Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 02/09/2008

 

Studio presentato al congresso dei Cardiologi Europei

Gli Omega 3 allungano la vita e diminuiscono i ricoveri


Aldo Franco de Rose - aldofdr@clicmedicina.it

Germania. Il pesce azzurro* allunga la vita e diminuisce i ricoveri in ospedale? In un certo senso si, perchè poi sono le compresse degli acidi grassi polinsaturi (PUFA), meglio noti come Omega3, alla dose di un grammo al di, ad aumentare la vita dei cardiopatici cronici e diminuire i ricoveri ospedalieri. E’ questa la conclusione di un importante studio italiano presentato dal gruppo GISSI (costituito dall’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, ANMCO, dall’Istituto Mario Negri, dal Consorzio Mario Negri Sud) al congresso dei cardiologi europei, anticipando anche il contenuto del prossimo editoriale di The Lancet, la prestigiosa rivista scientifica. Lo studio, durato 4 anni, era articolato in due trial indipendenti, ma sviluppati insieme grazie ad un disegno metodologicamente originale, che aveva come obiettivo la valutazione di due nuovi trattamenti per lo scompenso cardiaco: gli acidi grassi polinsaturi (noti con il loro acronimo n-3 PUFA) e la più recente delle statine, la rosuvastatina.


Al primo studio GISSI-HF hanno partecipato 357 centri di cardiologia italiani, e circa 7 mila pazienti con malattie cardiache croniche. 3494 pazienti hanno ricevuto PUFA una volta al giorno e 3481 il placebo. Dopo 4 anni, nel gruppo trattato con PUFA sono morti 955 pazienti(27%), in quello del placebo 1014 (29%) - ossia una riduzione del rischio relativo del 9% nel gruppo PUFA. Inolte nel gruppo PUFA sono stati ricoverati in ospedale per motivi cardiovascolari meno pazienti rispetto al gruppo placebo: 1981 (57%) contro 2053 (59%). In termini assoluti, 56 pazienti dovevano essere trattati con PUFA per poco meno di quattro anni per evitare un decesso, o 44 pazienti al fine di evitare un evento o di morte o per l'ammissione in ospedale per cause cardiovascolari


Il secondo studio presentato sempre dal GISSI-HF, ha valutato il ruolo della rosuvastatina nei pazienti con insufficienza cardiaca: 2285 pazienti hanno ricevuto rosuvastatina 10 mg al giorno, 2289 il placebo. Entrambi i gruppi sono stati seguiti per quattro anni. Nel gruppo statine sono deceduti 657 pazienti, 29% mentre nel gruppo placebo 644, 28%. Dall’analisi statistica dei risultati si evince che, i pazienti morti o ricoverati in ospedale per cause cardiovascolari, sono stati simili in entrambi i gruppi (1305/57 rosuvastatina% versus placebo 1283/56%), senza una differenza statisticamente significativa.


Il dottor Gregg Fonarow, dell’UCLA Center di Los Angeles, dice: "Lo sudio evidenzia che i benefici degli acidi grassi polinsaturi osservati in altre popolazioni si applicano ai pazienti con insufficienza cardiaca”. Ad oggi, questi vantaggi, purtroppo, non sembrano evidenti con Rosuvastatina, anche se rimane un farmaco sicuro ed efficace nel ridurre i livelli di colesterolo.

 

Entrambi gli studi delle GISSI-HF sono state sponsorizzate dalla SPA, Società Prodotti Antibiotici, dalla Sigma-Tau, da Pfizer Italia e da Astrazeneca.

* Pesce azzurro ricco di omega 3 è costituito da acciuga, aguglia, sarda, sgombro e aringa.
 


Versione in Inglese:


Editoriale di The Lancet
Randomised trial shows polyunsaturated fatty acids reduce mortality and hospital admission in patients with heart failure, while statins show no effect


A simple, safe, one-a-day capsule of n-3 polyunsaturated fatty acids (PUFA) can reduce mortality and admission to hospital for cardiovascular reasons in patients with heart failure. These are the conclusions of the first of two Articles based on the GISSI-HF study published early Online and in an upcoming edition of The Lancet. The second Article concludes that statin treatment with rosuvastatin does not affect clinical outcomes in patients with chronic heart failure. Both Articles are being presented at the European Society of Cardiology meeting in Munich.


In the first Article the GISSI-HF investigators discuss the results of a randomised controlled trial from 357 cardiology sites in Italy, which looked at patients with chronic heart disease. Patients received either n-3 PUFA in a capsule once daily (3494 patients) or placebo (3481). 955 patients in the PUFA group (27%) died, compared with 1014 (29%) in the placebo group – meaning a relative risk reduction of 9% in the PUFA group. A higher proportion of patients in the placebo group (2053 / 59%) died or were admitted to hospital for cardiovascular reasons than in the PUFA group (1981 / 57%) — a relative reduction of 8% in the PUFA group. In absolute terms, 56 patients needed to be treated with PUFA for just under four years to avoid one death, or 44 patients to avoid one event of either death or admission to hospital for cardiovascular causes. Gastrointestinal disorders were the most frequent adverse reaction, and were experienced by 3% of patients in both groups. The authors conclude: “Our study shows that the long-term administration of 1g per day n-3 PUFA was effective in reducing both all-cause mortality and admissions to hospital for cardiovascular reasons.”


The second Article based on GISSI-HF, by the same authors, discusses the results of a randomised controlled trial from the same 357 cardiology sites in Italy, which looked at the effect of the statin drug rosuvastatin in patients with heart failure. Patients received either rosuvastatin 10mg daily (2285 patients) or placebo (2289), and were followed up for a median of nearly four years. The researchers found that 657 patients (29%) died from any cause in the rosuvastatin group, compared with 644 (28%) in the placebo group. Proportions of patients who died or were admitted to hospital for cardiovascular causes were also similar in both groups (1305/57% rosuvastatin versus 1283/56% placebo). Again, gastrointestinal disorders were the most common adverse events in both groups (1% rosuvastatin versus 2% placebo). The authors conclude: “Rosuvastatin 10mg daily did not affect clinical outcomes in patients with chronic heart failure of any cause, in whom the drug seemed to be safe.”


In an accompanying Comment, Dr Gregg Fonarow, Ahmanson-UCLA Cardiomyopathy Center, Los Angeles, CA, USA, says: “For n-3 fatty acid supplementation, benefits observed in other populations apply to patients with heart failure. For statins, the benefits, unfortunately, seem not to. Although other promising treatments for heart failure are under investigation, every effort should be made apply those therapies which are evidence-based to all eligible patients with heart failure.”
 

 

 






 
 
 
 

  



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