Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

Melanoma, vince la regola dell’ABCDE. Allergie ai cosmetici, test oramai infallibili


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

I tumori cutanei sono in costante aumento, arrivando a rappresentare 1/3 di tutti quelli diagnosticati. L’incidenza maggiore avviene dopo i 40 anni e ogni anno si registra un incremento di incidenza del 5%. La ‘bestia’ più brutta è il melanoma cutaneo, che corrisponde all’1% di tutti i tumori potenzialmente maligni. Sul fronte della cosmetovigilanza è da oggi invece possibile arrivare sempre a una diagnosi corretta di tutte le dermatiti allergiche. Come? Grazie a patch test, open test, test d' uso e numerosi altri test cutanei. Sono queste alcune anticipazioni sulle novità che verranno presentate dall’ADOI e dalla SIDeMaST nel corso del 4° Congresso Nazionale Unificato di Dermatologia e Venereologia a Napoli dal 28 al 31 maggio.

Ognuno di noi presenta sulla cute numerosi nei, in un numero variabile che va dai 20 a 200. Ma come capire se c’è il rischio che qualcuno di questi si trasformi in melanoma? La risposta è nella ‘Regola dell’ ABCDE’. A sta per asimmetria, B per bordi, C per colore, D per dimensione e E per età o evolutività – svela Federico Ricciuti dell’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza e Copresidente del Congresso.- In sostanza, quando c’è un rapido aumento delle dimensioni, l’accentuarsi o l’estendersi della pigmentazione, il sanguinamento o l’ulcerazione spontanea di un neo, tutto lascia pensare a una possibile trasformazione del neo in melanoma. Non succede nulla se invece una persona si graffia o stuzzica un neo con l’unghia. Questa è una falsa paura da sfatare perché l’evoluzione deve essere spontanea e naturale.”

Ma non esiste solo il melanoma. Due importanti manifestazioni di tumore della cute sono rappresentate dal carcinoma basocellulare e dal carcinoma spinocellulare. La forma precancerosa cutanea più diffusa è la cheratosi attinica, detta anche discheratosi o ‘cheratosi solare’. Queste cheratosi sono delle piccole macchie arrossate che successivamente presentano delle crosticine e possono poi diventare tumori. Colpiscono le cellule più superficiali delle pelle, possono manifestarsi come lesione singola oppure in diverso numero. In 1/5 dei casi guariscono spontaneamente. Il resto può evolvere verso una forma neoplastica.

Le discheratosi possono essere trattate con terapie locali con interferone, imiquimod, 5-fluorouracile, diclofenac sodico 3% o con crioterapia, laserterapia o con terapia fotodinamica,. Quest’ultima metodica, praticata da appena uno o due anni, prevede un uso combinato di farmaci locali e luce particolare e consente di intervenire in tutti quei casi in cui non sia possibile effettuare l’intervento chirurgico. “Ad esempio, se un paziente ha 30, 40 discheratosi cosparse sul cuoio capelluto, visto l’elevato numero di lesioni, si cosparge sulla zona interessata un particolare tipo di acido, e dopo 2 ore si fa una irradiazione con una luce particolare, eliminando così tutte le lesioni”, spiega l’esperto.

Ma non si tratta dell’unica novità presentata nel corso dell’evento. Da oggi è infatti possibile garantire una diagnosi corretta di tutte le dermatiti allergiche. Come? Grazie a patch test, open test, test d' uso e numerosi altri test cutanei. E al primo posto si colloca proprio il patch test: per merito di questo esame, parrucchieri, personale sanitario, lavoratori dell’edilizia, del settore tessile, della ceramica possono scoprire precisamente che tipo di dermatite hanno manifestato. E stesso discorso vale per le figure non professionali che possono contrarre una malattia della pelle a causa dell’utilizzo di guanti, prodotti domestici, calzature e oggetti di bigiotteria.

Questa metodica è la più idonea, validata e precisa, soprattutto se eseguita in Centri dermatologici dotati di tutti gli allergeni necessari, specifici sia per la professione del paziente che per la sede cutanea della dermatite. Si tratta di un test di superficie, non invasivo e praticamente esente da rischi o fastidi. A differenza di quelli eseguiti attraverso punture, come i prick test o prelievi sanguigni, spesso non idonei per la diagnosi delle dermatiti allergiche ma adatti per le forme allergiche respiratorie, come asma e rinite allergica

Ma l’efficacia di questo test si fa sentire soprattutto nelle dermatiti causate dall’uso di cosmetici, provocate non solo da componenti attivi ma anche da conservanti. L’importanza del “fenomeno allergia a componenti di cosmetici” è infatti tale che, accanto alla farmacovigilanza già in atto per i farmaci da molti anni in molti Paesi del mondo, è oggi particolarmente sentita la necessità della cosmetovigilanza, alla quale le Società di Dermatologia stanno attivamente lavorando.

Da sottolineare la “rilevanza” di un patch test positivo. Infatti “è compito preciso dello specialista correlare o meno la positività di un test alla reale responsabilità per la dermatite in atto. Fondamentale anche l’aspetto della reazione che si ottiene sulla cute con un patch test - afferma Fabio Ayala, Presidente del Congresso e Direttore della Clinica Dermatologica dell' Università di Napoli Federico II. - Per esempio, alcuni tensioattivi utilizzati in detergenti possono dare reazioni al patch test apparentemente - ma falsamente - positive (effetto cosiddetto shampoo perché la zona cutanea si presenta finemente zigrinata), o sostanze derivate da acari della polvere possono indurre nell’area cutanea del test una reazione minima infiammatoria, che è però aspecifica e non indica allergia.”
 


 






 
 
 
 

  



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