
emorragiche gravi o traumatiche”.
Per il futuro degli emofilici le prospettive sembrano ancora più
proficue. Il programma EmoCard diventerà Emoweb: perché al software sarà
aggiunto un modulo web grazie al quale i pazienti potranno registrare
direttamente su internet tutti i dati relativi alle infusioni praticate,
un modo per avere sempre disponibile la loro cartella clinica.
Ugualmente i medici che potranno accedere ai dati dei loro pazienti da
qualunque postazione internet e non solo dal proprio studio medico. Il
paziente avrà inoltre a disposizione le credenziali per consentire a
qualunque medico in condizioni di urgenza di accedere alla sua cartella.
Il programma sarò sviluppato con la massima attenzione alla sicurezza
dei dati personali.