«Io,
Stefano Borgonovo, sono malato di Sla. Ho aperto una fondazione per
aiutare chi è nelle mie condizioni. Voglio trovare soldi per la ricerca:
magari salta fuori la penicillina del 2008. Mi rifiuto di pensare che la
Sla sia una malattia del pallone. Io, se potessi, scenderei in campo
adesso, su un prato o all'oratorio. Perché io amo il calcio». Sono
queste le parole di Stefano Borgonovo, Compagno di Baggio della
Fiorentina, giocatore del Milan e della Nazionale (tre partite). Un
altro caso di Sclerosi Laterale amiotrofica, un altro calciatore con la
forza e la speranza di guarire, di ritornare a correre, sperando che sia
trovata una nuova penicillina.
Ma proprio in queste ore arriva un allarme. I professionisti del pallone
hanno un rischio sensibilmente maggiore di ammalarsi di sclerosi
laterale amiotrofica. Lo indica uno studio condotto dal professor
Chiò delle Molinette di Torino su calciatori di serie A e B, un
rischio 6,5 volte maggiore rispetto alle persone normali. Lo ha
ricordato Nicola Vanacore, epidemiologo all'Istituto Superiore di
Sanità, uno dei massimi esperti italiani di Sla, o morbo di Gehrig,
tornata alla ribalta dopo la drammatica confessione dell'ex calciatore
Stefano Borgonovo, costretto all'immobilità dalla malattia. È proprio di
Vanacore l'altro dei due soli studi scientifici italiani sul rapporto
epidemiologico tra Sla e calciatori, e i risultati non avevano lasciato
dubbi: secondo i suoi dati (che avevano considerato anche i calciatori
di serie C), il rischio di mortalità per un calciatore è di 11,5 volte
in più. "Tutte le ipotesi si equivalgono - ha dichiarato Vanacore
- dai microtraumi al doping, dai pesticidi sul campo all'uso di
antinfiammatori. Noi stiamo seguendo la pista degli integratori
alimentari, ma ci vorrà del tempo". La Sla, insomma, resta terribile
ma misteriosa: porta alla degenerazione progressiva del sistema nervoso,
inibendo man mano la capacità di muoversi, poi di deglutire, di parlare,
di respirare.