La Psoriasi rovina la vita di circa 2 milioni di Italiani.
Compare in gioventù e può durare tutta la vita, colpisce tutte le
popolazioni in misura variabile e non ben definita. Gli studi sinora
condotti evidenziano come la prevalenza di questa patologia, cioè il
numero dei pazienti che presentano un quadro psoriasico in un dato
periodo, è variabile dall’1% della Cina al 4.8% della Norvegia, con una
maggiore incidenza nella popolazione caucasica. In Italia si registra
una prevalenza periodale del 3% circa, dato da cui è possibile dedurre
che in Italia ci sono almeno 500.000 pazienti con psoriasi conclamata,
un numero che si presume comunque sottostimato con conseguente
valutazione più aderente alla realtà di 800.000 - 1.200.000 pazienti con
manifestazioni psoriasiche in atto. Ciò significa che attualmente nel
nostro Paese sono presenti non meno di 1.700.000 persone potenzialmente
affette da Psoriasi, su un totale di 59.000.000 di abitanti. Sono questi
alcuni dei dati resi noti dai dermatologi italiani delle società ADOI e
Sidemast riuniti a Napoli per il 4° Congresso nazionale unificato di
dermatologia e Venereologia dal 28 al 31 maggio.
“Nella letteratura internazionale i quadri della malattia psoriasica
vengono suddivisi in lieve (60%), moderata (25%) e grave (15%), sulla
base di alcuni parametri predefiniti - dichiara Patrizio Mulas,
Presidente A.D.O.I (Associazione Dermatologi Italiani).- Il numero
delle forme più gravi, che hanno richiesto il ricovero ospedaliero
ordinario o il Day Hospital, è ricavabile dalle schede di dimissione
ospedaliera (SDO) ed è variabile tra i circa 10.000 del 2001 e gli
11.500 circa del 2004, con un tasso di dimissione di 12,9 per 100.000
abitanti. La maggior frequenza per questi casi si manifesta nella fascia
64-75 e 45-64 e tra i maschi”.
E poi c’è il discorso della sindrome metabolica. In particolare
proprio i soggetti psoriatici sono più esposti, manifestando un aumento
del colestorolo, della pressione, dei trigliceridi e un alterato
equilibrio di citochine, andando incontro all’obesità e con un elevato
rischio cardiovascolare. Questo quadro contribuisce infatti a triplicare
il rischio di infarto del miocardio nei pazienti giovani con psoriasi
grave. “Non bisogna mai dimenticare che l’epidermide non è un
rivestimento superficiale ma è un organo esteso per circa 2 metri
quadrati, rappresentando quindi il più vasto organo del corpo umano
- aggiunge l’esperto dell’ ADOI - con correlazioni importanti con gli
altri organi” .
Sul fronte delle malattie sessualmente trasmesse si assiste alla
recrudescenza di un nuovo fenomeno: quello della sifilide. E
accade soprattutto tra le donne in stato di gravidanza con gravi
pericoli di trasmissione dell’infezione al nascituro. Fino a qualche
tempo fa questa patologia era praticamente scomparsa grazie alla
penicillina. La gente stava attenta e si presentava tempestivamente dal
dermatologo, soprattutto presso i centri dermoceltici (aboliti a partire
dagli anni ’70). Poi, con l’avvento dell’infezione HIV, la gente ha
continuato a essere sempre cauta evitando rapporti a rischio.
Dal 2000 in poi, con l’abbassamento della guardia anche nei confronti
dell’AIDS, si è assistito a una nuova comparsa della sifilide. La
preoccupazione qual è? E’ che il fenomeno colpisce sempre più spesso
soggetti giovani, molte volte donne in età fertile e, in alcuni casi,
anche in stato di gravidanza. In quest’ultima evenienza è fondamentale
capire quando la donna ha contratto la sifilide, per intervenire
tempestivamente con terapia adeguata (penicillina). “Questo perché la
sifilide attraversa la placenta e quindi la mamma trasmette l’infezione
al bambino, contagiandolo - spiega Mario Aricò, Presidente
della SIDeMaST (Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica,
estetica e delle Malattie SessualmenteTrasmesse). Se la donna contrae
la sifilide durante il primo o il secondo mese di gravidanza, il rischio
di trasmettere la malattia la nascituro è alto”.
“E’ soprattutto la sifilide secondaria che noi dermatologi più spesso
riscontriamo – spiega l’esperto -. Nella sifilide ci sono diverse
fasi: la prima è quella del sifiloma con reazione linfodonale, subito
dopo il contagio. Segue il periodo secondario dell’infezione,
caratterizzato da macchie eritematose o da papule. Le lesioni si possono
trovare su tutto il corpo. In alcuni soggetti si localizzano nelle zone
palmari, plantari o agli organi genitali, assumendo aspetti variegati.
Mentre prima del 2000, in reparto assistevamo al massimo a un caso di
sifilide l’anno, ora ne registriamo circa 30-40”.
La fotoprotezione: gli ultimi dati dicono che pur usando gli
schermi solari non è detto che sia scongiurato il pericolo di sviluppare
un melanoma. Quindi non solo è importante l’uso di creme adeguate, ma è
altrettanto importante ricorrere all’utilizzo di vestiti. Questo
discorso vale soprattutto per i bambini, perché più ci si brucia
esponendosi al sole, più il rischio di sviluppare melanoma aumenta.
“L’esposizione solare si cumula durante la vita: se un soggetto si
espone al sole fino a 30 anni e dopo magari evita le radiazioni per più
di 20 anni, questo non significa che si neutralizzino gli effetti nocivi
che il sole ha già prodotto durante il periodo di esposizione -
spiega Aricò”. “I bambini e agli adolescenti - aggiunge Mulas -
presentano una cute più suscettibile ai danni provocati dalle radiazioni
solari. E’ pertanto indispensabile controllare la durata
dell’esposizione, raccomandare l’uso dei copricapo, di un abbigliamento
adeguato, e ancora l’uso di prodotti idonei per la fotoprotezione”.
Reazioni avverse ai farmaci: la gente spesso va in farmacia,
acquista farmaci, facendone abuso e assumendoli senza prescrizione
medica. Questo può causare una risposta immunitaria non adeguata,
anafilattica o di idiosincrasia, tutte reazioni che possono mettere a
rischio la vita. I farmaci che più frequentemente possono indurre
reazioni avverse sono i Fans, gli antinfiammatori abitualmente assunti
per contrastare le varie forme di sintomatologia dolorosa. Le reazioni
avverse che si possono verificare sono varie: da un semplice eritema,
con rossore su tutta la pelle accompagnato da prurito a può
manifestazione di bolle, fino ad arrivare in alcuni casi alla necrolisi
epidermica tossica. Quest’ultimo evento si caratterizza con una necrosi
dello stato basale dell’epidermide e conseguente perdita di tutta la
pelle.
L’epidermide si stacca e il paziente è da considerare come un grande
ustionato. “In questo caso la prognosi di guarigione è del 50%, come
dire che se si manifesta una reazione avversa così grave in un caso su
due il soggetto colpito muore”, conclude Aricò. Anche gli
antibiotici, gli antidepressivi e i sulfamidici possono causare reazioni
avverse. Per evitare tutte queste gravi conseguenze è quindi
fondamentale astenersi dall’assumere farmaci senza una prescrizione
medica, che il paziente riferisca sempre tutti i dati anamnestici che
può così scongiurare il rischio di una reazione avversa.