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Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali
Il sonno protegge dal cancro? Adriana Albini Resp. Ricerca Oncologica IRCCS Multimedica Sesto S. Giovanni, Milano - Fonte: Repubblica - Salute del 10 Luglio - redazioner@clicmedicina.it
Astensione dal fumo, alimentazione corretta, lavorare in un ambiente non inquinato, rifuggire da sedentarietà, tutto questo fa parte di un "pacchetto" di abitudini di vita che possono diminuire il rischio e quindi l'incidenza dei tumori. Ad essi si aggiunge il rispetto dei turni di sonno e veglia. L'importanza del ritmo circadiano, e delle proteine ad esso legate, interessa sempre di più l'oncologia sperimentale. Molte delle funzioni biologiche dell'essere umano (e degli animali) seguono un pattern ciclico nelle 24 ore, regolato da qualcosa che si può definire un "pacemaker" circadiano, localizzato nell'ipotalamo. La melatonina è un ormone di tipo indoleamina, prodotto nella ghiandola pineale o ipofisi, secreta al buio e durante le ore notturne. Da tempo si è sviluppato il concetto che questo ormone possa essere tra gli agenti protettivi da alcuni tumori.
Una delle prime evidenze sperimentali epidemiologiche, presentata dalla Danish cancer society, risale al 2001. La ricerca dimostrava che, nelle donne tra 30 e 54 anni che svolgevano lavoro notturno per almeno sei mesi, il rischio di sviluppare un cancro al seno era del 50 per cento superiore a quello medio. Secondo gli studiosi, nelle lavoratrici che hanno lavorato a lungo di notte (ad esempio oltre sei anni) il rischio aumentava, arrivando al 70% in più rispetto alle colleghe occupate nelle ore diurne. Era stato postulato che ciò fosse in parte dovuto alla ridotta produzione di melatonina, a cui erano soggette le lavoratrici dei turni di notte. Il concetto che si evince dai dati è che il sonno non basta: bisogna dormire anche di notte.
Su questo secondo punto i dati sono ancora sperimentali. Una ricerca di un paio di anni fa aveva dimostrato l'esistenza di un rapporto causa-effetto tra ridotte concentrazioni dell'ormone melatonina e la maggiore incidenza di tumori negli animali da laboratorio. I risultati dello studio del Bassett Research Institute di Copperstone (NY) e della The Thomas Jefferson University di Filadelfia erano stati pubblicati dalla rivista Cancer Research.
Molti e complessi. Intanto interferisce con l'acido linoleico, di cui il
tumore ha bisogno per crescere. Sequestrandolo, la melatonina ne ritarda
la crescita. La melatonina è inoltre un anti-ossidante che contrasta i
radicali liberi che rendono il DNA delle cellule più suscettibile alle
mutazioni. La melatonina stimola anche la sintesi di serotonina e acido
gamma-aminobutirrico, inibitore neurale legato alla tranquillità.
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