Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 23/07/2008

 

In aumento i casi di shock anafilattico tra gli adolescenti


E’ di pochi giorni fa la tragica notizia diffusa dagli organi di informazione nazionali, della morte di un bambino austriaco di 8 anni che si trovava in vacanza nella località balneare di Duna Verde di Caorle (VE). Il bambino, soggetto allergico, dopo aver mangiato un gelato al melone si è improvvisamente accasciato a terra vittima di uno shock anafilattico. Inutili l’immediato soccorso dei genitori muniti di un kit d’emergenza ed il pronto intervento dei sanitari accorsi sul posto.

Solo pochi giorni prima, nella città di Casorezzo (MI) , un ragazzo di quindici anni è morto a causa di un violento attacco d’asma.

“Siamo profondamente colpiti da queste due tragiche vicende, siamo vicini alle famiglie, ed al contempo ci sentiamo in dovere di denunciare l’allarmante aumento dei casi di gravi attacchi anafilattici, anche mortali come in questi casi, tra gli adolescenti ed i bambini - ha dichiarato Sandra Frateiacci, Presidente Federasma, Federazione Italiana delle Associazioni di sostegno ai malati Asmatici e Allergici. In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di asma; di questi il 9,5% sono bambini ed il 10% adolescenti. Il 7% degli under 14 soffre di intolleranze alimentari, mentre le allergie alimentari gravi riguardano lo 0.5%

“Questi gravi attacchi anafilattici – ha aggiunto Sandra Frateiacci - sono spesso provocati, come nel caso del bambino austriaco, da serie allergie alimentari, ed è proprio rispetto a questo tema che desideriamo lanciare delle forti raccomandazioni ai consumatori allergici e contestualmente un monito alle Istituzioni e agli addetti, tutti, coinvolti nella manipolazione degli alimenti durante i processi di produzione, distribuzione, ristorazione e somministrazione dei prodotti alimentari."

Confermata una diagnosi di allergia alimentare, l’unica forma comprovata ed attualmente disponibile di trattamento profilattico è evitare del tutto l’alimento coinvolto. Allo stato attuale, la farmacoterapia delle allergie alimentari si risolve quindi nel trattamento di emergenza per i pazienti inavvertitamente esposti all’allergene alimentare già causa nota di reazione allergica. Peraltro FEDERASMA continua a chiedere da anni la reale gratuità su tutto il territorio italiano del Kit salvavita Adrenalina pronta, attualmente fornito gratuitamente solo in alcune regioni italiane con una inaccettabile disparità di trattamento per i pazienti a rischio di anafilassi. “Particolarmente delicato è poi il fenomeno degli allergeni occulti – ha dichiarato la dott.ssa Paola Minale dell’UOC di Allergologia dell’Azienda Ospedaliera S. Martino di Genova - causato dalla presenza in modo non esplicito di un allergene in un alimento apparentemente non correlato al cibo verso cui è presente allergia. Un esempio classico è rappresentato dalle guarnizioni di dolci con gelatina di pesce. La confezione industriale dei cibi ha enormemente amplificato la possibilità di reperire in modo del tutto inaspettato allergeni occulti (es: latte, o soia nei salumi, caseina nel vino..) con lo scatenamento di reazioni verso cibi totalmente estranei ed apparentemente innocui rispetto alle sensibilizzazioni note."

"Il migliore e probabilmente l’unico modo di affrontare il problema degli allergeni occulti è l’adozione di una omogenea legislazione sulle procedure di etichettature dei cibi, che consenta al soggetto/consumatore allergico, l’esatta conoscenza degli ingredienti, compresi quelli minori. Una nuova normativa Europea ha recentemente stabilito norme per l’etichettatura più attenta a chi soffre di allergie alimentari: certamente un grande passo avanti – ha dichiarato la Presidente di Federasma – ma che richiede ancora ulteriori miglioramenti”.

Questa nuova legge stabilisce che su tutti gli alimenti prodotti in Europa deve obbligatoriamente essere dichiarato ogni ingrediente che superi il 2% in peso del prodotto finito, mentre prima di questa norma, l’obbligo sussisteva solo per una percentuale superiore al 25%. Per gli alimenti considerati comunemente allergenici ( es: soia, arachidi, uova, latte, noci ) la dichiarazione deve riguardare anche le tracce minime.

“Anche se si tratta di un grande passo in avanti per la prevenzione delle reazioni anafilattiche – ha concluso Sandra Frateiacci – sono rimasti fuori dall’obbligo di dichiarazione in etichettatura, alcuni allergeni ancora considerati di serie b: sono 104 in tutto e questi ancora attendono deroghe alla normativa per essere inseriti nella lista “calda”. Per non parlare del fatto che spesso etichettature non chiaramente leggibili o in diverse lingue sono spesso ancora pericolosamente fuorvianti per il consumatore allergico."

Per concludere, Federasma ha formulato una serie di proposte rivolte a sensibilizzare le Istituzioni coinvolte nella legislazione della materia e contestualmente ad “educare” la categoria dei consumatori allergici:

Formazione paziente e famigliari attraverso corsi teorici - pratici con partecipazione di allergologi e Associazioni di pazienti

Interventi mirati di informazione e sensibilizzazione per addetti ai settori della ristorazione collettiva (mense, ristoranti etc)

Revisione della legislazione vigente in materia di etichettatura in base a conoscenze scientifiche con aggiornamenti periodici e regole precise che consentano al consumatore allergico di avere un’esatta conoscenza degli ingredienti, compresi quelli minori e con l’obbligo della segnalazione dell’aggiunta di nuovi ingredienti a prodotti già in uso, conoscenza delle fonte di spezie e aromi

Divieto di uso di etichettature fuorvianti o formulate in caratteri troppo piccoli ed in lingue diverse da quella del paese di commercializzazione.
 

 






 
 
 
 

  



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