Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 01/09/2008

 

Anche il cuore ha un limite: sopra i 70 battiti è a rischio


Così come se si superano i valori di 140-90 per la pressione arteriosa o i 200 mg di colesterolo, occorre stare attenti ai battiti del cuore. Sei over 70? Attento alla tua salute. Non si tratta dell'età ma dei battiti del cuore. Ormai la scienza lo ha provato: se la frequenza cardiaca supera questa soglia si è a rischio di infarto e malattie coronariche, sia per le persone sane che soprattutto per i cardiopatici. Da oggi, dunque, misurare il polso dovrà diventare routine, soprattutto se si hanno problemi cardiaci. La conferma viene da uno studio pubblicato sul Lancet e presentato oggi nella HotLine session plenaria al Congresso della Società Europea di Cardiologia in corso a Monaco fino al 3 settembre, la più grande assise medica al mondo che riunisce oltre 35 mila specialisti da tutto il pianeta. Si tratta dello studio "Beautiful", iniziato nel dicembre del 2004, che ha coinvolto 10.917 pazienti con malattia coronarica in 781 centri di 33 Paesi dei 4 continenti. La ricerca è coordinata dal prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica Cardiologica dell´Universita' di Ferrara, nominato proprio a Monaco presidente della società Europea di Cardiologia, la prima volta di un connazionale. "Per quattro anni abbiamo studiato l'efficacia dell'ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca (disponibile da alcuni mesi anche in Italia per il trattamento dell'angina) - spiega Ferrari - ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36 per cento il rischio di infarto e di ben il 30 per cento il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici. Una vera e propria rivoluzione nella lotta alle malattie cardiovascolari - spiega Ferrari - che vede il nostro Paese all'avanguardia". Non solo lo studio Beautiful è stato infatti coordinato da un italiano, ma anche l'ivabradina è frutto della ricerca "made in Italy". La molecola infatti agisce sui canali dell'atrio destro: scoperti appena 15 anni fa da Dario Di Francesco, elettrofisiologo di Milano, controllano la frequenza cardiaca.
 

 

 






 
 
 
 

  



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