Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 18/07/2008

 

Nuove terapie per il melanoma


Secondo i risultati di uno studio randomizzato di fase III pubblicato lo scorso 11 luglio (Lancet 2008; 372: 117-26), il trattamento a lungo termine con peginterferone alfa-2b dei pazienti con melanoma in stadio III ha un impatto significativo e duraturo sulla sopravvivenza libera da recidiva (relapse-free survival, RFS). Lo studio Adjuvant Therapy with Pegylated Interferon Alfa-2b Versus Observation in Resected Stage III Melanoma: Final Results of EORTC 18991, a Randomized Phase III Trial, coordinato dall’European Organisation for the Research and Treatment of Cancer (EORTC) con l’oncologo olandese Alexander Eggermont, dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, è stato il più grande studio in adiuvante con esito positivo mai condotto su pazienti affetti da melanoma in stadio III.


«La terapia a lungo termine con interferone pegilato dei pazienti con melanoma in stadio III ha avuto un impatto significativo e duraturo sulla sopravvivenza libera da recidiva» ha dichiarato il professor Eggermont, coordinatore dello studio e direttore del Dipartimento di oncologia chirurgica all’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, Olanda.
Tra i risultati più significativi che emergono dallo studio, dopo una mediana di 3,8 anni di follow-up, il rischio di recidiva o decesso è apparso ridotto del 18 per cento [rischio relativo (RR) 0,82; intervallo di confidenza (IC) al 95 per cento 0,71-0,96; p=0,01] nel braccio peginterferone alfa-2b in confronto alla semplice osservazione. L’RFS a quattro anni è stata del 46 per cento nel gruppo in trattamento attivo contro il 39 per cento nel gruppo di controllo.
«Il melanoma è considerato il cancro della cute a più elevata letalità, nonché uno dei più difficili da trattare» ha commentato Robert J. Spiegel, chief medical officer e vice president dello Schering-Plough Research Institute. «I risultati di questo studio rappresentano una tappa importante nello sviluppo basato sull’evidenza di migliori opzioni terapeutiche per i pazienti». Al momento, peginterferone alfa-2b non è comunque approvato per il trattamento del melanoma negli Stati Uniti né nell’Unione Europea.

Lo studio EORTC 18991
Lo studio è stato progettato per valutare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine di peginterferone alfa-2b in confronto alla semplice osservazione. I ricercatori hanno assegnato casualmente i pazienti al trattamento adiuvante con peginterferone alfa-2b (n=627) o alla semplice osservazione (n=629) entro 70 giorni dalla dissezione chirurgica delle stazioni linfonodali loco-regionali tributarie (popolazione intention-to-treat). L’endpoint primario era l’RFS. I partecipanti randomizzati al gruppo in trattamento attivo sarebbero stati sottoposti a una terapia di induzione di otto settimane con peginterferone alfa-2b alla posologia di 6 µg/kg/settimana, seguita da una fase di mantenimento con 3 µg/kg/settimana, per una durata totale del trattamento prevista in cinque anni. Il gruppo di controllo non avrebbe ricevuto terapie. I risultati dello studio sono stati analizzati dall’EORTC.
L’RFS mediana è stata rispettivamente di 34,8 mesi nel braccio peginterferone alfa-2b e 25,6 mesi nel braccio osservazionale, per una differenza di 9,2 mesi. Il miglioramento dell’RFS è stato più marcato nei pazienti con una minore invasione tumorale dei linfonodi in base ai gruppi predefiniti. Il trattamento con peginterferone alfa-2b ha ridotto il rischio di recidiva del 27 per cento (RR 0,73; IC 99 per cento 0,53-1,02; p=0,016; log-rank test) nel sottogruppo dei pazienti con interessamento linfonodale clinicamente non palpabile (microscopico), rispetto al 14 per cento (RR 0,86; IC 99 per cento 0,68-1,10) nei pazienti con linfonodi clinicamente palpabili. Analogamente, nei pazienti con un solo linfonodo “positivo” (cioè invaso dalla malattia) la riduzione del rischio è stata del 29 per cento (RR 0,71; IC 99 per cento 0,53-0,97; p=0,004), rispetto al 6 per cento (RR 0,94; IC 99 per cento 0,73-1,21) nei pazienti con più di un linfonodo positivo.
Il trattamento adiuvante con peginterferone alfa-2b non ha comportato alcun beneficio in termini di sopravvivenza complessiva, che era un endpoint secondario (RR 0,98; IC 95 per cento 0,82-1,16).
Eventi avversi di grado 3 si sono verificati nel 40 per cento dei pazienti (n=246) nel braccio peginterferone alfa-2b e nel 10 per cento (n=60) nel braccio osservazionale. Eventi di grado 4 si sono verificati nel 5 per cento dei pazienti (n=32) nel gruppo in trattamento attivo e nel 2 per cento (n=14) nel gruppo di controllo. Il 31 per cento dei pazienti (n=191) trattati con peginterferone alfa-2b ha interrotto la terapia per tossicità. Sempre in questo gruppo, i più comuni eventi avversi di fase 3-4 sono stati stanchezza (16 per cento, n=97), epatotossicità (11 per cento, n=66) e depressione (6 per cento, n=39).
Nello studio sul melanoma e in altri studi clinici, i pazienti trattati con peginterferone alfa-2b hanno sperimentato effetti collaterali di entità variabile da lieve-moderato a grave-potenzialmente letale. I più comuni effetti collaterali di peginterferone alfa-2b sono sintomi influenzali (tra cui cefalea, stanchezza, malessere generalizzato, dolori, febbre e brividi), depressione, nausea, perdita dell’appetito, diarrea, insonnia, alopecia, reazione locale al sito di iniezione, alterazione dei test di funzionalità epatica, anomalie dell’esame emocromocitometrico (leucopenia, trombocitopenia, neutropenia…), tiroidite e manifestazioni autoimmuni.

Peginterferone
L’interferone è una proteina sintetizzata naturalmente dai globuli bianchi per aiutare il sistema immunitario a combattere alcune infezioni virali e inibire la crescita di particolari tumori maligni. L’interferone alfa-2b “PEGilato” è una forma di interferone a più lunga durata d’azione ottenuta unendo alla molecola di interferone alfa una molecola inerte di glicole polietilenico (PEG). Questa modifica accresce le dimensioni molecolari dell’interferone e ne rallenta la velocità di eliminazione da parte dell’organismo, permettendo di ridurre la frequenza delle sue somministrazioni rispetto a quelle richieste dall’interferone standard.

European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC)
L’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC), fondata nel 1962, è un’organizzazione internazionale non profit di diritto belga per la ricerca sul cancro.
La missione dell’EORTC è sviluppare, condurre, coordinare e stimolare la ricerca traslazionale e clinica in Europa per migliorare la gestione del cancro e dei problemi correlati mediante l’aumento della sopravvivenza ma anche della qualità di vita del paziente. Lo scopo ultimo dell’EORTC è migliorare lo standard dei trattamenti oncologici in Europa tramite la valutazione di nuovi farmaci e di altri approcci terapeutici innovativi, nonché di sperimentare strategie terapeutiche ancora più efficaci, usando farmaci già in commercio, la chirurgia o la radioterapia.
L’EORTC è impegnata a facilitare il passaggio dalle scoperte sperimentali ai trattamenti allo stato dell’arte riducendo al minimo il tempo intercorrente fra la scoperta di nuovi farmaci antitumorali e la sua traduzione pratica in benefici terapeutici per i malati di cancro.
L’EORTC promuove la ricerca oncologica multidisciplinare in Europa ed è legata ad altre primarie organizzazioni di ricerca biomedica in tutto il mondo. La ricerca promossa dall’EORTC ha luogo in più di 300 ospedali, università e centri oncologici in 32 paesi, nei quali la straordinaria rete dei ricercatori EORTC comprende oltre duemila clinici che collaborano su base volontaria in 19 gruppi multidisciplinari. Altre informazioni sono disponibili al sito web dell’EORTC http://www.eortc.be.

 

 






 
 
 
 

  



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