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Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali
Sclerosi multipla: la riabilitazione continua migliora la qualità della vita clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Una riabilitazione neuromotoria specifica è efficace nel trattamento
della Sclerosi Multipla, anche in fase di riacutizzazione della
malattia. Lo dimostra uno studio condotto dall’Unità Operativa di
Riabilitazione Neuromotoria dell’Istituto Scientifico di Lissone
(Milano) dell’IRCCS Fondazione Maugeri e presentato all’ultimo Congresso
Nazionale della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione.
Il trial retrospettivo fornisce dunque un dato che non era presente in letteratura ed evidenzia l’applicabilità di tre scale di valutazione che permettono una migliore progettazione del percorso riabilitativo, definendo gli obiettivi in termini di risultati, le metodologie e le tecniche più adeguate ad ottenerli. Malattia cronica del sistema nervoso centrale, la Sclerosi Multipla porta a disordini della forza, della sensibilità, dell’equilibrio, della coordinazione, associati a problemi cognitivi e neuropsicologici. La gravità della malattia ha una forte variabilità, con ricadute di diversa entità in termini di disabilità e di autonomia nelle attività quotidiane. Per questa patologia cronica del sistema nervoso centrale esistono, ad oggi, farmaci che hanno dimostrato solo un’efficacia limitata, sebbene la ricerca farmacologica prosegua, e le ultime acquisizioni facciano ben sperare per un prossimo futuro. Attualmente una parte consistente dell’approccio alla malattia è affidato alle terapie non farmacologiche, che puntano a migliorare le abilità motorie e il livello funzionale. Grande rilievo clinico ha dunque la riabilitazione, finalizzata ad insegnare alla persona affetta da Sclerosi Multipla a garantirsi la massima autonomia e la massima partecipazione possibile alla vita sociale e lavorativa, pur nel proseguire della patologia e dei suoi sintomi. Lo studio di Fondazione Maugeri che arriva dopo i risultati di uno studio internazionale (revisione Cochrane di Rietberg MB et al.), che nel 2004 ha dimostrato l’efficacia degli esercizi nei soggetti non in fase di riacutizzazione, fornisce una prima evidenza clinica sui benefici dell’esercizio in quella specifica fase della malattia, smentendo un’opinione comune, per altro non supportata da evidenze cliniche, che considera addirittura dannoso l’esercizio in questa condizione. “La tendenza alla sedentarietà, - spiega il dottor Marco Monticone coautore dello studio - tipica dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla che caratterizza soprattutto i momenti in cui la malattia si manifesta nelle sue fasi più acute, deve perciò essere contrastata, sia per impedire la possibile insorgenza di altre patologie legate ad una ridotta attività fisica (patologie cardiovascolari, obesità, rachialgie), sia per mantenere uno stile di vita fatto di relazioni sociali e attività soddisfacenti, che favoriscono l’autostima ed un benessere psico-fisico della persona”. Nello studio sono stati selezionati 15 soggetti, 3 uomini e 12 donne di età media di 49.7 anni, pazienti ricoverati in modalità day hospital e degenza nell’U.O. di Riabilitazione Neuromotoria Specialistica di Fondazione Maugeri con diagnosi accertata di Sclerosi Multipla, in riacutizzazione, con una durata media di circa 10 anni. Solo 4 di loro (26.6%) erano ancora al lavoro, mentre la maggioranza non svolgeva più mansioni lavorative attive. Gli autori hanno utilizzato per lo studio tre specifiche scale di misurazione dei risultati: per la disabilità generale, per la disabilità specifica per la Sclerosi Multipla e per le attività della vita quotidiana. Quindi, per un periodo di circa 6 settimane sono stati tutti sottoposti alla stessa tipologia di esercizi di trattamento riabilitativo neuromotorio quotidiano e individuale, che doveva essere eseguito anche in autonomia, a casa. A ciascuno è stata somministrata la medesima quantità di trattamento, in termini di durata (minimo 1 ora), intensità e frequenza (5 volte la settimana). Particolare attenzione è stata prestata alla qualità degli esercizi, impostati per favorire un graduale riallenamento allo sforzo. Dopo il trattamento tutti i pazienti hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo della disabilità e soprattutto un coinvolgimento più attivo nelle attività quotidiane e di relazione. Pur riconoscendo il limite dovuto alla tipologia di studio (retrospettivo) e al campione ridotto (15 soggetti) si è sicuramente analizzato un aspetto legato alla malattia che la letteratura internazionale non ha mai preso in considerazione.
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