Colpisce
l’80% dei giovani, soprattutto le donne ma si diffonde sempre più anche
tra i ‘grandi’ di 30 anni e anche più. Si tratta dell’acne, sempre meno
un semplice problema estetico ma una vera e propria malattia che deve
quindi essere trattato con farmaci ad efficacia antinfiammatoria. Lo
hanno sottolineato i dermatologi italiani al 4° Congresso Nazionale
Congiunto ADOI- SIDeMaST a Napoli presso la Mostra d’Oltremare dal 28 al
31 maggio.
“Fino ad oggi l’acne è sempre stato ritenuto un problema estetico
causato dall’ostruzione di una ghiandola sebacea. I processi
infiammatori venivano considerati una semplice conseguenza del problema,
causata dai batteri, e non la causa. Il che ha sempre portato a una cura
con farmaci diversi da quelli con un efficacia antinfiammatoria -
spiega Giuseppe Monfrecola della clinica dermatologica
dell’Università Federico II di Napoli. Oggi invece sappiamo che le
persone con l’acne hanno spesso un predisposizione genetica a sviluppare
vivaci processi infiammatori e per curare con successo la malattia
dobbiamo intervenire con farmaci disinfiammanti”.
Farmaci che sono per lo più topici o sistemici. Mentre i primi sono
indispensabili e comportano un’applicazione locale di creme e pomate i
secondi vengono utilizzati in aggiunta ai topici nei casi più gravi e
prevedono l’assunzione di farmaci per via orale. “I dermocosmetici,
invece, nella trattamento dell’acne, sono di ausilio ma utilizzati da
soli non servono a risolvere il problema. Creme solari, fondotinta o
detergenti specifici per chi ha problemi di acne, se non utilizzati
insieme alla cura farmacologia servono veramente a poco” aggiunge
l’esperto. Come dire che sicuramente non basta andare al mare e
utilizzare una crema protettiva specifica per l’acne per guarire una
volte per tutte dal problema. Quindi detersione, cosmetici e
fotoprotezione sono dei validi ausili, ma non la soluzione.
Novità anche sul fronte del trattamento delle cicatrici derivanti
dall’acne. Quali sono in questi casi i rimedi? “La prima
raccomandazione è quella di non trascurare mai l’acne ed evitare quindi
la formazione della cicatrice. Quando si è già di fronte al fatto
compiuto, le soluzioni dipendono dall’entità dalla cicatrice. Se è
lieve-moderata, oltre che con i classici peeling chimici, da qualche
mese possiamo intervenire con il needling, una nuova tecnica in arrivo
dal Sud Africa e praticata da pochi mesi in Italia solo in alcuni centri
specializzati, come la clinica dermatologica della nostra università”,
informa l’esperto.
”Si tratta di una metodica che prevede l’utilizzo di una sorta di
bastoncinio, alla cui sommità è collocata un rullo con circa 200
microaghi lunghi poco più di 1 mm. Il paziente è sottoposto a una lieve
anestesia locale, e il rullo viene passato più volta sulla zona da
trattare. L’infissione di questi microaghi crea migliaia di microfori
che favoriscono la produzione di nuovo collagene e quindi l’eliminazione
o la forte attenuazione della cicatrice - spiega Monfrecola -.
Nei casi più gravi, l’unica soluzione resta invece quella della
dermoabrasione, tramite tecniche di chirurgia plastica che prevedono la
rimozione di diversi starti di pelle. Si tratta purtroppo di una tecnica
piuttosto invasiva con un decorso piuttosto lungo di circa tre
settimane”.
Da ricordare infine che l’acne è un problema spesso sottovalutato.
“Le conseguenze psicologiche e non di questo problema sono spesso
devastanti. E in effetti questa tesi è confermata da alcuni studi
condotti negli ultimi anni sull’incidenza di varie patologie sulla
qualità della vita, che hanno messo sullo stesso piano l’acne con il
diabete e la sclerosi multipla”, conclude Monfrecola.