Nuove
possibilità di trattamento per la gonartrosi, l’artrosi del
ginocchio, una condizione in grado di compromettere il cammino e, più in
generale, le attività e la qualità di vita di chi ne è affetto: quando
la situazione non è troppo compromessa è possibile ottenere ottimi
risultati sul dolore e, probabilmente, anche un miglioramento della
“salute” delle cartilagini grazie alla Hilterapia, un nuovo laser ad
alta intensità che offre la possibilità di agire anche sui tessuti
profondi.
“Nell’ambito della fisiatria ospedaliera le visite per il trattamento
della gonartrosi rappresentano un buon 20-25%” precisa la dottoressa
Tamara Viliani dell’Agenzia Recupero e Riabilitazione
dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.
A favorire lo sviluppo della gonartrosi possono contribuire diversi
fattori, in primo luogo l’obesità, la presenza di deviazioni di asse
delle gambe, l’asportazione dei menischi, ma anche l’invecchiamento
naturale e la pratica di alcuni sport. Anche se quella di eseguire in
modo regolare attività fisica è fra le raccomandazioni che più spesso
vengono date dai medici, alcuni sport, in particolare quelli che
determinano frequenti traumi alle ginocchia, possono favorire la
gonartrosi. È quanto emerso in occasione di uno studio condotto pochi
anni fa da ricercatori britannici delle università di Leicester e
Nottingham. Quando gli autori hanno confrontato la presenza di artrosi
del ginocchio con la storia sportiva di circa duecento adulti hanno
osservato come lo svolgimento regolare di un'attività sportiva leggera
non determinasse un aumento delle probabilità di artrosi del ginocchio,
che veniva invece favorita proprio dai traumi sportivi. Le possibilità
di trattamento vanno dalle cure fisiche, ai farmaci, fino all’intervento
di sostituzione dell’articolazione con una protesi. La kinesiterapia
rappresenta in ogni caso la prima terapia raccomandata: “Sono
indicati soprattutto gli esercizi fuori carico, come il nuoto, la
bicicletta e anche gli esercizi a tappeto in palestra, purchè eseguiti
sempre fuori carico” – ricorda la fisiatra. “Utili soprattutto
gli esercizi di rinforzo muscolare che consentono di tenere stabile
l’articolazione. Ovviamente, quando la sintomatologia dolorosa diventa
più importante, è necessario associare una terapia fisica strumentale o
una terapia più invasiva, quali le infiltrazioni, fino ad arrivare
all’intervento chirurgico”.
La terapia strumentale fisica si basa su trattamenti dotati di efficacia
antinfiammatoria e antidolorifica, come gli ultrasuoni, la TENS e il
laser.
“Particolarmente valido è il laser ad alta intensità – precisa
Viliani; il laser a bassa potenza, usato già da anni nel trattamento
della gonartrosi, ha infatti il limite di una scarsa capacità di
penetrare nei tessuti. Il laser Hilt®, ad alta intensità, consente un
approccio più profondo ed è più indicato nel caso di un’articolazione
grande come il ginocchio la cui componente profonda non viene raggiunta
da una terapia a bassa penetrazione. Con questo laser si possono fare
sostanzialmente 2 tipi di intervento: un trattamento antalgico e uno a
scopo condrostimolatore”. L’efficacia della Hilterapia® sul dolore della
gonartrosi è attualmente oggetto di indagine da parte della dottoressa
Viliani. “Stiamo conducendo uno studio sulla gonartrosi in fase
algica che prevede l’esecuzione di un ciclo di 10 sedute di Hilterapia®
con un controllo dei pazienti prima del trattamento, al suo termine e a
distanza di 4 mesi. Lo studio, in cui abbiamo reclutato 25 persone, è
ancora in corso. Le prime impressioni relative al confronto fra prima e
dopo la terapia sono estremamente positive: questo trattamento funziona
molto bene in fase acuta e già dopo le prime sedute consente di ottenere
un’importante diminuzione della sintomatologia dolorosa”.
L’altro effetto del trattamento, la condrostimolazione, verrà indagato
in occasione di uno studio attualmente in preparazione. “Per ottenere
l’effetto condrostimolatore si ricorre a potenze e frequenze diverse
rispetto a quelle impiegate a scopo antalgico” spiega la fisiatra.
“Si sfrutta l’effetto fotomeccanico di questo tipo di laser in quanto
i condrociti rispondono attivandosi allo stimolo fotomeccanico”.
Si tratta di una proprietà che è stata documentata da uno studio
condotto dalla dottoressa Monica Monici, Responsabile del
Laboratorio congiunto Asacampus presso il Dipartimento di Fisiopatologia
Clinica dell’Università di Firenze: “Abbiamo effettuato una serie di
esperimenti utilizzando colture cellulari di condrociti umani” –
conferma la ricercatrice fiorentina. La stimolazione con il laser
Hilt® ha determinato un notevole aumento di produzione di collagene di
tipo 2 e di aggregano, due importanti componenti della matrice
extracellulare; abbiamo anche osservato un aumento di trascrizione di
alcuni geni. È interessante il fatto che il trattamento col laser mima
l’effetto dell’aumento di carico: in pratica, le cellule avvertono
l’effetto del laser come se si trattasse di una pressione”.
Quasi un “massaggio” rigenerante per le cellule della cartilagine.