 |
|
Professor Marco
Lanzetta |
|
Sono passati 10 anni esatti dal primo, pionieristico trapianto di mano
al mondo eseguito a Lione da un’equipe di cui faceva parte il
Professor Marco Lanzetta, Direttore dell’Istituto Italiano di
Chirurgia della Mano di Monza.
“Da allora i passi in avanti sono stati molti” – anticipa proprio
il professor Lanzetta - “i regolari controlli a distanza di anni dei
soggetti operati hanno permesso, infatti, di verificare l’efficacia di
questo tipo di interventi: tutti i pazienti stanno bene ed hanno
recuperato, nel corso del tempo, una buona sensibilità e funzionalità
nella mano trapiantata. Si tratta di un importante passo avanti della
scienza ed apre nuovi scenari: siamo pronti, in particolare, ad
intervenire, ma solo in casi particolarmente gravi, sui neonati”.
Uno degli aspetti più delicati dei trapianti è il possibile rigetto che
viene tenuto sotto controllo con una opportuna terapia farmacologica.
“Adesso sappiamo che assumendo regolarmente i farmaci prescritti questo
problema viene superato” – precisa ancora Lanzetta – “ed il
paziente migliora sensibilmente la propria qualità della vita”.
 |
|
Prof. Lanzetta con 3
pazienti |
|
Sono tre i trapianti di mano eseguiti fino ad oggi in Italia, tutti a
Monza e dal professor Lanzetta: il primo è stato eseguito nell’ottobre
del 2000, il secondo nell’ottobre del 2001 e il terzo nel mese di
novembre 2002. Nel mondo, complessivamente, finora sono stati effettuati
43 trapianti di mano su 33 pazienti: in 12 soggetti sono state
trapiantante entrambe le mani, in 19 una sola. In Europa i trapianti
eseguiti sono stati 15, di cui 6 di una mano e 9 di due mani, mentre
negli USA si registrano 4 trapianti, di una mano sola. In Cina, infine,
sono stati effettuati 13 trapianti, di cui 8 di una mano sola, 3 di due
mani e 2 trapianti di dito ed uno di una sola mano anche in Malesia.
“Grazie all’esperienza che abbiamo maturato direttamente a Monza,
oltre che con il confronto con gli altri 14 centri internazionali che
eseguono trapianti di mano” – aggiunge Marco Lanzetta – “abbiamo
perfezionato sia l’intervento che la fase di riabilitazione. In
particolare, abbiamo avuto la conferma che i risultati sono buoni anche
a fronte dei potenziali effetti collaterali delle terapie anti-rigetto.
L’esperienza che abbiamo maturato con i trapianti di mano è stata
possibile grazie alle tecniche di microchirurgia che utilizziamo di
routine per la cura di molte altre patologie alle mani, nei bambini come
negli adulti, soprattutto dopo incidenti. Senza la microchirurgia i
trapianti non sarebbero stati possibili”.
Registro Mondiale dei Trapianti di Mano e Tessuti Composti
Si trova a Monza, presso l'Istituto Italiano di Chirurgia della Mano
diretto dal professor Marco Lanzetta il Registro Mondiale dei Trapianti
di mano e Tessuti Composti (www.handregistry.com), faccia, ginocchio,
utero, laringe, parete addominale), cioè l’ufficio centrale di
coordinamento dati di tutti i centri mondiali che eseguono questi
delicati interventi.
Creato in collaborazione con l'Ospedale Eduard-Herriot di Lione, al
momento raccoglie le informazioni provenienti da 14 centri mondiali, e
si occupa di pubblicare questi dati in forma scientifica ma anche
divulgativa. Il Registro permette ai vari partecipanti di scambiarsi in
tempo reale idee e dati che possono essere di grande aiuto nella
programmazione delle migliori strategie cliniche per il successo dei
trapianti eseguiti. Il Registro convoca i suoi membri in un congresso
annuale per un aggiornamento costante e per fare il punto sulle nuove
possibilità terapeutiche introdotte da questo tipo di trapianti.
I trapianti di arti inferiori, di laringe e di faccia, di utero e di
parete addominale
Tra il 1994 e il 1996 sono stati eseguiti 3 trapianti di femore, la
porzione intermedia del femore, a Murnau, in Germania. Tra il 1996 e il
2000, sempre a Murnau, sono stati effettuati 6 trapianti di ginocchio.
Nel 2003 è stato eseguito il primo trapianto di arti inferiori (su
gemelli), a Toronto, Canada.
Nel 1998 è stato eseguito il primo trapianto di laringe a Cleveland
negli USA. Nel 2007 questo tipo di trapianto è stato eseguito su 15
pazienti, operati tutti operati in Colombia a Medelin.
Il primo e fino ad oggi unico trapianto di utero è stato eseguito nel
2000 a Jeddah, Arabia Saudita.
Tra il 2001 e il 2003 sono stati eseguiti 9 trapianti della parete
addominale a Miami, USA.
Il primo trapianto di faccia è stato eseguito nel 2005 ad Amiens,
Francia. L’anno seguente è stato realizzato a Xi’an in Cina. Il terzo e
ultimo, fino ad oggi, risale al 2007, a Parigi.
Le cause delle amputazioni
Le cause dell’amputazione sono: schiacciamento nel 48% dei casi;
esplosioni nel 32%; scosse elettriche nel 8%; tagli netti nel 4%;
congelamento nel 4% e incendi nel 4%.
Il livello di amputazione arriva al polso nel 44% dei casi,
all’avambraccio distale nel 20%; a metà avambraccio nel 20% e
all’avambraccio prossimale nel 16%.
Il 52% dei pazienti che si sottopone all’intervento usa le protesi.
La selezione accurata del donatore è essenziale (il 47,3% è EBV positivo
e il 34,8% è CMV positivo).
Caratteristiche dei donatori
Il 92% sono uomini, hanno un età compresa tra 18 e 48 anni, quindi una
media circa 30 anni.
Il tempo che trascorre dal prelievo della mano dal cadavere (quando la
circolazione viene arrestata) a quando viene ristabilita nel soggetto
ricevente è di circa 6 ore.
Malformazioni delle
mani corrette in utero
Restituire ai nascituri una normale anatomia a mani e braccia sarà
possibile con interventi in utero. Questa la nuova frontiera della
microchirurgia sperimentata dal professor Marco Lanzetta, Direttore
dell’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza.
“Questa possibilità, fino ad oggi di carattere sperimentale” –
annuncia il professor Lanzetta – “rientra in un approccio di
interventi precoci, che eviterebbero ai pazienti le terapie di
immunosoppressione e soprattutto i relativi effetti collaterali”.
Si tratta di identificare le gravi malformazioni mediante un’ecografia
durante la gravidanza, operare il feto in utero e far proseguire la
gravidanza fino al parto quando il bambino sarà normale.
Se gli interventi in utero rappresentano il futuro di questa
affascinante branca della medicina, il presente è costituito da una
microchirurgia sempre più precisa e sicura, in grado, quindi, di
restituire una vita normale a pazienti che hanno subito amputazioni
anche parziali oppure traumi a mani e dita.
500 interventi all’anno a Monza, Bologna e Roma
A Monza il professor Marco Lanzetta e la sua equipe eseguono circa 500
interventi all’anno, di cui: 200 di ricostruzione della mano a causa di
artrosi (che provocano la degenerazione dell’arto), su pazienti con
oltre 60 anni, circa 60 di malformazioni congenite alle mani, eseguiti
su pazienti tra i sei mesi ed i 10 anni di età. Ma anche 130
ricostruzioni di mani oppure di dita a seguito di traumi provocati da
incidenti stradali, soprattutto su persone giovani, oppure sul lavoro
(che si verificano lunedì mattina oppure venerdì pomeriggio a causa di
un calo di concentrazione del lavoratore), circa 100 interventi per
tunnel carpale, dita a scatto, tendinite, morbo di Dupuytren, traumi di
sportivi (basket, volley, portieri di calcio) e musicisti (chitarristi,
quelli che utilizzano strumenti a corda e pianisti). Si tratta di
professionisti che accusano patologie da sovraccarico funzionale.
Oltre che a Monza, il professor Lanzetta da 6 mesi opera anche in un
centro specialistico a Bologna, presso il Villalba Hospital, e a Roma da
5 anni presso la Clinica Villa Stuart.
Le patologie trattate sono numerose: ricostruzione dopo amputazioni,
lesioni complesse oppure a seguito di malformazioni congenite, lesioni
tendinee o nervose, tendinite e infiammazioni nervose. Disponibili anche
il trattamento chirurgico e medico della mano pediatrica, artrosi e
artrite reumatoide.
Simulazione dell’intervento su scheletro ricostruito in 3D massimizza
precisione e sicurezza
Prima di operare il paziente si effettua una ricostruzione completa del
suo scheletro in 3D, che viene utilizzata per eseguire una simulazione
dell’intervento. In questo modo si possono anticipare ed evitare
eventuali complicazioni, soprattutto per plasmare le placche o le
protesi, ed assicurarsi che si adattino perfettamente al paziente.
L’operazione vera e propria, poi, diventa più precisa e sicura. Sono già
5 i casi complessi operati con questo sistema di doppio intervento.
Centro di Riabilitazione il Carrobiolo: 4.300 pazienti in cura, dai
musicista agli sportivi a chi ha subito una lesione; tutori
personalizzati che aiutano il movimento della mano
“La fase di riabilitazione” – precisa il professor Lanzetta –
“da sempre cruciale per il recupero funzionale dell’arto oppure delle
dita, oggi è profondamente mutata rispetto al recente passato. Può
avvalersi, infatti, di speciali tutori, come avviene a Monza dove, a
stretto contatto con l’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano,
operano gli specialisti del Centro di Riabilitazione il Carrobiolo”.
Si tratta, infatti, di un’importante novità: questi tutori sono
personalizzati, cioè unici per ogni paziente e per la sua malattia.
Possono essere, in particolare, statici o dinamici, cioè che aiutano il
movimento delle dita o del polso. Vengono realizzati in materiale
termoplastico, che può essere utilizzato anche per nuotare o fare la
doccia.
Dai musicisti agli sportivi, dai pazienti che hanno subito danni
neuromotori ai lavoratori che assumono posture oppure utilizzano
regolarmente strumenti particolari, sono circa 4300. Seguono programmi
di riabilitazione post interventi per lesioni agli arti, sessioni di
osteopatia, massoterapia, elettroterapia (stimolazione muscolare), ma
soprattutto (oltre 2000) attività specifiche per combattere l’artrosi.
Disponibili anche programmi di paraffinoterapia (mirata alla cura dei
tessuti molli e delle cicatrici), ultrasuonoterapia (indicata nel
trattamento dei tessuti rigidi periarticolari, tendinei e muscolari).
L’approccio al paziente è sempre di tipo globale: i trattamenti non
riguardano solo la mano, ma sempre anche il braccio ed il collo.