Egregio Direttore,
sono un'insegnante di una scuola media superiore. Ho visto che stanno
continuando a fare progetti di screening nelle scuole per l'individuazione di
"disturbi di apprendimento".
Uno dei tanti è quello che è stato condotto su bambini della prima elementare di
66 plessi scolastici di Modena, secondo il quale a detta degli “esperti” il 20
per cento circa di questi alunni è a rischio di dislessia. (Quotidiano.net ).
Questo risultato ottenuto mediante un test consistente in un “dettato di 16
parole” per misurare le capacità di letto/scrittura, non fa altro che dire che
il 20% di questi bambini ha carenze nella lettura e/o scrittura di alcune parole
e allora?
Perché tanta enfasi e tanto allarme? Non c’è bisogno di accurate indagini per
avere queste informazioni, qualsiasi maestra ha avuto sotto gli occhi queste
situazioni da anni e sa che questi errori, andando avanti diminuiranno o non ci
saranno più, così come è successo ad ognuno di noi nel suo percorso didattico e
della vita.
Questi sono bambini che hanno appena messo il piede nella scuola e sui quali
prima ancora che inizino ad apprendere, vengono puntati su di loro i fari per
individuare coloro che sbagliano a scrivere o leggere qualche parola, per dire
poi che soffrono di disturbi di apprendimento, che sono dislessici, e che su di
loro vanno fatti interventi correttivi.
Le conseguenze di questi screening e soprattutto gli interventi suggeriti ed
attuati da questi esperti, sono sotto gli occhi degli insegnanti e dei genitori
da diversi anni.
Anche quest'anno come negli anni precedenti, mi sono ritrovata, purtroppo
mediamente due alunni per classe etichettati dislessici o iperattivi. La
differenza tra loro e gli altri studenti è che loro hanno un atteggiamento
mentale di sfiducia, di enorme insicurezza, sono affiancati da un’insegnante di
sostegno, il che dice chiaramente ai loro compagni, agli insegnanti e a tutta la
scuola, che loro sono "gli anormali, gli incapaci, i malati mentali, i diversi,
quelli che sono li per compassione, ma che non dovrebbero esserci perché non
capiscono niente", ed alla fine riceveranno solo un attestato di frequenza visto
che non hanno imparato niente e non ci si aspetta che imparino niente, non gli
si può dare un diploma. Hanno notevoli lacune accumulate in tutti questi anni di
scuola nei quali è stato l’insegnante di sostegno a scrivere per lui, a
leggergli il testo (seguendo le indicazioni degli esperti, perché quegli alunni
con questi "disturbi di apprendimento", non devono leggere, non devono scrivere,
se non col computer, non devono fare calcoli ecc,).
Una mia alunna alla quale avevo dato alcune pagine da studiare, il giorno dopo
mi ha detto che non le aveva lette perché lei è dislessica e non deve leggere e
che non devo pretendere che lei legga o scriva quando non c’è l’insegnante di
sostegno, naturalmente pur con notevoli carenze e lacune in tutte le materie,
alla fine dell’anno è stata promossa perché, “non si poteva pretendere che
sapesse come gli altri”.
Questi sono i risultati e alcuni degli " interventi correttivi e riabilitativi "
di cui parlano questi esperti.
Non è questo forse un modo di inculcare l’idea di incapacità in uno studente e
renderlo dipendente dall’insegnante e realmente incapace?
Tutto questo in un contesto in cui l’elevato numero di bocciati dovrebbe farci
porre seriamente il problema della didattica. In una mia seconda (superiore) su
26 alunni soltanto otto sono stati i promossi, diciotto hanno registrato un
insuccesso (di questi, undici rinviati a settembre , cinque i bocciati ed uno
ritirato) e questa non era una delle classi peggiori.
Quali sono i corsi di aggiornamento agli insegnanti? Quali sono le proposte di
intervento per migliorare l’istruzione? Quale è l’addestramento che sta venendo
dato nelle università e agli insegnanti di sostegno? Infine, dov’è che stanno
venendo investiti i fondi per la ricerca e per migliorare le competenze
didattiche degli insegnanti?
Gran parte delle risorse destinate all'istruzione vengono investite in screening
come quello di cui sopra e in corsi di aggiornamento per addestrare gli
insegnanti ad individuare i disturbi di apprendimento nei loro allievi così che
vengano tempestivamente segnalati al neuropsichiatra infantile e alle USL.
In cantiere ci sono piani come quello recentemente pubblicato dall’agenzia
sanitaria e sociale della Regione Emilia- Romagna, il Dossier N.160/2007 “
Politiche e piani d’azione per la salute mentale dell’infanzia e
dell’adolescenza” , uno dei tanti che stanno cercando di attuare nel nostro
paese, un piano che non è altro che la traduzione del “Child and Adolescent
Mental Health Policies and Plans “ della psichiatria americana, nel quale sono
espressamente dichiarati i fini che intendono raggiungere: individuare
precocemente attraverso screening le malattie mentali dei minori che in molti
casi vengono considerati "erroneamente" come persone che non si "impegnano
abbastanza" o che "creano problemi".
Non abbiamo bisogno di aumentare la schiera degli invalidi e di trasformare le
nostre scuole in anticamera dei reparti di neuropsichiatria infantile della
città.
Grazie a questi screening ed a queste strane teorie che si sono dimostrate
fallimentari, il livello dell’istruzione si sta abbassando sempre di più e sarà
difficile un cambiamento di tendenza se queste cose non verranno fermate e non
si cambierà direzione.
Di sicuro c’è bisogno di migliorare la didattica e di apportare cambiamenti
nelle metodologie di insegnamento soprattutto ai livelli di scuola elementare e
media .
I bambini e gli alunni in genere non hanno disturbi di apprendimento, soffrono
della mancanza di metodi didattici e di studio efficaci che permetta loro di
apprendere agevolmente e di diventare cittadini competenti e produttivi.