Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

Pelle, tutto quello che accade sull’organo più ‘grande’ del corpo umano


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La Psoriasi rovina la vita di circa 2 milioni di Italiani. Compare in gioventù e può durare tutta la vita, colpisce tutte le popolazioni in misura variabile e non ben definita. Gli studi sinora condotti evidenziano come la prevalenza di questa patologia, cioè il numero dei pazienti che presentano un quadro psoriasico in un dato periodo, è variabile dall’1% della Cina al 4.8% della Norvegia, con una maggiore incidenza nella popolazione caucasica. In Italia si registra una prevalenza periodale del 3% circa, dato da cui è possibile dedurre che in Italia ci sono almeno 500.000 pazienti con psoriasi conclamata, un numero che si presume comunque sottostimato con conseguente valutazione più aderente alla realtà di 800.000 - 1.200.000 pazienti con manifestazioni psoriasiche in atto. Ciò significa che attualmente nel nostro Paese sono presenti non meno di 1.700.000 persone potenzialmente affette da Psoriasi, su un totale di 59.000.000 di abitanti. Sono questi alcuni dei dati resi noti dai dermatologi italiani delle società ADOI e Sidemast riuniti a Napoli per il 4° Congresso nazionale unificato di dermatologia e Venereologia dal 28 al 31 maggio.

“Nella letteratura internazionale i quadri della malattia psoriasica vengono suddivisi in lieve (60%), moderata (25%) e grave (15%), sulla base di alcuni parametri predefiniti - dichiara Patrizio Mulas, Presidente A.D.O.I (Associazione Dermatologi Italiani).- Il numero delle forme più gravi, che hanno richiesto il ricovero ospedaliero ordinario o il Day Hospital, è ricavabile dalle schede di dimissione ospedaliera (SDO) ed è variabile tra i circa 10.000 del 2001 e gli 11.500 circa del 2004, con un tasso di dimissione di 12,9 per 100.000 abitanti. La maggior frequenza per questi casi si manifesta nella fascia 64-75 e 45-64 e tra i maschi”.

E poi c’è il discorso della sindrome metabolica. In particolare proprio i soggetti psoriatici sono più esposti, manifestando un aumento del colestorolo, della pressione, dei trigliceridi e un alterato equilibrio di citochine, andando incontro all’obesità e con un elevato rischio cardiovascolare. Questo quadro contribuisce infatti a triplicare il rischio di infarto del miocardio nei pazienti giovani con psoriasi grave. “Non bisogna mai dimenticare che l’epidermide non è un rivestimento superficiale ma è un organo esteso per circa 2 metri quadrati, rappresentando quindi il più vasto organo del corpo umano - aggiunge l’esperto dell’ ADOI - con correlazioni importanti con gli altri organi” .

Sul fronte delle malattie sessualmente trasmesse si assiste alla recrudescenza di un nuovo fenomeno: quello della sifilide. E accade soprattutto tra le donne in stato di gravidanza con gravi pericoli di trasmissione dell’infezione al nascituro. Fino a qualche tempo fa questa patologia era praticamente scomparsa grazie alla penicillina. La gente stava attenta e si presentava tempestivamente dal dermatologo, soprattutto presso i centri dermoceltici (aboliti a partire dagli anni ’70). Poi, con l’avvento dell’infezione HIV, la gente ha continuato a essere sempre cauta evitando rapporti a rischio.

Dal 2000 in poi, con l’abbassamento della guardia anche nei confronti dell’AIDS, si è assistito a una nuova comparsa della sifilide. La preoccupazione qual è? E’ che il fenomeno colpisce sempre più spesso soggetti giovani, molte volte donne in età fertile e, in alcuni casi, anche in stato di gravidanza. In quest’ultima evenienza è fondamentale capire quando la donna ha contratto la sifilide, per intervenire tempestivamente con terapia adeguata (penicillina). “Questo perché la sifilide attraversa la placenta e quindi la mamma trasmette l’infezione al bambino, contagiandolo - spiega Mario Aricò, Presidente della SIDeMaST (Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie SessualmenteTrasmesse). Se la donna contrae la sifilide durante il primo o il secondo mese di gravidanza, il rischio di trasmettere la malattia la nascituro è alto”.

“E’ soprattutto la sifilide secondaria che noi dermatologi più spesso riscontriamo – spiega l’esperto -. Nella sifilide ci sono diverse fasi: la prima è quella del sifiloma con reazione linfodonale, subito dopo il contagio. Segue il periodo secondario dell’infezione, caratterizzato da macchie eritematose o da papule. Le lesioni si possono trovare su tutto il corpo. In alcuni soggetti si localizzano nelle zone palmari, plantari o agli organi genitali, assumendo aspetti variegati. Mentre prima del 2000, in reparto assistevamo al massimo a un caso di sifilide l’anno, ora ne registriamo circa 30-40”.

La fotoprotezione: gli ultimi dati dicono che pur usando gli schermi solari non è detto che sia scongiurato il pericolo di sviluppare un melanoma. Quindi non solo è importante l’uso di creme adeguate, ma è altrettanto importante ricorrere all’utilizzo di vestiti. Questo discorso vale soprattutto per i bambini, perché più ci si brucia esponendosi al sole, più il rischio di sviluppare melanoma aumenta. “L’esposizione solare si cumula durante la vita: se un soggetto si espone al sole fino a 30 anni e dopo magari evita le radiazioni per più di 20 anni, questo non significa che si neutralizzino gli effetti nocivi che il sole ha già prodotto durante il periodo di esposizione - spiega Aricò”. “I bambini e agli adolescenti - aggiunge Mulas - presentano una cute più suscettibile ai danni provocati dalle radiazioni solari. E’ pertanto indispensabile controllare la durata dell’esposizione, raccomandare l’uso dei copricapo, di un abbigliamento adeguato, e ancora l’uso di prodotti idonei per la fotoprotezione”.

Reazioni avverse ai farmaci: la gente spesso va in farmacia, acquista farmaci, facendone abuso e assumendoli senza prescrizione medica. Questo può causare una risposta immunitaria non adeguata, anafilattica o di idiosincrasia, tutte reazioni che possono mettere a rischio la vita. I farmaci che più frequentemente possono indurre reazioni avverse sono i Fans, gli antinfiammatori abitualmente assunti per contrastare le varie forme di sintomatologia dolorosa. Le reazioni avverse che si possono verificare sono varie: da un semplice eritema, con rossore su tutta la pelle accompagnato da prurito a può manifestazione di bolle, fino ad arrivare in alcuni casi alla necrolisi epidermica tossica. Quest’ultimo evento si caratterizza con una necrosi dello stato basale dell’epidermide e conseguente perdita di tutta la pelle.

L’epidermide si stacca e il paziente è da considerare come un grande ustionato. “In questo caso la prognosi di guarigione è del 50%, come dire che se si manifesta una reazione avversa così grave in un caso su due il soggetto colpito muore”, conclude Aricò. Anche gli antibiotici, gli antidepressivi e i sulfamidici possono causare reazioni avverse. Per evitare tutte queste gravi conseguenze è quindi fondamentale astenersi dall’assumere farmaci senza una prescrizione medica, che il paziente riferisca sempre tutti i dati anamnestici che può così scongiurare il rischio di una reazione avversa.
 


 






 
 
 
 

  



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