Oltre
ad essere il segnale di un malfunzionamento della tiroide, gli occhi in
fuori incidono profondamente sull'estetica dello sguardo, alterando così
gli equilibri del volto. Gli occhi sporgenti o con un'eccessiva apertura
delle palpebre sono nella maggior parte delle volte la conseguenza di
una malattia: l'ipertiroidismo o morbo di Graves che colpisce
prevalentemente donne giovani. In Italia non esistono dati, ma la
situazione può essere considerata analoga a quella degli Stati Uniti,
dove risulta colpita una donna ogni 6 mila, in età compresa tra i 35 e i
60 anni. Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Oftalmologia
della Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota nel 1995 e pubblicato
sull'American Journal of Ophthalmology, ci sono 16 nuovi casi ogni
100mila abitanti all'anno per quanto riguarda le donne, mentre la
percentuale si abbassa a tre nuovi casi ogni 100mila abitanti l'anno per
i maschi con un rischio 85% maggiore per le femmine. Nelle donne il
picco d'età di incidenza è tra i 40 e i 44 anni e tra i 60-64 anni,
mentre per gli uomini dai 45 ai 49 e dai 65 ai 69.
Si tratta di un problema esteso e forse non percepito fino in fondo, che
può portare, nei casi più gravi a compromettere la funzione visiva. Un
segnale evidente è però dato dalla forma degli occhi: «La disfunzione
tiroidea nota come malattia di Basedow-Graves può determinare un aumento
del volume orbitario (ossia dello spazio dietro l'occhio) con
conseguente esoftalmo (occhio sporgente) e retrazione palpebrale
(eccessiva apertura delle palpebre)», spiega il chirurgo
oculoplastico Francesco Bernardini, docente a contratto
all'Università di Genova e membro della Società oftalmologica italiana.
«Tenuto conto che la malattia colpisce soprattutto giovani donne,
risulta evidente che l'impatto estetico di questa condizione sia molto
rilevante».
I cosiddetti "occhi in fuori" diventano un problema. Non insuperabile.
Se la situazione della funzionalità tiroidea deve essere valutata e
gestita dall'endocrinologo, per far ritornare gli occhi nella posizione
originaria può essere necessario un intervento chirurgico di
decompressione orbitaria. Lo specialista indicato per eseguire questo
tipo di interventi è l'oculista, specializzato in chirurgia
oculoplastica e orbitaria, una branca dell'Oculistica che riguarda
esclusivamente la patologia delle palpebra e dell'orbita. «Passando
dalla palpebra inferiore e senza lasciare cicatrici visibili, è
possibile aumentare lo spazio dell'orbita rimuovendo le pareti ossee più
sottili -afferma lo specialista genovese-. L'occhio sporgente può
essere completamente curato da questo intervento e la chirurgia
palpebrale, da eseguirsi in un tempo successivo, può riportare gli occhi
e l'aspetto complessivo del paziente allo stato pre-malattia».
Vengono così restituiti funzionalità visive e aspetto naturale al volto.
L'intervento non richiede ricovero in ospedale. «Il paziente è di
solito operato in day hospital con minimi rischi, grazie a un approccio
mini-invasivo», assicura il dottor Bernardini.
Francesco Bernardini - Profilo Professionale
Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all'Università di Genova nel
1992, nel 1998 Francesco Bernardini ha conseguito il Diploma di
specializzazione in Oftalmologia all'Università di Genova con lode.
Conseguita l'abilitazione professionale per gli Stati Uniti (1996), ha
ottenuto una fellowship clinica di 2 anni in Chirurgia oculoplastica,
ricostruttiva e orbitaria all'Università di Cincinnati in Ohio, Stati
Uniti. È socio della Società oftalmologica italiana (Soi), Società
italiana di chirurgia oftalmoplastica (Sicop), American Academy of
Ophtalmology (Aao), European Society Oculoplastic reconstructive surgery
(Esoprs) e American Society Oculoplastic reconstructive surgery (Asoprs).
È libero professionista e svolge attività di consulente in diversi
ospedali di Genova e Torino. È professore a contratto per la chirurgia
dell'orbita e delle palpebre all' Università di Genova. Dal 2000 è
volontario di Orbis, organizzazione americana per combattere la cecità
nei paesi del Terzo Mondo: è stato in Myanmar, India, Uzbekistan, Cina,
Etiopia e Vietnam. I suoi studi si trovano a Genova e Torino.