Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 29/09/2008

 

Malattie rare: febbri e infiammazioni se manca l’enzima mk


E’ una malattia rara che in Italia conta poche decine di pazienti riconosciuti, una decina di essi in cura all’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste. Per gli addetti ai lavori si chiama MKD, per tutti gli altri è il Deficit di Mevalonato Chinasi (MKD). Si tratta di una malattia genetica in cui è alterato un enzima che fa parte della biosintesi del colesterolo, chiamato Mevalonato Chinasi. Ciò determina una riduzione di tutti i composti normalmente sintetizzati “a valle” nella via biochimica del colesterolo provocando, sin dai primi mesi di vita, sintomi che vanno da febbri ricorrenti a ritardo psicomotorio, nelle forme più gravi.

I ricercatori del Dipartimento di Medicina e dei Trapianti di Midollo Osseo, IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, guidati da Alessandro Ventura titolare della cattedra di Clinica Pediatrica Università Trieste, hanno messo a punto un modello sperimentale che sta fornendo preziose indicazioni sullo sviluppo di tale malattia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Pediatric Research, chiarisce infatti alcuni aspetti che ancora risultavano oscuri, e apre la via a una terapia per l’uomo che, seppure non di immediato realizzo, potrebbe rivelarsi risolutiva per le forme più lievi, e di grande aiuto per i casi più severi.

La MKD è una patologia ancora poco definita, composta in realtà da due forme estreme [la mevalonico aciduria, o MA e la sindrome da iper-immunoglobulinemia D, o HIDS] le quali hanno in comune episodi di febbre ricorrente che iniziano entro il primo anno di vita. Le febbri sono spesso accompagnate da dolori addominali, diarrea e dolori articolari, mentre nelle forme più gravi si osservano ritardo psicomotorio e della crescita, atrofia del cervelletto e disturbi della vista.

“Da ricerche precedenti – spiega Alessandra Pontillo, ricercatrice del Laboratorio della Clinica Pediatrica del Burlo Garofolo - era noto che il difetto della MKD consiste nella mutazione del gene mvk, che pertanto è incapace di produrre l’enzima MK funzionante. Grazie al nostro studio, però, abbiamo confermato che non è l’accumulo di sostanze non metabolizzate dall’enzima (per esmpio l’acido mevalonico) a creare problemi, come alcuni ipotizzavano, ma l’assenza di particolari composti intermedi che l’enzima, se funzionasse correttamente, contribuirebbe a produrre. Si genera una sorta di effetto domino: l’assenza o il mal funzionamento di MK blocca la via biochimica del colesterolo, e impedisce la sintesi dei prodotti a valle, gli isoprenoidi. Come risultato si ha una condizione cronica caratterizzata da episodi infiammatori periodici”.

Trattandosi di una malattia rara (secondo il Piano Sanitario Nazionale è definita rara una patologia con incidenza da 1/20.000 a 1/200.000 abitanti, ma secondo alcuni autori italiani si definiscono come "orfane" le patologie che colpiscono meno dello 0,1% della popolazione italiana, quindi meno di 60.000 persone), il deficit di Mevalonato Chinasi non è mai stato preso in considerazione da aziende farmaceutiche per la realizzazione di una terapia ad hoc. Né è mai stato sviluppato alcun modello di laboratorio del tutto valido.

Per riprodurre un modello animale della MKD i ricercatori del Burlo Garofolo di Trieste hanno inibito sperimentalmente la via del colesterolo con composti diversi in topolini da laboratorio, constatando che si riproducevano gli aspetti infiammatori della malattia umana. Poi hanno fornito agli animali le sostanze mancanti, isoprenoidi naturali i cui nomi (geraniolo, geranil-geraniolo) ne indicano la provenienza dal mondo vegetale. “In questo modo – precisa Pontillo compensando la mancanza dei composti intermedi della via metabolica coinvolta, siamo riusciti a guarire i topolini facendo regredire l’infiammazione. Lo stesso risultato è stato ottenuto con cellule prelevate da pazienti affetti da MKD, in cui è diminuita la produzione di composti pro-infiammatori che invece permangono nelle cellule non trattate”.

“E’ uno studio preliminare, ma significativo” commenta Alberto Tommasini, dell’Unità Funzionale di Immuno-patologia e responsabile della ricerca “perché oltre a essere malattia rara il deficit di Mevalonato Chinasi è anche una malattia orfana di cure. Ora stiamo effettuando una serie di ulteriori test di laboratorio per confermare i risultati già ottenuti. Se saranno positivi come crediamo, potremo pensare, in un futuro non molto lontano, di avviare dei trial clinici preliminari sull’uomo. Nel frattempo, siccome alcuni isoprenoidi quali il geraniolo hanno già passato il vaglio delle commissioni che ne approvano l’utilizzo in certi settori alimentari o erboristici, stiamo pensando in parallelo a una via di somministrazione non strettamente medicinale, ma tale che possa apportare comunque un beneficio a chi è affetto da MKD”.
 

 

 






 
 
 
 

  



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