In occasione del
"Symposium on Fish Identification of Chromosomal Abnormalities for the
Detection of Recurrence of Bladder Carcinoma", il CDI - Centro
Diagnostico Italiano – ha promosso un focus internazionale sulle
potenzialità e i vantaggi terapeutici delle nuove tecnologie legate alla
diagnostica oncologica, quali la FISH (fluorescence in situ
hybridization). Questo ad ulteriore riprova che da sempre per il Centro
Diagnostico Italiano la tecnologia è un valore visibile, al servizio del
paziente e a tutela della salute pubblica.
In particolare, sono stati messi in luce le potenzialità di Ikoniscope
l'analizzatore automatico di immagini, da tempo in dotazione al nuovo
laboratorio di genetica del CDI, che permette di rilevare precocemente,
attraverso la ricerca delle aberrazioni cromosomiche, il carcinoma della
vescica, uno dei cosiddetti 'big killer', evitando i possibili falsi
negativi (non rari con gli esami citologici), e di sorvegliare
l’insorgenza delle recidive. «Siamo i primi in Italia ad utilizzare
Ikoniscope – ha spiegato il dott. Vittorio Grazioli,
Direttore del laboratorio CDI e promotore del convegno – per leggere
i risultati della metodica FISH applicata alle cellule uroteliali, cioè
le cellule che tappezzano le vie urinarie. In pratica, partendo da un
semplice campione di urina, siamo in grado di analizzare automaticamente
fino a 30.000 nuclei cellulari, individuando e segnalando le anomalie
cromosomiche che spesso precedono con largo anticipo l'insorgenza del
tumore alla vescica, consentendo così di agire tempestivamente».
Come tutti i tumori, infatti, anche il carcinoma della vescica inizia
con il guadagno e/o la perdita di interi cromosomi. Almeno inizialmente,
tali aberrazioni colpiscono tipicamente i cromosomi 3, 7 e 17 (che
aumentano di numero) e una regione del cromosoma 9 (che scompare), e
questo già quando la cellula non presenta ancora caratteristiche di
franca atipicità all’osservazione morfologica. La ricerca delle
aneuploidie nelle cellule emesse con le urine è pertanto caratterizzata
da una maggiore sensibilità rispetto al tradizionale esame citologico.
Normalmente, la ricerca delle aberrazioni cromosomiche nelle cellule
urinarie viene eseguita dapprima marcando i cromosomi con sonde
specifiche fluorescenti e poi osservandoli al microscopio; essendo una
metodica manuale, l’osservazione è di norma limitata a 25 - 50 cellule.
Per dare un’idea delle potenzialità della nuova metodica già in uso al
CDI, basti pensare che il nostro sistema automatico per l’acquisizione e
l’analisi di immagini, specificamente ideato negli Stati Uniti per
leggere i risultati della FISH, è in grado di acquisire fino a 30.000
nuclei, di selezionare i 350 più significativi e di analizzarli ognuno
su 9 differenti piani focali registrando tutte le immagini ottenute. La
sensibilità diagnostica, cioè la capacità di individuare i casi
patologici, aumenta significativamente, mentre sono ridotti i tempi di
refertazione e viene consentita l’archiviazione elettronica di tutte le
immagini ottenute in un file personale.
«Si tratta davvero di una innovazione tecnologica rivoluzionaria
– ha dichiarato il Prof. Juan Rosai, Direttore del Centro
Consulenza Anatomia Patologica Oncologica del CDI - in grado di dare
un grande contributo alla diagnosi precoce e al monitoraggio del
carcinoma della vescica, ovvero il quarto in ordine di frequenza nei
paesi occidentali. Inoltre la possibilità di identificare cellule
neoplastiche o preneoplastiche prima che queste risultino in lesioni
evidenziabili all’esame cistoscopico, istologico e citologico è stato da
sempre il goal principale di tutti i programmi di diagnosi precoce delle
neoplasie, sia al momento presentazione iniziale che nel monitoraggio di
possibili recidive post-terapia. Logicamente, nella fase iniziale di
questa tecnologia, e nonostante i notevoli risultati già ottenuti in
centri americani ed europei (la maggior parte dei quali saranno
presentati in questo convegno), l’analisi con la tecnica FISH (con o
senza una valutazione automatica) deve essere vista non come una tecnica
alternativa della citologia tradizionale ma bensì come una tecnica
sinergistica da usare contemporaneamente per ottenere i maggiori livelli
possibili di sensitività e specificità ».
«Una futura applicazione di Ikoniscope nel campo della diagnostica
oncologica - ha spiegato il dott. Vittorio Grazioli - sarà
la lettura automatica della FISH eseguita sulla cellule del collo
dell’utero. Lo scopo è quello di scoprire in anticipo la trasformazione
irreversibile da cellula normale a cellula tumorale in seguito ad
infezione da papillomavirus. Quando l’infezione da papilloma virus, di
per sé spesso autolimitante, degenera in tumore, si assiste tipicamente
ad un'abnorme amplificazione di una regione del cromosoma 3 che codifica
per la telomerasi, e questo quando l’osservazione microscopica non
riesce ancora a definire la cellula come francamente maligna. Questa
eventualità si verifica nell’1% dei pap-test e considerando l’enorme
numero di questi ultimi su base annua, si può facilmente intuire
l’importanza di questo approccio per salvare migliaia di vite umane.
Anche in questo caso, Ikoniscope è in grado di analizzare un numero
elevatissimo di cellule, riducendo al minimo la possibilità di falsi
negativi. Il test è richiedibile anche con il SSN a fronte del semplice
pagamento del ticket».
CDI Centro Diagnostico Italiano
Il Centro Diagnostico Italiano, attivo a Milano da oltre 30 anni, è una
struttura sanitaria ambulatoriale a servizio completo orientata alla
prevenzione, diagnosi e terapia in regime di day hospital. Recentemente
ha ottenuto l’ambito accreditamento da parte di Joint Commission
International, l’organo internazionale no profit che certifica
l’eccellenza delle strutture sanitarie.
CDI è presente sul territorio milanese attraverso un network di
strutture, che attualmente raggiungono le 14 unità, collocate in Milano,
Corsico, Rho e Cernusco sul Naviglio. Dispone in un’area accreditata
(laboratorio ed imaging), di un’area privata e di un’area a servizio
delle aziende. Presso il laboratorio del CDI vengono effettuati circa
3.500.000 analisi all’anno, mentre la Diagnostica per Immagini e la
Medicina Nucleare mettono a disposizione le strumentazioni più evolute e
innovative, quali la PET, tomografia ad emissioni di positroni, la TAC
64 strati Dual Source e la Risonanza Magnetica Nucleare ad alto campo
per un totale di 130.000 prestazioni all'anno. Attualmente, sono oltre
50 i servizi riguardanti numerose aree terapeutiche che si avvalgono
dell’altissima professionalità dei medici CDI. Tra i fiori all’occhiello
ci sono il Cyberknife, il rivoluzionario robot radiochirurgico
all’avanguardia nella terapia dei tumori, il reparto di Day Surgery e
One Day Surgery, che permette al paziente di tornare a casa propria il
giorno stesso dell’intervento o, all’occorrenza, di trascorrere una
notte nell’area riservata, evitando il regime di ricovero; il nuovo
reparto CDI-Check, il check up personalizzato del Centro Diagnostico
Italiano.