I
numeri sono le parole del nostro corpo, sono il linguaggio del nostro
organismo. Con i numeri si esprimono i nostri parametri biologici: il
peso, l'altezza, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa. E i
numeri giusti fanno bene alla salute. Specialmente quella del cuore. Non
conoscere i propri numeri può essere pericoloso. Al contrario,
conoscerli è sicuramente molto utile, perchè ci permette di scoprire in
tempo eventuali fattori che rappresentino un rischio per la salute del
nostro cuore e dei nostri vasi.
Una donna su quattro e un uomo su cinque hanno livelli di colesterolo
troppo alti e, nella maggior parte dei casi, non fanno nulla per
ridurli. Il 62% degli uomini e il 61% delle donne hanno un livello
troppo elevato di colesterolo "cattivo", il C-LDL. Il 31% delle donne
adulte e il 33% degli uomini (uno su tre) soffrono di ipertensione
arteriosa, spesso non curata. Il 22% delle donne e il 18% degli uomini
(uno ogni cinque) sono obesi e hanno un indice di massa corporea (IMC),
rispettivamente attorno a 26 e a 27 Kg/m2, con una circonferenza-vita
media di 85 e 95 cm. Il 6% delle donne e il 9% degli uomini sono
diabetici, più di metà dei quali non sottoposti ad alcun trattamento
farmacologico. E, tra gli over 65, una donna e un uomo ogni tre sono
affetti da sindrome metabolica. Numeri come questi sono all'origine di
un allarme, di una necessaria attenzione alle malattie cardiovascolari,
come infarto e ictus, che colpiscono un grande numero di persone e sono
il killer n 1 nel mondo. Soltanto in Italia, per una patologia
cardio-cerebro-vascolare sono in cura più di 800.000 persone e il 42%
delle morti registrate nel nostro paese sono dovute a queste malattie.
Per fortuna, come ormai sappiamo bene, quello delle malattie del cuore e
dei vasi è un pericolo che può in parte essere evitato. A patto di
conoscerlo. Se conosciamo i fattori che aumentano il rischio di subire
un infarto o un ictus, possiamo ridurre l’esposizione a tali fattori.
Adottando corrette abitudini di vita possiamo davvero ridurre di molto
queste gravi malattie.
La Giornata Mondiale per il Cuore è arrivata alla sua nona
edizione.“È una lunga e fortunata catena di Giornate, cominciata nel
2000 – dice Rodolfo Paoletti, Professore Emerito
dell'Università di Milano e Presidente della Fondazione Italiana per il
Cuore – e che porta alla ribalta i temi più attuali della prevenzione
delle malattie cardiovascolari: dall’attenzione alla donna e al bambino
al focus sulla famiglia; dalla prevenzione dell’obesità, all'età del
cuore, per arrivare al 2008 in cui si scommette tutto sulla
consapevolezza: conoscere i numeri della propria salute cardiovascolare
è, infatti, il primo requisito per preservarla”.
"Conoscere il proprio rischio significa conoscere i diversi fattori
di rischio, capire su quali ognuno di noi può agire, - afferma
Rodolfo Paoletti - ciò è importante per la persona, ma lo è anche per
la società, perché i costi sostenuti dalla collettività per la cura di
infarto e ictus e per le disabilità fisiche che ne possono derivare sono
elevatissimi. Basti pensare che poco meno di un quarto della spesa
farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale è assorbita dal
trattamento delle persone in cura domiciliare per le malattie
cardiovascolari. La buona notizia è che, se da un lato la scienza e il
mondo sanitario mettono ormai a nostra disposizione terapie
farmacologiche e servizi sanitari sempre più efficienti, dall'altro
queste patologie possono essere in buona parte prevenute. Anzi, la
prevenzione è senz’altro 'l’arma' migliore a nostra disposizione. Ma la
prevenzione non è qualcosa che cala dall’alto, non dev’essere vissuta
come una imposizione. Insomma, tutto dipende da noi: è una nostra
responsabilità individuale".
“I casi d'infarto e di ictus continuano a crescere, – sottolinea
Andrea Peracino, Vice Presidente della Fondazione Italiana per il
Cuore - entro il 2025, l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede
un incremento di una volta e mezzo dei casi di infarto miocardico e
quasi il raddoppio dei casi di ictus. E nei casi di infarto, secondo gli
studi più recenti, il 90% della responsabilità va attribuita al cattivo
controllo dei fattori di rischio 'classici', come le dislipidemie,
l'abitudine al fumo di sigaretta, l'ipertensione arteriosa, il
sovrappeso e obesità e il diabete. Anche lo stress, l’insoddisfazione
nel lavoro e nella famiglia e l’inquinamento atmosferico cominciano ad
avere un significato tra i fattori di rischio. E poi fattori come l’età
e la familiarità, anche se non modificabili vanno tenuti in
considerazione. Non va dimenticato che i fattori citati possono agire in
modo indipendente, ma quando sono più di uno, si rinforzano tra loro
aumentando l’effetto negativo. Il rischio delle malattie cardiovascolari
va visto come multifattoriale e studiato in modo globale".
“Ogni 26 secondi un
uomo ha un evento coronario ed ogni minuto muore una persona per un
evento coronarico”- ricorda Roberto Ferrari, Presidente della
Società Europea di Cardiologia (ESC), e prosegue: “Il 38% dei
sopravvissuti ad un attacco cardiaco perisce nell’arco di un anno. L’ESC
lavora a vari livelli per far sì che tutto ciò non avvenga. Negli ultimi
30 anni la vita media della popolazione è aumentata grazie alla medicina
di ben 10 anni. La cardiologia ha contribuito per oltre 6 anni di vita.
Un primato, per esempio, rispetto al contributo di 2,4 mesi di
oncologia. Ne consegue che la cardiologia può fare molto, ma i cittadini
debbono collaborare ed aiutare i cardiologi nella lotta contro le
malattie cardiovascolari. Insieme, uniti ci riusciamo. Questo è il
messaggio che la Società Europea di Cardiologia lancia nella Giornata
Mondiale per il Cuore, che ha come scopo creare un’awareness mondiale
dell’impatto delle malattie cardiovascolari nel mondo e che, quest’anno,
si concentra in specifico sul rischio cardiovascolare”.
“La Giornata Mondiale per il Cuore”, ricorda Giuseppe Di
Pasquale, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia (F.I.C.),
“rappresenta soltanto un momento dell’impegno dei cardiologi italiani
a sostegno della prevenzione cardiovascolare. Si tratta di un impegno
significativo e fortemente integrato con quello delle istituzioni
sanitarie nazionali alle quali la Federazione Italiana di Cardiologia si
propone come referente unitario della Cardiologia Italiana. La
collaborazione e l’alleanza anche con le altre Associazioni mediche e
dei pazienti cardiopatici è un sicuro obiettivo della Federazione
Italiana di Cardiologia, nella convinzione che soltanto uniti è
possibile vincere la lotta contro la malattia cardiovascolare."
"Giova l’azione educazionale che Fondazioni, Società Scientifiche e
Associazioni di Volontariato del settore cardiovascolare continuano a
compiere con rinnovata lena e, auguriamoci, con una sintonia maggiore
che nel passato” – ricorda Giovanni Spinella, Presidente del
Conacuore - Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore –
“l’intervento delle istituzioni è importante per dare forza
all’iniziativa del singolo, e soprattutto nel ridurre gli ostacoli
strutturali che impediscono un approccio a largo raggio. Far conoscere i
rischi ed insistere affinché vengano affrontati fin dall’età scolare
significa investire e realizzare, finalmente, quella prevenzione da
troppi anni negletta. Con essa, aumenteranno sensibilmente le speranze
di sgominare il flagello cardiovascolare”
"Il mondo dello sport è sensibile ai temi della salute e della
prevenzione, si può dire 'per costituzione', - ci tiene a ricordare
Luigi Colombo, Medico Cardiologo della Lega Nazionale
Professionisti Calcio e docente della Scuola di Specializzazione di
Medicina dello Sport. – “Per questo, insieme alle istituzioni e al
mondo del volontariato, il mondo dello sport partecipa alla Giornata
Mondiale per il Cuore. Del resto, un corretto stile di vita, una
maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo sono i primi strumenti
di lavoro dello sportivo".
“Il mondo dello Sport può fare molto”,- interviene Andrea
Lucchetta, rinomato Campione di Volley - “soprattutto se si
comincia nell’età giovane. È questo un grosso impegno in cui portando lo
sport come gioco, divertimento, fin nelle giovani età, nella scuola per
esempio, si riesce non solo a costruire tanti Campioni, ma soprattutto
ad abituare i giovani a capire che l’esercizio fisico, la sana
alimentazione, la lontananza da fumo (come lo richiede il vero atleta)
sono le basi per conservare responsabilmente il proprio patrimonio di
salute”.
"Quello che è necessario fare, in pratica – ricorda Andrea
Peracino – è prendere l’abitudine di non fumare, mantenere il
peso nella norma, un’alimentazione appropriata alle esigenze non solo
quantitative ma anche qualitative dell’individuo, un’attività fisica di
almeno 30 minuti al giorno. Ne vale la pena, perchè, in questo modo, si
può ridurre di molto il rischio di andare incontro a infarto e ictus.
Insomma, avere i numeri giusti fa veramente bene alla salute!".
Ma, intanto, la salute del cuore è anche una questione di responsabilità
personale e familiare, dicevamo. “Ecco perché - conclude
Rodolfo Paoletti - viene assegnato il World Heart Champion, terza
edizione del Premio per i campioni della custodia della propria salute.
E tocca a Licia Colò, Giovanni Spinella e Alex Schwazer che possono, con
il loro esempio di vita e soprattutto con la loro attività
professionale, insegnare a 'saper contare', a conoscere bene i propri
numeri, soprattutto quelli della propria salute".
Un po' di sale in
meno, tanta vita in più
Usare meno sale in cucina
salva la vita: 3 grammi in meno di sale ogni giorno e si riduce del 20%
la probabilità di andare incontro a un Ictus e del 15% la probabilità di
Infarto.
Ictus e Infarto sono eventi spesso catastrofici, causati dalla chiusura
di un vaso sanguigno ad opera di un Trombo: potrebbero essere evitati
con una manciata di sale…in meno.
Infarto e Ictus insieme uccidono ogni anno 17 milioni e mezzo di persone
nel mondo: lo stesso numero di vittime fatto da AIDS, malaria,
tubercolosi, diabete, cancro e malattie respiratorie croniche tutte
insieme!!!
In Europa 2 milioni di cittadini perdono la vita ogni anno per queste
malattie: non solo è una strage, ma costa all’Unione Europea 192
miliardi di euro l’anno.
Nel 2025 un adulto su tre avrà la pressione del sangue troppo alta:
significa un miliardo e mezzo di persone. Ridurre il consumo di sale
abbassa la pressione del sangue e riduce il rischio di malattie
cardiovascolari nelle persone che hanno la pressione normale, ma anche
in quelle che hanno già la pressione alta: non e’ mai troppo tardi per
cominciare a mangiare meno salato.
L’OMS - Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda di non superare
i 5 grammi al giorno, che equivale a un cucchiaino da the, tutto
incluso: acqua della pasta, insalata, salse, sale nei cibi conservati o
in scatola.
Per il sale contenuto nei cibi conservati possiamo fare ben poco, salvo
consumare in generale meno cibi in scatola, patatine, snacks, salse,
salumi ecc: noi, e anche i nostri figli.
Una ricerca recente ha evidenziato che l’obesità dei bambini dipende
anche dal sale, perché i cibi molto sapidi aumentano la sete, e i
bambini che hanno sete non bevono acqua ma bibite zuccherine, aumentando
l’introduzione di calorie e aumentando di conseguenza di peso.
Possiamo invece fare molto sul contenuto di sale dei cibi che prepariamo
in casa ogni giorno: un po’ meno sale sull’insalata, un po’ meno sale
nell’acqua della pasta, nelle salse e nei sughi, un po’ meno salumi e
cibi conservati e in scatola
EHN - European Heart Network sta combattendo da tempo per
attirare l’attenzione su questo tema a livello europeo: il consumatore
ha il diritto di essere informato sul contenuto in sale dei cibi che
acquista e di poter scegliere: rifacendosi alla segnaletica stradale dei
semafori, propone di segnalare con rosso, giallo e verde il contenuto in
sale sulle etichette dei cibi preparati.
Potrebbe essere un grande aiuto per il consumatore consapevole e
informato.
Si spera che l’Unione Europea accolga questo suggerimento e lo adotti su
larga scala: in effetti la Commissione Europea sta lavorando da tempo a
un “Libro Bianco”, documento strategico sulla nutrizione, il sovrappeso
e l’obesità in Europa.
Questa iniziativa vuole combattere l’emergenza delle malattie
cardiovascolari: malattie provocate non da un killer, ma da una squadra
di complici, che vanno identificati e contrastati uno per uno: diabete,
alti livelli di colesterolo, fumo, alimentazione povera di frutta e
verdura, sovrappeso e obesità, inattività fisica: nel loro insieme,
questi fattori di rischio hanno la responsabilità della morte di ottanta
persone su cento colpite da Infarto o da Ictus.
Che cos’è la Giornata Mondiale per il Cuore
Una giornata ideata da OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità per
sollecitare l’attenzione del pubblico sull’importanza delle malattie
cardiovascolari e sulla prevenzione.
In occasione della Giornata mondiale per il Cuore, ALT sarà presente
domenica 28 settembre 2008 dalle 9 alle 20 con un gazebo in piazza
San Carlo a Milano per un'importante iniziativa di raccolta fondi a
sostegno dei progetti di prevenzione, informazione e di ricerca
scientifica nel campo della Trombosi e delle malattie cardiovascolari.
Con il patrocinio dell’Assessorato alla Salute del Comune di Milano,
ALT, a fronte di un piccolo contributo, metterà a diposizione bottiglie
di olio extravergine d’oliva e la nuova Agenda del Cuore 2009, ricca di
consigli e suggerimenti su alimentazione, attività fisica, stress,
pressione, fumo, etc.