Le
malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in
Italia, ma dei Pazienti accolti e trattati nelle UTIC (Unità di Terapia
Intensiva Cardiologica ) muore solo un paziente su 30 (il 3,34% del
totale).
Per i Pazienti con diagnosi di infarto miocardio acuto che necessitano
di trattamento riperfusivo immediato la mortalità è del 5,01%, nel
gruppo trattato con angioplastica primaria questa percentuale scende al
3,1%.
E’ quanto emerge dai primi risultati dello studio BLITZ-3, realizzato
dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), al
fine di descrivere l’epidemiologia del ricovero nelle UTIC italiane.
Ad influire sul basso tasso di mortalità all’interno delle UTIC è senza
dubbio lo sviluppo di cure sempre più efficaci e innovative. I pazienti
con infarto iperacuto, infatti, sono trattati sempre di più con lo
strumento più moderno: il 45% di essi viene sottoposto ad angioplastica
primaria (nel 2001 la percentuale era del 15%). I farmaci per l’infarto
acuto (antitrombotici, antipiastrinici e altre categorie di farmaci)
vengono utilizzati sempre più diffusamente ed appropriatamente.
"Purtroppo persiste un’elevata mortalità per chi all’esordio
dell’infarto tergiversa e non chiama subito il 118, o comunque non
perviene in Ospedale, è noto che circa la metà delle persone colpite da
infarto, muore prima del ricovero – spiega il dottor Francesco
Chiarella, Presidente dell’ANMCO – Il tasso di mortalità così
basso per chi accede al ricovero in UTIC dovrebbe far riflettere, perché
dimostra che cure appropriate nel luogo appropriato risultano di grande
efficacia”.
Nello studio BLITZ-3 dal 7 al 20 aprile 2008 sono stati raccolti
i dati in ben 332 Centri sparsi sul territorio nazionale, l’81% di tutte
le Cardiologie che hanno l’UTIC, di fatto più del 90% di tutti i letti
di UTIC in Italia, con circa 7.000 pazienti coinvolti.
“Si tratta di dati significativi che illustrano il quadro generale di
quanto avviene nelle UTIC – continua il dottor Chiarella - Era
necessario colmare la lacuna conoscitiva sulla pratica clinica in
ambiente cardiologico intensivo dopo i cambiamenti avvenuti in quattro
decenni di evoluzione culturale, tecnologica ed epidemiologica. Proprio
da questa esigenza è nato il progetto BLITZ3”
Secondo i dati del BLITZ 3, il paziente tipo che viene ricoverato in
UTIC è un uomo di 72 anni che presenta più di un disturbo cardiaco
importante.
Sono sempre gli uomini, infatti, i più colpiti da infarto (per il 63 %
dei casi) senza differenze sostanziali tra nord, centro e sud Italia. Il
50% dei casi si presenta tra i 61 e gli 80 anni e ben il 25% oltre gli
80 anni. Il 40 % dei pazienti, inoltre, presenta molte comorbilità.
“Prima di questo studio – dichiara il dott. Luigi Oltrona
Visconti, Vice Presidente dell’ANMCO e Responsabile dello studio
Blitz 3 - non disponevamo di dati precisi in ambito nazionale sulla
tipologia dei pazienti ricoverati nelle UTIC, la loro provenienza, la
loro destinazione dopo la fase acuta, le principali scelte gestionali e
terapeutiche che vengono ogni giorno effettuate. Grazie a BLITZ 3
abbiamo ora una fotografia ad alta definizione della situazione.
Sappiamo, per esempio, che l’età delle persone a rischio si sposta
sempre più in avanti e possiamo quantificare i vantaggi di terapie e
procedure”.
Un dato rilevante, infatti, viene dalla provenienza dei pazienti. Il 63%
di loro arriva dal Pronto Soccorso, mentre il 22% da altri Ospedali,
segno che la rete tra gli Ospedali e i pazienti colpiti da infarti acuti
comincia a funzionare correttamente.