Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

Infarto: in ospedale salvati 95 pazienti su 100


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia, ma dei Pazienti accolti e trattati nelle UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologica ) muore solo un paziente su 30 (il 3,34% del totale).
Per i Pazienti con diagnosi di infarto miocardio acuto che necessitano di trattamento riperfusivo immediato la mortalità è del 5,01%, nel gruppo trattato con angioplastica primaria questa percentuale scende al 3,1%.

E’ quanto emerge dai primi risultati dello studio BLITZ-3, realizzato dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), al fine di descrivere l’epidemiologia del ricovero nelle UTIC italiane.

Ad influire sul basso tasso di mortalità all’interno delle UTIC è senza dubbio lo sviluppo di cure sempre più efficaci e innovative. I pazienti con infarto iperacuto, infatti, sono trattati sempre di più con lo strumento più moderno: il 45% di essi viene sottoposto ad angioplastica primaria (nel 2001 la percentuale era del 15%). I farmaci per l’infarto acuto (antitrombotici, antipiastrinici e altre categorie di farmaci) vengono utilizzati sempre più diffusamente ed appropriatamente.

"Purtroppo persiste un’elevata mortalità per chi all’esordio dell’infarto tergiversa e non chiama subito il 118, o comunque non perviene in Ospedale, è noto che circa la metà delle persone colpite da infarto, muore prima del ricovero – spiega il dottor Francesco Chiarella, Presidente dell’ANMCO – Il tasso di mortalità così basso per chi accede al ricovero in UTIC dovrebbe far riflettere, perché dimostra che cure appropriate nel luogo appropriato risultano di grande efficacia”.

Nello studio BLITZ-3 dal 7 al 20 aprile 2008 sono stati raccolti i dati in ben 332 Centri sparsi sul territorio nazionale, l’81% di tutte le Cardiologie che hanno l’UTIC, di fatto più del 90% di tutti i letti di UTIC in Italia, con circa 7.000 pazienti coinvolti.

“Si tratta di dati significativi che illustrano il quadro generale di quanto avviene nelle UTIC – continua il dottor Chiarella - Era necessario colmare la lacuna conoscitiva sulla pratica clinica in ambiente cardiologico intensivo dopo i cambiamenti avvenuti in quattro decenni di evoluzione culturale, tecnologica ed epidemiologica. Proprio da questa esigenza è nato il progetto BLITZ3”
Secondo i dati del BLITZ 3, il paziente tipo che viene ricoverato in UTIC è un uomo di 72 anni che presenta più di un disturbo cardiaco importante.

Sono sempre gli uomini, infatti, i più colpiti da infarto (per il 63 % dei casi) senza differenze sostanziali tra nord, centro e sud Italia. Il 50% dei casi si presenta tra i 61 e gli 80 anni e ben il 25% oltre gli 80 anni. Il 40 % dei pazienti, inoltre, presenta molte comorbilità.

“Prima di questo studio – dichiara il dott. Luigi Oltrona Visconti, Vice Presidente dell’ANMCO e Responsabile dello studio Blitz 3 - non disponevamo di dati precisi in ambito nazionale sulla tipologia dei pazienti ricoverati nelle UTIC, la loro provenienza, la loro destinazione dopo la fase acuta, le principali scelte gestionali e terapeutiche che vengono ogni giorno effettuate. Grazie a BLITZ 3 abbiamo ora una fotografia ad alta definizione della situazione. Sappiamo, per esempio, che l’età delle persone a rischio si sposta sempre più in avanti e possiamo quantificare i vantaggi di terapie e procedure”.

Un dato rilevante, infatti, viene dalla provenienza dei pazienti. Il 63% di loro arriva dal Pronto Soccorso, mentre il 22% da altri Ospedali, segno che la rete tra gli Ospedali e i pazienti colpiti da infarti acuti comincia a funzionare correttamente.
 


 






 
 
 
 

  



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