E’ italiano un recente
studio pubblicato su una rivista internazionale che identifica una
modalità per rispondere al bisogno di cura delle donne affette da
vulvodinia e, in particolare, da vestibolodinia.
La prestigiosa rivista inglese “British Journal of Obstetrics and
Gynaecology” ha pubblicato lo studio realizzato dal dr Filippo Murina
– Responsabile scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia Onlus –
insieme ad alcuni colleghi. Si tratta del primo studio randomizzato e
controllato con placebo, condotto su 40 donne con diagnosi di
vestibolodinia, sottoposte a 20 sessioni di TENS a cadenza
bisettimanale.
La vestibolodinia, la variante più frequente della vulvodinia, è una
patologia che colpisce la donna prevalentemente in età fertile (20-40
anni) con disturbi che vanno dall’impossibilità ad avere rapporti
sessuali, alla difficoltà a indossare abiti aderenti o a stare a lungo
sedute. La patologia è attualmente considerata una neuropatia, ossia un
disturbo delle terminazioni nervose vestibolari.
La scarsa conoscenza del problema comporta difficoltà di diagnosi con la
conseguenza che il dolore e il disagio tendono a radicarsi,
complicandone il decorso.
La TENS, acronimo inglese di stimolazione transcutanea del nervo, è una
tecnica sviluppata negli anni ’70 come metodo di screening di donne
affette da dolore cronico cui applicare uno stimolatore elettrico che
procurasse sollievo. La tecnica si rivelò di per sé utile nell’alleviare
il dolore e da tempo viene utilizzata per varie patologie.
La ricerca pubblicata ha utilizzato tre diversi parametri per valutare
l’efficacia della TENS: una scala analogica visiva del dolore (VAS),un
questionario per valutare le caratteristiche del dolore (McGill–Melzack
Pain Questionnaire) e una serie di domande volte a caratterizzare gli
eventuali disturbi sessuali della donna (Female Sexual Function Index
questionnaire).
Le 20 donne trattate e le 20 donne del gruppo placebo erano simili per
età, durata dei sintomi, attività sessuale e assenza di altri
trattamenti durante lo studio.
Sulla base dei test valutativi effettuati all’inizio e alla fine dello
studio nonché a tre mesi dal termine, tutti i parametri hanno
evidenziato una variazione positiva, statisticamente significativa, che
si è mantenuta anche nel follow-up. Nel gruppo placebo, invece, le
modificazioni sono state di lieve entità.
Lo studio, quindi, ha dimostrato l’efficacia di una terapia innocua,
facilmente riproducibile e finalizzata a ristabilire l’alterazione nella
percezione del dolore presente nelle fibre nervose locali delle donne
con vestibolodinia.
Per tante donne questa è la prova che ci sono metodi di cura efficaci,
non farmacologici e quindi senza controindicazioni per alleviare una
sofferenza che non è solo fisica, ma anche psicologica, legata alla
percezione di sé, delle proprie possibilità di realizzazione personale,
familiare e sociale.