Nella
manovra economica (finanziaria 2009) del Governo non si intravede alcun
riferimento alla situazione in cui vivono, i “disabili”, che non sono
solo coloro che portano nel corpo una manifesta inferiorità articolare
che impedisce loro il massimo della potenzialità fisica (come ciechi,
sordomuti. drepanocitosi o talassemici major), ma, soprattutto,
handicappati psichici, le loro famiglie e conseguentemente la sicurezza
di tutti i cittadini.
Ancora una volta dobbiamo domandarci e domandare: ma per la disabilità
cosa è cambiato?
Bisogna considerare che il valore di ogni intervento rappresenta il
contributo sociale che il Governo dovrebbe elargire ai propri
amministrati, perché da essi hanno ricevuto il mandato per concretizzare
le necessità di ogni cittadino, come - per esempio - nel caso delle
“priorità” nell’ambito dei soggetti psichicamente instabili, che da
oltre 30 anni attendono la soluzione del loro status
socio-sanitario-legislativo.
Compito quindi di ciascun Governo resta quello di far quadrare il
Bilancio dello Stato, perché ovviamente le uscite superano le entrate e
necessita adoperarsi affinché il documento di programmazione
economico-finanziaria comporti tagli a quelle spese che si ritengono e
che sono inutili.
Allora il ricorso a porre rimedio è necessario.
Ma ecco che innocenti ne subiscono le conseguenze.
I sacrificati, ancora una volta, sono i disabili, persone che vivono
sulle spalle della previdenza, perché non lavorando vengono ritenuti
parassiti della società, agnelli da sacrificare sull’altare del
risparmio della spesa pubblica.
La situazione sociale mostra segni di grande preoccupazione in quanto la
politica non ha provveduto a ritenere una “problematica” prioritaria,
quella dei sofferenti psichici, specie quelli gravi, oggetti di
dimenticanza e disinteresse delle Istituzioni a forme, oserei dire, di
eutanasia.
Le famiglie lasciate nella loro solitudine possono “crollare” di fronte
al “problema”, per cui a volte si assiste ad estremi rimedi, “tragedie
annunciate” che quasi quotidianamente apprendiamo, increduli e
sbigottiti, dai mass media.
Due degli aspetti più vergognosi di questa “situazione”, riguardano il
“progetto di vita” che emerge con cruda realtà:
1.) perchè con euro da 172,86 ( indennità ventesimisti) a 246,73 (malati
psichici, sordomuti, ciechi) al mese, consente a questi sofferenti solo
di sopravvivere. Quando sono riconosciuti invalidi civili; per il resto
sono a carico della famiglia;
2.) con vera drammaticità quando viene il momento del così detto “Dopodinoi”,
cioè l’assenza della sicurezza avvenire economica di “coloro” che devono
proseguire il vivere quotidiano dopo la morte dei genitori o parenti.
Non bastano quelle “esteriorità” che si avvale la politica, se non sono
seguite da concrete proposizioni, per far sperare le famiglie di questi
“desaparecido della nostra civiltà” in un futuro meno nebuloso.
Per ogni essere umano colpito da una concentrazione di handicap, un
riconoscimento legislativo-economico-morale, come abbiamo richiesto con
le n/s. Petizioni giacenti in Parlamento, (n.5 e 6 alla 12°Comm.ne
Igiene e Sanità e Affari Esteri del Senato della Repubblica- col n.9
alla 12° Comm.ne Affari Sociali della Camera dei Deputati) costituirebbe
una giustizia sociale ed un mezzo quasi sicuro perché non si sentano
soli, perché la solitudine non diventi il regno della confusione, anche
psichica.
La disabilità in genere è troppo sottovalutata dal mondo politico, che
garantisce poco coloro che possono difendersi di meno o che addirittura
non possono difendersi.