La Commissione Europea per i Medicinali (EMEA) ha recentemente approvato
bortezomib quale terapia di prima linea nel mieloma multiplo in
associazione con melfalan e prednisone, per il trattamento di pazienti
precedentemente non trattati non candidabili a chemioterapia ad alte
dosi con trapianto di midollo osseo.
Il farmaco era già stato approvato in oltre 87 paesi in monoterapia per
il trattamento del Mieloma Multiplo recidivato e/o refrattario in
pazienti già trattati con almeno una terapia.
“Il Mieloma Multiplo è una malattia a prognosi sfavorevole con le
opzioni terapeutiche attualmente a nostra disposizione – ha
affermato il Professor Mario Boccadoro, direttore del
Dipartimento di Ematologia dell’Università di Torino – e nuovi
farmaci come bortezomib stanno cambiando lo scenario e offrono speranze
ai pazienti affetti da questa malattia. Questa approvazione da parte
dell’EMEA rappresenta ora un passo importante a favore di tutti i
pazienti, che potranno trarre benefici più precocemente, fin dalla prima
linea di trattamento”.
L’approvazione si basa sui dati di Fase III dello studio VISTA
pubblicati recentemente sul New England Journal of Medicine, i quali
hanno rilevato indici di efficacia statisticamente significativi nel
braccio trattato con la combinazione a base di bortezomib, melfalan e
prednisone (VMP), in questa tipologia di pazienti. In particolare, il
tasso di risposte complete era simile a quello raggiungibile con il
trapianto di cellule staminali e conduceva ad un miglioramento nella
sopravvivenza globale.
”Lo studio VISTA ha dimostrato che l’introduzione di un regime a base
di bortezomib nelle prime fasi della malattia in pazienti non
candidabili a trapianto risulta in una efficacia superiore, tassi di
risposte complete maggiori e prolungata sopravvivenza, in confronto al
trattamento da sempre utilizzato in Europa in questi pazienti” ha
sottolineato il professor Boccadoro.
VISTA è il terzo studio su bortezomib ad essere pubblicato sul New
England Journal of Medicine.
Nel 2005, l’importante rivista pubblicò i risultati dello Studio di Fase
III APEX. La ricerca dimostrava come bortezomib producesse un
miglioramento significativo nella sopravvivenza, nel tempo alla
progressione di malattia e nelle risposte, rispetto ai trattamenti
standard nei pazienti in ricaduta. I risultati positivi di Fase II dello
Studio SUMMIT nei pazienti affetti da mieloma multiplo refrattario
furono pubblicati su tale rivista nel Giugno 2003 e costituirono la base
per l’approvazione di bortezomib in Europa.
Le evidenze emerse dallo Studio VISTA si vanno ad aggiungere alla
recente approvazione di bortezomib nel trattamento dei pazienti affetti
da insufficienza renale. VISTA ha confermato i benefici di questo
farmaco anche nei pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata,
nei quali non si è reso necessario un aggiustamento di dose di
bortezomib all’interno del regime VMP.
“I pazienti di età superiore ai 65 anni e i pazienti con comorbilità
clinicamente significative solitamente non tollerano la terapia ad alte
dosi con trapianto di midollo osseo” ha evidenziato il professor
Boccadoro. “L’età media della diagnosi del mieloma multiplo è
approssimativamente 70 anni e più della metà dei pazienti con nuova
diagnosi di mieloma non può essere sottoposta a questa terapia. I
risultati ottenuti con questa nuova associazione mostrano risposte
paragonabili a quelle ottenute con il trapianto, offrendo anche a questi
pazienti un miglior risultato clinico”.
Attualmente il GIMEMA Multiple Mieloma Working Party - Gruppo Italiano
Malattie Ematologiche dell’Adulto - impegnato da sempre nella ricerca
clinica, ha in corso diversi studi su questo farmaco innovativo, per
valutare ulteriori nuove potenzialità.
I risultati dello studio VISTA
VISTA è uno studio di Fase III, internazionale, randomizzato, in aperto,
che ha confrontato l’efficacia e la sicurezza della combinazione
bortezomib, melfalan e prednisone (VMP) e della combinazione melfalan e
prednisone (MP), come terapia per i pazienti non precedentemente
trattati e non candidabili al trapianto delle cellule staminali. Lo
studio è stato condotto in 151 centri di 22 Paesi a livello mondiale. L’endpoint
primario era il tempo alla progressione della malattia, con i seguenti
endpoint secondari: tasso di risposta, tempo alla risposta e durata
della risposta, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza
globale, sicurezza e beneficio clinico in termini di tempo alla
successiva terapia. I soggetti arruolati erano sovrapponibili ai
pazienti della normale pratica clinica: 1/3 di loro aveva un’età
superiore ai 75 anni, 1/3 possedeva un performance status basso e 1/3
uno stadio della malattia avanzato (stadio III).
Nei 682 pazienti randomizzati (VMP=344, MP=338) che hanno ricevuto 54
settimane di trattamento, i risultati sono stati i seguenti:
Le risposte globali sono state pari al 71% con VMP verso il 35% con MP
(p<0.001):
- il tasso di risposte complete (CR), secondo i rigidi criteri dell’EBMT,
è stato del 30% con VMP contro il 4% con MP (p<0.001);
- il tempo mediano alla risposta è stato di 1.4 mesi con VMP contro i
4.2 mesi con MP (p<0.001); tempo mediano alla CR è stato di 4.2 mesi con
VMP contro i 5.3 mesi con MP (p<0.001);
- la durata mediana della risposta è risultata essere di 19.9 mesi con
VMP contro i 13.1 mesi con MP; nei pazienti che hanno conseguito la CR,
la durata mediana della risposta è stata di 24 mesi con VMP contro i
12.8 mesi con MP, offrendo così ai pazienti un’opportunità maggiore di
avere un intervallo libero dal trattamento.
Il miglioramento nel tempo alla progressione di malattia (mediana di 24
mesi con VMP verso 16.6 mesi con MP) è stato statisticamente
significativo (p<0.001), secondo la valutazione dello sperimentatore.
Il tempo mediano alla terapia successiva non è ancora stato raggiunto
con VMP contro i 20.8 mesi con MP (p<0.001).
Questi risultati sono stati consistenti in tutti i sottogruppi di
pazienti, inclusi i pazienti con prognosi sfavorevole, come quelli
affetti da insufficienza renale (creatinina clearance <60mL/min, n=185
contro ³60mL/min , n=159) e quelli con alterazioni citogenetiche
(t(4;14), t(14;16) o delezione 17p, n=26).
Sicurezza e tollerabilità sono risultati consistenti con i profili di
bortezomib, melfalan e prednisone.
I risultati sono stati analizzati utilizzando un laboratorio
centralizzato per la valutazione dei livelli di proteina M e i rigidi
criteri di risposta EBMT; sia la risposta che la progressione sono state
valutate ogni 3 settimane.
L’insufficienza renale non ha influenzato il tasso di CR (28% contro
32%, rispettivamente), il tempo alla progressione o la sopravvivenza
globale (entrambi P=0.99).
Un miglioramento in tutti questi endpoint è stato osservato in tutti i
sottogruppi di pazienti, inclusi i pazienti più anziani.
BORTEZOMIB
Bortezomib è il primo inibitore del proteosoma ad aver ricevuto
l’approvazione a livello mondiale per il trattamento del mieloma
multiplo (MM). Nel 2005, bortezomib fu approvato nell’Unione Europea per
il trattamento del mieloma multiplo dopo la prima ricaduta e ora è stato
approvato, in associazione con melfalan e prednisone,anche per il
trattamento di pazienti con mieloma multiplo precedentemente non
trattato non candidabili a chemioterapia ad alte dosi con trapianto di
midollo osseo.
Studi clinici in corso stanno valutando il potenziale di bortezomib in
altre indicazioni e in combinazione con altri farmaci antineoplastici,
per aumentare l’efficacia del trattamento o per superare le resistenze2.
Bortezomib possiede un profilo di sicurezza prevedibile e un favorevole
rapporto rischio/beneficio. Gli effetti collaterali più comuni sono:
affaticamento, eventi avversi gastrointestinali, trombocitopenia
transitoria e neuropatia reversibile nella maggior parte dei pazienti.
Bortezomib è leader nel trattamento del mieloma multiplo in recidiva,
con oltre 100.000 pazienti trattati a livello mondiale. Bortezomib è
stato sviluppato in collaborazione con Johnson & Johnson Pharmaceutical,
L.L.C. (J&JPRD) e Millennium (the Takeda Oncology Company). Millennium è
responsabile della commercializzazione di bortezomib in America. Le
aziende Janssen-Cilag sono responsabili della commercializzazione in
Europa e nel resto del mondo. Janssen Pharmaceutical K.K. è responsabile
della commercializzazione del farmaco in Giappone.