Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 23/07/2008

 

Ginocchia al riparo con Hilterapia


Nuove possibilità di trattamento per la gonartrosi, l’artrosi del ginocchio, una condizione in grado di compromettere il cammino e, più in generale, le attività e la qualità di vita di chi ne è affetto: quando la situazione non è troppo compromessa è possibile ottenere ottimi risultati sul dolore e, probabilmente, anche un miglioramento della “salute” delle cartilagini grazie alla Hilterapia, un nuovo laser ad alta intensità che offre la possibilità di agire anche sui tessuti profondi.

“Nell’ambito della fisiatria ospedaliera le visite per il trattamento della gonartrosi rappresentano un buon 20-25%” precisa la dottoressa Tamara Viliani dell’Agenzia Recupero e Riabilitazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.

A favorire lo sviluppo della gonartrosi possono contribuire diversi fattori, in primo luogo l’obesità, la presenza di deviazioni di asse delle gambe, l’asportazione dei menischi, ma anche l’invecchiamento naturale e la pratica di alcuni sport. Anche se quella di eseguire in modo regolare attività fisica è fra le raccomandazioni che più spesso vengono date dai medici, alcuni sport, in particolare quelli che determinano frequenti traumi alle ginocchia, possono favorire la gonartrosi. È quanto emerso in occasione di uno studio condotto pochi anni fa da ricercatori britannici delle università di Leicester e Nottingham. Quando gli autori hanno confrontato la presenza di artrosi del ginocchio con la storia sportiva di circa duecento adulti hanno osservato come lo svolgimento regolare di un'attività sportiva leggera non determinasse un aumento delle probabilità di artrosi del ginocchio, che veniva invece favorita proprio dai traumi sportivi. Le possibilità di trattamento vanno dalle cure fisiche, ai farmaci, fino all’intervento di sostituzione dell’articolazione con una protesi. La kinesiterapia rappresenta in ogni caso la prima terapia raccomandata: “Sono indicati soprattutto gli esercizi fuori carico, come il nuoto, la bicicletta e anche gli esercizi a tappeto in palestra, purchè eseguiti sempre fuori carico” – ricorda la fisiatra. “Utili soprattutto gli esercizi di rinforzo muscolare che consentono di tenere stabile l’articolazione. Ovviamente, quando la sintomatologia dolorosa diventa più importante, è necessario associare una terapia fisica strumentale o una terapia più invasiva, quali le infiltrazioni, fino ad arrivare all’intervento chirurgico”.

La terapia strumentale fisica si basa su trattamenti dotati di efficacia antinfiammatoria e antidolorifica, come gli ultrasuoni, la TENS e il laser.

“Particolarmente valido è il laser ad alta intensità – precisa Viliani; il laser a bassa potenza, usato già da anni nel trattamento della gonartrosi, ha infatti il limite di una scarsa capacità di penetrare nei tessuti. Il laser Hilt®, ad alta intensità, consente un approccio più profondo ed è più indicato nel caso di un’articolazione grande come il ginocchio la cui componente profonda non viene raggiunta da una terapia a bassa penetrazione. Con questo laser si possono fare sostanzialmente 2 tipi di intervento: un trattamento antalgico e uno a scopo condrostimolatore”. L’efficacia della Hilterapia® sul dolore della gonartrosi è attualmente oggetto di indagine da parte della dottoressa Viliani. “Stiamo conducendo uno studio sulla gonartrosi in fase algica che prevede l’esecuzione di un ciclo di 10 sedute di Hilterapia® con un controllo dei pazienti prima del trattamento, al suo termine e a distanza di 4 mesi. Lo studio, in cui abbiamo reclutato 25 persone, è ancora in corso. Le prime impressioni relative al confronto fra prima e dopo la terapia sono estremamente positive: questo trattamento funziona molto bene in fase acuta e già dopo le prime sedute consente di ottenere un’importante diminuzione della sintomatologia dolorosa”.

L’altro effetto del trattamento, la condrostimolazione, verrà indagato in occasione di uno studio attualmente in preparazione. “Per ottenere l’effetto condrostimolatore si ricorre a potenze e frequenze diverse rispetto a quelle impiegate a scopo antalgico” spiega la fisiatra. “Si sfrutta l’effetto fotomeccanico di questo tipo di laser in quanto i condrociti rispondono attivandosi allo stimolo fotomeccanico”.

Si tratta di una proprietà che è stata documentata da uno studio condotto dalla dottoressa Monica Monici, Responsabile del Laboratorio congiunto Asacampus presso il Dipartimento di Fisiopatologia Clinica dell’Università di Firenze: “Abbiamo effettuato una serie di esperimenti utilizzando colture cellulari di condrociti umani” – conferma la ricercatrice fiorentina. La stimolazione con il laser Hilt® ha determinato un notevole aumento di produzione di collagene di tipo 2 e di aggregano, due importanti componenti della matrice extracellulare; abbiamo anche osservato un aumento di trascrizione di alcuni geni. È interessante il fatto che il trattamento col laser mima l’effetto dell’aumento di carico: in pratica, le cellule avvertono l’effetto del laser come se si trattasse di una pressione”.

Quasi un “massaggio” rigenerante per le cellule della cartilagine.

 

 






 
 
 
 

  



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