Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 24/07/2008

 

Lo sguardo è più naturale con la tiroide sana


Oltre ad essere il segnale di un malfunzionamento della tiroide, gli occhi in fuori incidono profondamente sull'estetica dello sguardo, alterando così gli equilibri del volto. Gli occhi sporgenti o con un'eccessiva apertura delle palpebre sono nella maggior parte delle volte la conseguenza di una malattia: l'ipertiroidismo o morbo di Graves che colpisce prevalentemente donne giovani. In Italia non esistono dati, ma la situazione può essere considerata analoga a quella degli Stati Uniti, dove risulta colpita una donna ogni 6 mila, in età compresa tra i 35 e i 60 anni. Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Oftalmologia della Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota nel 1995 e pubblicato sull'American Journal of Ophthalmology, ci sono 16 nuovi casi ogni 100mila abitanti all'anno per quanto riguarda le donne, mentre la percentuale si abbassa a tre nuovi casi ogni 100mila abitanti l'anno per i maschi con un rischio 85% maggiore per le femmine. Nelle donne il picco d'età di incidenza è tra i 40 e i 44 anni e tra i 60-64 anni, mentre per gli uomini dai 45 ai 49 e dai 65 ai 69.


Si tratta di un problema esteso e forse non percepito fino in fondo, che può portare, nei casi più gravi a compromettere la funzione visiva. Un segnale evidente è però dato dalla forma degli occhi: «La disfunzione tiroidea nota come malattia di Basedow-Graves può determinare un aumento del volume orbitario (ossia dello spazio dietro l'occhio) con conseguente esoftalmo (occhio sporgente) e retrazione palpebrale (eccessiva apertura delle palpebre)», spiega il chirurgo oculoplastico Francesco Bernardini, docente a contratto all'Università di Genova e membro della Società oftalmologica italiana. «Tenuto conto che la malattia colpisce soprattutto giovani donne, risulta evidente che l'impatto estetico di questa condizione sia molto rilevante».
I cosiddetti "occhi in fuori" diventano un problema. Non insuperabile. Se la situazione della funzionalità tiroidea deve essere valutata e gestita dall'endocrinologo, per far ritornare gli occhi nella posizione originaria può essere necessario un intervento chirurgico di decompressione orbitaria. Lo specialista indicato per eseguire questo tipo di interventi è l'oculista, specializzato in chirurgia oculoplastica e orbitaria, una branca dell'Oculistica che riguarda esclusivamente la patologia delle palpebra e dell'orbita. «Passando dalla palpebra inferiore e senza lasciare cicatrici visibili, è possibile aumentare lo spazio dell'orbita rimuovendo le pareti ossee più sottili -afferma lo specialista genovese-. L'occhio sporgente può essere completamente curato da questo intervento e la chirurgia palpebrale, da eseguirsi in un tempo successivo, può riportare gli occhi e l'aspetto complessivo del paziente allo stato pre-malattia». Vengono così restituiti funzionalità visive e aspetto naturale al volto. L'intervento non richiede ricovero in ospedale. «Il paziente è di solito operato in day hospital con minimi rischi, grazie a un approccio mini-invasivo», assicura il dottor Bernardini.

Francesco Bernardini - Profilo Professionale Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all'Università di Genova nel 1992, nel 1998 Francesco Bernardini ha conseguito il Diploma di specializzazione in Oftalmologia all'Università di Genova con lode. Conseguita l'abilitazione professionale per gli Stati Uniti (1996), ha ottenuto una fellowship clinica di 2 anni in Chirurgia oculoplastica, ricostruttiva e orbitaria all'Università di Cincinnati in Ohio, Stati Uniti. È socio della Società oftalmologica italiana (Soi), Società italiana di chirurgia oftalmoplastica (Sicop), American Academy of Ophtalmology (Aao), European Society Oculoplastic reconstructive surgery (Esoprs) e American Society Oculoplastic reconstructive surgery (Asoprs). È libero professionista e svolge attività di consulente in diversi ospedali di Genova e Torino. È professore a contratto per la chirurgia dell'orbita e delle palpebre all' Università di Genova. Dal 2000 è volontario di Orbis, organizzazione americana per combattere la cecità nei paesi del Terzo Mondo: è stato in Myanmar, India, Uzbekistan, Cina, Etiopia e Vietnam. I suoi studi si trovano a Genova e Torino.

 

 






 
 
 
 

  



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