E’
di pochi giorni fa la tragica notizia diffusa dagli organi di
informazione nazionali, della morte di un bambino austriaco di 8 anni
che si trovava in vacanza nella località balneare di Duna Verde di
Caorle (VE). Il bambino, soggetto allergico, dopo aver mangiato un
gelato al melone si è improvvisamente accasciato a terra vittima di uno
shock anafilattico. Inutili l’immediato soccorso dei genitori muniti di
un kit d’emergenza ed il pronto intervento dei sanitari accorsi sul
posto.
Solo pochi giorni prima, nella città di Casorezzo (MI) , un ragazzo di
quindici anni è morto a causa di un violento attacco d’asma.
“Siamo profondamente colpiti da queste due tragiche vicende, siamo
vicini alle famiglie, ed al contempo ci sentiamo in dovere di denunciare
l’allarmante aumento dei casi di gravi attacchi anafilattici, anche
mortali come in questi casi, tra gli adolescenti ed i bambini - ha
dichiarato Sandra Frateiacci, Presidente Federasma, Federazione
Italiana delle Associazioni di sostegno ai malati Asmatici e Allergici.
In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di asma; di questi il
9,5% sono bambini ed il 10% adolescenti. Il 7% degli under 14 soffre di
intolleranze alimentari, mentre le allergie alimentari gravi riguardano
lo 0.5%
“Questi gravi attacchi anafilattici – ha aggiunto Sandra
Frateiacci - sono spesso provocati, come nel caso del bambino
austriaco, da serie allergie alimentari, ed è proprio rispetto a questo
tema che desideriamo lanciare delle forti raccomandazioni ai consumatori
allergici e contestualmente un monito alle Istituzioni e agli addetti,
tutti, coinvolti nella manipolazione degli alimenti durante i processi
di produzione, distribuzione, ristorazione e somministrazione dei
prodotti alimentari."
Confermata una diagnosi di allergia alimentare, l’unica forma comprovata
ed attualmente disponibile di trattamento profilattico è evitare del
tutto l’alimento coinvolto. Allo stato attuale, la farmacoterapia delle
allergie alimentari si risolve quindi nel trattamento di emergenza per i
pazienti inavvertitamente esposti all’allergene alimentare già causa
nota di reazione allergica. Peraltro FEDERASMA continua a chiedere da
anni la reale gratuità su tutto il territorio italiano del Kit salvavita
Adrenalina pronta, attualmente fornito gratuitamente solo in alcune
regioni italiane con una inaccettabile disparità di trattamento per i
pazienti a rischio di anafilassi. “Particolarmente delicato è poi il
fenomeno degli allergeni occulti – ha dichiarato la dott.ssa
Paola Minale dell’UOC di Allergologia dell’Azienda Ospedaliera S.
Martino di Genova - causato dalla presenza in modo non esplicito di
un allergene in un alimento apparentemente non correlato al cibo verso
cui è presente allergia. Un esempio classico è rappresentato dalle
guarnizioni di dolci con gelatina di pesce. La confezione industriale
dei cibi ha enormemente amplificato la possibilità di reperire in modo
del tutto inaspettato allergeni occulti (es: latte, o soia nei salumi,
caseina nel vino..) con lo scatenamento di reazioni verso cibi
totalmente estranei ed apparentemente innocui rispetto alle
sensibilizzazioni note."
"Il migliore e probabilmente l’unico modo di affrontare il problema
degli allergeni occulti è l’adozione di una omogenea legislazione sulle
procedure di etichettature dei cibi, che consenta al
soggetto/consumatore allergico, l’esatta conoscenza degli ingredienti,
compresi quelli minori. Una nuova normativa Europea ha recentemente
stabilito norme per l’etichettatura più attenta a chi soffre di allergie
alimentari: certamente un grande passo avanti – ha dichiarato la
Presidente di Federasma – ma che richiede ancora ulteriori
miglioramenti”.
Questa nuova legge stabilisce che su tutti gli alimenti prodotti in
Europa deve obbligatoriamente essere dichiarato ogni ingrediente che
superi il 2% in peso del prodotto finito, mentre prima di questa norma,
l’obbligo sussisteva solo per una percentuale superiore al 25%. Per gli
alimenti considerati comunemente allergenici ( es: soia, arachidi, uova,
latte, noci ) la dichiarazione deve riguardare anche le tracce minime.
“Anche se si tratta di un grande passo in avanti per la prevenzione
delle reazioni anafilattiche – ha concluso Sandra Frateiacci – sono
rimasti fuori dall’obbligo di dichiarazione in etichettatura, alcuni
allergeni ancora considerati di serie b: sono 104 in tutto e questi
ancora attendono deroghe alla normativa per essere inseriti nella lista
“calda”. Per non parlare del fatto che spesso etichettature non
chiaramente leggibili o in diverse lingue sono spesso ancora
pericolosamente fuorvianti per il consumatore allergico."
Per concludere, Federasma ha formulato una serie di proposte rivolte a
sensibilizzare le Istituzioni coinvolte nella legislazione della materia
e contestualmente ad “educare” la categoria dei consumatori allergici:
Formazione paziente e famigliari attraverso corsi teorici - pratici con
partecipazione di allergologi e Associazioni di pazienti
Interventi mirati di informazione e sensibilizzazione per addetti ai
settori della ristorazione collettiva (mense, ristoranti etc)
Revisione della legislazione vigente in materia di etichettatura in base
a conoscenze scientifiche con aggiornamenti periodici e regole precise
che consentano al consumatore allergico di avere un’esatta conoscenza
degli ingredienti, compresi quelli minori e con l’obbligo della
segnalazione dell’aggiunta di nuovi ingredienti a prodotti già in uso,
conoscenza delle fonte di spezie e aromi
Divieto di uso di etichettature fuorvianti o formulate in caratteri
troppo piccoli ed in lingue diverse da quella del paese di
commercializzazione.