E’
un messaggio di speranza e di ottimismo quello che emerge dalla
Giornata Mondiale per la Conoscenza del linfoma che si celebra anche
quest’anno il 15 settembre: nonostante la rapida crescita nelle
diagnosi della malattia – 16 mila nuovi casi ogni anno, 1 milione i
malati in tutto il mondo – le terapie avanzate hanno aumentato
notevolmente le possibilità di guarigione, i pazienti vivono più a
lungo, la ricerca sta compiendo nuovi progressi. Ma è necessaria una
maggiore attenzione alla qualità della vita delle persone affette da
linfoma, alla loro informazione, ai bisogni di sostegno pratico,
psicologico per loro e per i loro familiari. Il paziente deve essere
posto al centro, partecipare al proprio percorso verso la guarigione
dalla malattia e non sentirsi solo.
Se ne è discusso nel corso di un faccia a faccia che ha visto per la
prima volta insieme il professor Franco Mandelli, padre
dell’ematologia italiana e presidente dell’AIL, Melania Rizzoli,
autrice del libro “Perché proprio a me? La mia battaglia per la vita”
e membro della Commissione Affari Sociali della Camera e Cristina de
Min direttore medico di Roche Italia, azienda che con l’introduzione
del primo anticorpo monoclonale rituximab ha portato una vera e propria
rivoluzione nella terapia dei linfomi non Hodgkin.
Un confronto che è il simbolo di come la medicina debba mettersi dalla
parte del paziente per renderlo parte attiva, consapevole e informata e
di come sempre più sia importante che anche le aziende che fanno
ricerca, le istituzioni e le persone affette da linfoma si parlino e
dialoghino.
“Di fronte ad una diagnosi di linfoma il senso di paura e il
disorientamento possono essere drammatici” ha affermato il
professor Mandelli, presidente dell’AIL “Per questo è importante
che i malati ed i loro familiari abbiano l’opportunità di informarsi,
ricevere aggiornamenti e affrontare quindi la malattia e l’iter
terapeutico con maggiore consapevolezza della propria condizione, dei
propri diritti e delle possibilità offerte dai risultati della ricerca
scientifica che sono straordinari e in continua evoluzione”.
Ne sono un esempio i risultati ottenuti dall’introduzione del rituximab,
il primo anticorpo monoclonale autorizzato undici anni fa per il
trattamento del linfoma, che ha aumentato la sopravvivenza dei pazienti
colpiti dalla forma più aggressiva al 70%. Senza contare i risultati
positivi del trapianto di cellule staminali.
“Per me medico, scoprirmi ammalata di un linfoma è stato terribile e
devastante, ho pianto ed ho avuto paura. Ero diventata una paziente come
tanti altri ed ho quindi vissuto in prima persona tutte le fragilità, i
cambiamenti fisici, il dolore e la paura che prima vivevo solo
indirettamente da medico” ha commentato la dottoressa Rizzoli
“Questa esperienza, per fortuna a lieto fine, mi ha fatto capire
quanto sia importante la relazione umana e l’incoraggiamento dei medici,
il sostegno degli infermieri, il potersi scambiare emozioni con altri
che hanno vissuto la tua stessa esperienza, oltre che naturalmente la
fiducia nel progresso della ricerca e delle terapie”.
Proprio sui bisogni medici ma anche psicologici e pratici è costruito il
programma del Seminario Interattivo “AIL Pazienti Linfomi” di
Roma che l’AIL organizza con il sostegno di Roche giovedì 18
settembre presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma
dalle 9.30 alle 16.30.
“Sono diversi anni che Roche ha il privilegio di sostenere le
campagne e i progetti che l’AIL porta avanti in favore dei malati di
linfoma e dei loro familiari, perché riteniamo che il ruolo di una
grande azienda farmaceutica sia, da un lato, mettere a disposizione il
frutto della propria ricerca con l’individuazione di terapie sempre più
innovative ed efficaci e, dall’altro, ascoltare e dialogare con i
pazienti sostenendo chi, come l’AIL, si impegna per migliorare la
conoscenza del pubblico su patologie importanti come il linfoma e
assiste i pazienti e le loro famiglie” ha commentato la
dottoressa de Min, direttore medico di Roche, “L’impegno di Roche
nella ricerca in onco-ematologia continua, ed ha raggiunto già le prime
fasi della sperimentazione nell’uomo un nuovo anticorpo monoclonale che,
in modelli sperimentali, ha evidenziato una maggiore attività grazie al
suo legame con un sito molecolare sul CD20 diverso da quello al quale si
lega rituximab”.
Il programma del Seminario “AIL Pazienti Linfomi” è stato pensato come
un percorso innovativo di accompagnamento del paziente. I pazienti ed i
loro familiari potranno confrontarsi con i migliori specialisti, gli
infermieri e i volontari che affronteranno temi di primaria importanza
per i malati quali l’impatto della prima visita e della diagnosi, il
percorso terapeutico, gli effetti collaterali delle terapie e come
superarli, la scelta e i diritti del malato, le possibilità offerte
dall’assistenza domiciliare e temi delicati quali la fertilità e la
sessualità, con la possibilità di porre domande e scambiarsi esperienze.
Questa iniziativa rinnova l’impegno dell’AIL in favore della qualità
della vita dei pazienti ematologici.