Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

 

Gli Omega 3 meglio delle statine? Sicuramente allungano la vita e diminuiscono i ricoveri


Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA), meglio noti come Omega3, alla dose di un grammo al di, una capsula, allungano la vita dei cardiopatici cronici e diminuiscono i ricoveri ospedalieri. Sono queste le conclusioni di uno studio di un importante studio italiano presentato dal gruppo GISSI (costituito dall’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, ANMCO, dall’Istituto Mario Negri, dal Consorzio Mario Negri Sud). L’importanza della ricerca è stata sottolineata da un editoriale dalla prestigiosa rivista scientifica The Lancet,. Lo studio, durato 4 anni, era articolato in due trial indipendenti, ma sviluppati insieme grazie ad un disegno metodologicamente originale, che aveva come obiettivo la valutazione di due nuovi trattamenti per lo scompenso cardiaco: gli acidi grassi polinsaturi (noti con il loro acronimo n-3 PUFA) e la più recente delle statine, la rosuvastatina.


Lo Studio
Al primo studio GISSI-HF hanno partecipato 357 centri di cardiologia italiani, e circa 7 mila pazienti con malattie cardiache croniche. 3494 pazienti hanno ricevuto PUFA una volta al giorno e 3481 il placebo. Dopo 4 anni, nel gruppo trattato con PUFA sono morti 955 pazienti(27%), in quello del placebo 1014 (29%) - ossia una riduzione del rischio relativo del 9% nel gruppo PUFA. Inoltre nel gruppo PUFA sono stati ricoverati in ospedale per motivi cardiovascolari meno pazienti rispetto al gruppo placebo: 1981 (57%) contro 2053 (59%). In termini assoluti, 56 pazienti dovevano essere trattati con PUFA per poco meno di quattro anni per evitare un decesso, o 44 pazienti al fine di evitare un evento o di morte o per l'ammissione in ospedale per cause cardiovascolari.

Il secondo studio presentato sempre dal GISSI-HF, ha valutato il ruolo della rosuvastatina nei pazienti con insufficienza cardiaca: 2285 pazienti hanno ricevuto rosuvastatina 10 mg al giorno, 2289 il placebo. Entrambi i gruppi sono stati seguiti per quattro anni. Nel gruppo statine sono deceduti 657 pazienti, 29% mentre nel gruppo placebo 644, 28%. Dall’analisi statistica dei risultati si evince che, i pazienti morti o ricoverati in ospedale per cause cardiovascolari, sono stati simili in entrambi i gruppi (1305/57% rosuvastatina versus placebo 1283/56%), senza una differenza statisticamente significativa. Entrambi gli studi delle GISSI-HF sono state sponsorizzate dalla SPA, Società Prodotti Antibiotici, dalla Sigma-Tau, da Pfizer Italia e da Astrazeneca.

Curiosità: il Seacor, così come le altre capsule degli altri omega3 attualmente in commercio, non sono dispensati da sistema sanitario nazionale se non in casi particolari: avvenuto infarto.
 

 

 






 
 
 
 

  



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