Secondo i risultati di
uno studio randomizzato di fase III pubblicato lo scorso 11 luglio (Lancet
2008; 372: 117-26), il trattamento a lungo termine con peginterferone
alfa-2b dei pazienti con melanoma in stadio III ha un impatto
significativo e duraturo sulla sopravvivenza libera da recidiva (relapse-free
survival, RFS). Lo studio Adjuvant Therapy with Pegylated Interferon
Alfa-2b Versus Observation in Resected Stage III Melanoma: Final Results
of EORTC 18991, a Randomized Phase III Trial, coordinato dall’European
Organisation for the Research and Treatment of Cancer (EORTC) con
l’oncologo olandese Alexander Eggermont, dell’Erasmus University
Medical Center di Rotterdam, è stato il più grande studio in adiuvante
con esito positivo mai condotto su pazienti affetti da melanoma in
stadio III.
«La terapia a lungo termine con interferone pegilato dei pazienti con
melanoma in stadio III ha avuto un impatto significativo e duraturo
sulla sopravvivenza libera da recidiva» ha dichiarato il professor
Eggermont, coordinatore dello studio e direttore del Dipartimento di
oncologia chirurgica all’Erasmus University Medical Center di Rotterdam,
Olanda.
Tra i risultati più significativi che emergono dallo studio, dopo una
mediana di 3,8 anni di follow-up, il rischio di recidiva o decesso è
apparso ridotto del 18 per cento [rischio relativo (RR) 0,82; intervallo
di confidenza (IC) al 95 per cento 0,71-0,96; p=0,01] nel braccio
peginterferone alfa-2b in confronto alla semplice osservazione. L’RFS a
quattro anni è stata del 46 per cento nel gruppo in trattamento attivo
contro il 39 per cento nel gruppo di controllo.
«Il melanoma è considerato il cancro della cute a più elevata
letalità, nonché uno dei più difficili da trattare» ha commentato
Robert J. Spiegel, chief medical officer e vice president dello
Schering-Plough Research Institute. «I risultati di questo studio
rappresentano una tappa importante nello sviluppo basato sull’evidenza
di migliori opzioni terapeutiche per i pazienti». Al momento,
peginterferone alfa-2b non è comunque approvato per il trattamento del
melanoma negli Stati Uniti né nell’Unione Europea.
Lo studio EORTC 18991
Lo studio è stato progettato per valutare l’efficacia e la sicurezza a
lungo termine di peginterferone alfa-2b in confronto alla semplice
osservazione. I ricercatori hanno assegnato casualmente i pazienti al
trattamento adiuvante con peginterferone alfa-2b (n=627) o alla semplice
osservazione (n=629) entro 70 giorni dalla dissezione chirurgica delle
stazioni linfonodali loco-regionali tributarie (popolazione
intention-to-treat). L’endpoint primario era l’RFS. I partecipanti
randomizzati al gruppo in trattamento attivo sarebbero stati sottoposti
a una terapia di induzione di otto settimane con peginterferone alfa-2b
alla posologia di 6 µg/kg/settimana, seguita da una fase di mantenimento
con 3 µg/kg/settimana, per una durata totale del trattamento prevista in
cinque anni. Il gruppo di controllo non avrebbe ricevuto terapie. I
risultati dello studio sono stati analizzati dall’EORTC.
L’RFS mediana è stata rispettivamente di 34,8 mesi nel braccio
peginterferone alfa-2b e 25,6 mesi nel braccio osservazionale, per una
differenza di 9,2 mesi. Il miglioramento dell’RFS è stato più marcato
nei pazienti con una minore invasione tumorale dei linfonodi in base ai
gruppi predefiniti. Il trattamento con peginterferone alfa-2b ha ridotto
il rischio di recidiva del 27 per cento (RR 0,73; IC 99 per cento
0,53-1,02; p=0,016; log-rank test) nel sottogruppo dei pazienti con
interessamento linfonodale clinicamente non palpabile (microscopico),
rispetto al 14 per cento (RR 0,86; IC 99 per cento 0,68-1,10) nei
pazienti con linfonodi clinicamente palpabili. Analogamente, nei
pazienti con un solo linfonodo “positivo” (cioè invaso dalla malattia)
la riduzione del rischio è stata del 29 per cento (RR 0,71; IC 99 per
cento 0,53-0,97; p=0,004), rispetto al 6 per cento (RR 0,94; IC 99 per
cento 0,73-1,21) nei pazienti con più di un linfonodo positivo.
Il trattamento adiuvante con peginterferone alfa-2b non ha comportato
alcun beneficio in termini di sopravvivenza complessiva, che era un
endpoint secondario (RR 0,98; IC 95 per cento 0,82-1,16).
Eventi avversi di grado 3 si sono verificati nel 40 per cento dei
pazienti (n=246) nel braccio peginterferone alfa-2b e nel 10 per cento
(n=60) nel braccio osservazionale. Eventi di grado 4 si sono verificati
nel 5 per cento dei pazienti (n=32) nel gruppo in trattamento attivo e
nel 2 per cento (n=14) nel gruppo di controllo. Il 31 per cento dei
pazienti (n=191) trattati con peginterferone alfa-2b ha interrotto la
terapia per tossicità. Sempre in questo gruppo, i più comuni eventi
avversi di fase 3-4 sono stati stanchezza (16 per cento, n=97),
epatotossicità (11 per cento, n=66) e depressione (6 per cento, n=39).
Nello studio sul melanoma e in altri studi clinici, i pazienti trattati
con peginterferone alfa-2b hanno sperimentato effetti collaterali di
entità variabile da lieve-moderato a grave-potenzialmente letale. I più
comuni effetti collaterali di peginterferone alfa-2b sono sintomi
influenzali (tra cui cefalea, stanchezza, malessere generalizzato,
dolori, febbre e brividi), depressione, nausea, perdita dell’appetito,
diarrea, insonnia, alopecia, reazione locale al sito di iniezione,
alterazione dei test di funzionalità epatica, anomalie dell’esame
emocromocitometrico (leucopenia, trombocitopenia, neutropenia…),
tiroidite e manifestazioni autoimmuni.
Peginterferone
L’interferone è una proteina sintetizzata naturalmente dai globuli
bianchi per aiutare il sistema immunitario a combattere alcune infezioni
virali e inibire la crescita di particolari tumori maligni.
L’interferone alfa-2b “PEGilato” è una forma di interferone a più lunga
durata d’azione ottenuta unendo alla molecola di interferone alfa una
molecola inerte di glicole polietilenico (PEG). Questa modifica accresce
le dimensioni molecolari dell’interferone e ne rallenta la velocità di
eliminazione da parte dell’organismo, permettendo di ridurre la
frequenza delle sue somministrazioni rispetto a quelle richieste
dall’interferone standard.
European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC)
L’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC),
fondata nel 1962, è un’organizzazione internazionale non profit di
diritto belga per la ricerca sul cancro.
La missione dell’EORTC è sviluppare, condurre, coordinare e stimolare la
ricerca traslazionale e clinica in Europa per migliorare la gestione del
cancro e dei problemi correlati mediante l’aumento della sopravvivenza
ma anche della qualità di vita del paziente. Lo scopo ultimo dell’EORTC
è migliorare lo standard dei trattamenti oncologici in Europa tramite la
valutazione di nuovi farmaci e di altri approcci terapeutici innovativi,
nonché di sperimentare strategie terapeutiche ancora più efficaci,
usando farmaci già in commercio, la chirurgia o la radioterapia.
L’EORTC è impegnata a facilitare il passaggio dalle scoperte
sperimentali ai trattamenti allo stato dell’arte riducendo al minimo il
tempo intercorrente fra la scoperta di nuovi farmaci antitumorali e la
sua traduzione pratica in benefici terapeutici per i malati di cancro.
L’EORTC promuove la ricerca oncologica multidisciplinare in Europa ed è
legata ad altre primarie organizzazioni di ricerca biomedica in tutto il
mondo. La ricerca promossa dall’EORTC ha luogo in più di 300 ospedali,
università e centri oncologici in 32 paesi, nei quali la straordinaria
rete dei ricercatori EORTC comprende oltre duemila clinici che
collaborano su base volontaria in 19 gruppi multidisciplinari. Altre
informazioni sono disponibili al sito web dell’EORTC
http://www.eortc.be.