Apre
oggi, a Montecampano di Amelia (tel. 0744/998074), la prima
comunità terapeutica residenziale dell'Umbria rivolta a pazienti
alcool-dipendenti. Il progetto, fortemente voluto dalla direzione dell'Asl
4 di Terni, è stato realizzato dalla stessa Azienda Sanitaria Locale
in collaborazione con l'Associazione V.e.r.i.t.a. Coordinatrice
del progetto è la dottoressa Tamara Sciaboletta.
La legge 125 del 30-03-2001 prevede che in ogni Regione sia realizzata
una struttura residenziale che accolga pazienti alcool-dipendenti che,
nella fase successiva a quella acuta, necessitano di osservazione e di
cure.
In Umbria tale realtà non esiste ed i Servizi di Alcologia si rivolgono
a strutture fuori Regione (Marche, Toscana, Veneto e Lazio) adducendo
disagio alle famiglie e al servizio, ed ingenti spese per la mobilità
passiva.
Il programma residenziale si pone quindi come valida risposta
terapeutica, assistenziale e riabilitativa che offre agli utenti del
territorio e alle loro famiglie opportunità oggi precluse.
Gli obiettivi che si pone il programma terapeutico riabilitativo per
alcool-dipendenti richiedono l’utilizzo di interventi complessi di
natura sociale, sanitaria, psicologica ed educativa che si ottengono con
l’alta integrazione tra pubblico e privato sociale e con un lavoro in
rete con le strutture territoriali preesistenti.
Il servizio terapeutico riabilitativo per persone con problemi
alcool-correlati si pone dunque come esperienza unica nel territorio
regionale, sia per la valenza clinico-assistenziale del programma, sia
per la stretta collaborazione tra pubblico (Asl 4 di Terni) e privato
sociale (Ass. V.e.r.i.t.a.).
Obiettivi
In generale la comunità terapeutica è luogo di ri-abilitazione nel senso
di “rendere abile o restituire un diritto o una funzione a una persona,
anche in termini di stima e di reputazione”.
L’équipe ritiene che sia importante assicurare un ambiente che
garantisca alla persona la possibilità di: sentirsi appartenente e parte
attiva di quel luogo; crescere attraverso la sperimentazione di
relazioni significative, chiare e coerenti; maturare la propria
individualità e autonomia. Tutto ciò nel rispetto della dignità, della
libertà e della unicità della persona.
Nasce pertanto la necessità di affiancare agli interventi comunitari
standardizzati dei programmi terapeutici personalizzati, costruiti su
bisogni, risorse e obiettivi di ogni singolo paziente.
Inoltre la comunità focalizza la propria attività non solo
sull’individuo (e sull’individuo nel gruppo) ma anche sul sistema
familiare (con i gruppi multifamiliari) e, quando possibile, sul sistema
sociale attraverso un reinserimento socio-lavorativo.
Partendo da questi presupposti, la comunità terapeutica per
alcool-dipendenti sviluppa un programma mirato all’interruzioni della
condotta potatoria e, soprattutto, si pone come un luogo/ambiente
finalizzato al miglioramento della qualità della vita ed al pieno
reinserimento sociale degli utenti.
Gli obiettivi generali del programma sono i seguenti:
raggiungimento dell’astinenza completa
cura della propria persona e del proprio spazio
miglioramento della condizione di salute e riacquisizione delle facoltà
preesistenti
assestement farmacologico
sviluppo e accettazione di un nuovo tipo di comportamento individuale
sviluppo di un differente approccio comunicativo e all’interazione,
anche nell’ambito familiare
definizione di un progetto per il futuro reinserimento nel contesto
sociale di appartenenza
supporto al mantenimento della sobrietà.
Tipologia d’utenza
Il programma è rivolto ad utenti ambosessi maggiorenni, italiani e
stranieri, con problemi legati all’uso o alla dipendenza da alcool, ed
esenti da patologie psichiatriche.
La struttura prevede l’accoglienza di 10 utenti in regime residenziale.
Invio
Provvedono all’invio i Servizi di Alcologia, che raccolgono anche le
segnalazioni di medici di base, U. O. di psicologia e psichiatria,
assistenti sociali di case circondariali, CAT, gruppi di auto-aiuto,
ecc…
Eventuali contatti diretti da parte di alcool-dipendenti o del CAT o di
reparti specialistici verranno comunque ricondotti ai Servizi di
riferimento (Ser.T, Alcologia), sia per la parte amministrativa che
terapeutico-progettuale.
Procedure di accesso
Al fine di vagliare l’idoneità dell’accesso al Centro sono previsti
dei colloqui di orientamento diagnostico e di valutazione psico-sociale
delle risorse personali e familiari con gli utenti. Questi colloqui
verranno effettuati dagli operatori del centro. Seguirà una visita
collegiale con il Direttore Sanitario del Centro e con la Responsabile
del Servizio di Alcologia di Narni. In questo modo si raggiungerà la
definizione di un progetto terapeutico individualizzato di concerto con
il servizio inviante.
Il servizio richiedente deve provvedere alla trasmissione di una
dettagliata anamnesi sanitaria e familiare e di una relazione
psicologica con tutti gli elementi utili alla conoscenza dell’utente e
della famiglia, al fine di consentire l’elaborazione di un progetto
comune che veda coinvolte le diverse strutture interessate al caso.
Il Servizio deve inoltre far pervenire la documentazione necessaria al
passaggio delle competenze sanitarie dalla Asl di provenienza al
Servizio di Alcologia di Narni per tutta la durata del programma.
Durata del programma
Il programma prevede una durata variabile, a seconda degli obiettivi
individuali da raggiungere, da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 12
mesi.
È suddiviso in tre momenti:
osservazione
contratto ed elaborazione
svincolo e reinserimento.
L’“osservazione” ha come scopo quello di permettere una conoscenza
reciproca tra la persona che sta entrando e l’équipe della comunità.
Il nuovo utente ha così la possibilità di conoscere la comunità, le sue
regole, gli altri ospiti, ed inserirsi gradualmente.
Allo stesso tempo, l’èquipe può monitorare il comportamento del nuovo
utente e compiere una prima valutazione sulla congruità dell’intervento
proposto in base alle risorse dell’utente.
Durante il periodo di osservazione il nuovo utente non può accedere alle
attività strettamente terapeutiche, ma può partecipare alle riunioni
comunitarie, alle attività ergoterapiche e ludiche ed effettuare
colloqui individuali con gli psicologi della comunità.
La successiva formulazione di un “contratto terapeutico” ha come
obiettivo principale la messa a punto, insieme alla persona, di
un’ipotesi di percorso terapeutico, identificando dei traguardi a breve,
medio e lungo termine.
Gli obiettivi saranno così determinati da una collaborazione tra l’équipe
e l’utente, quest’ultimo incoraggiato ad assumere un ruolo attivo e
propositivo nel determinare le aree su cui intervenire a livello
terapeutico e relazionale.
È una fase volta ad una ri-narrazione ed elaborazione della propria
storia personale e familiare. L’utente viene stimolato a mettersi in
gioco ed a entrare gradualmente in contatto con la propria realtà; viene
sostenuto nel compiere un’analisi della propria vita e del suo rapporto
con le sostanze psicotrope. Durante il processo di interiorizzazione
delle regole e di sviluppo del senso di appartenenza alla comunità,
all’utente viene indotta una forte motivazione nell’intraprendere un
percorso di cambiamento basato sugli obiettivi concordati e co-costruiti
con l’équipe.
L’équipe assegna l’operatore di riferimento, uno
psicologo/psicoterapeuta che seguirà individualmente l’utente per tutto
il programma, sia da un punto di vista terapeutico che formale. L’utente
inizierà a partecipare alle attività di gruppo più strettamente
terapeutiche e la sua famiglia sarà coinvolta attivamente attraverso la
partecipazione ai gruppi multifamiliari.
Tali interventi potranno offrire all’utente la possibilità di sviluppare
appieno la capacità di “elaborazione”.
Il consolidamento di una alleanza terapeutica volta a far emergere
particolari aree tematiche (comunicative, emotive e relazionali)
riconosciute come disagio sottostante l’uso-abuso di alcool, porta al
costante riconoscimento della propria condizione ed è alla base del
percorso di cambiamento.
Inoltre la possibilità di riprogettare quotidianamente il programma
terapeutico, in base a esigenze personali e contestuali in evoluzione,
permette una contrattazione continua degli obiettivi da raggiungere.
Questo sia per quanto riguarda i microobiettivi, che magari sono già
stati raggiunti nel corso del processo terapeutico, che i macroobiettivi,
più facilmente riconducibili alla vera e propria “meta”. Il momento di
“svincolo e reinserimento” è incentrato sul consolidamento degli
obiettivi previsti dal percorso terapeutico e sul distacco progressivo
dalla comunità. Si configura come un periodo di passaggio in quanto
l’utente, pur
continuando ad essere inserito nel contesto comunitario, riprende a
confrontarsi con un contesto sociale e lavorativo allargato.
Questo momento assume un’importanza peculiare nel percorso terapeutico
in quanto “sperimentazione” di una graduale separazione; una modalità
nuova per chi generalmente ha sperimentato solo modalità espulsive o, al
contrario, non ha mai avuto la possibilità di separarsi.
La realizzazione di una separazione pensata, non agita soltanto
d’impulso, costituisce un apprendimento imprescindibile all’interno di
questo percorso terapeutico.
Strumenti terapeutici
La dipendenza da alcool è un disturbo “sistemico” che coinvolge
l’individuo, la famiglia ed anche i sistemi altri in cui l’individuo
stesso è inserito. Il programma di trattamento prevede la presa in
carico di tutti questi sistemi, per quanto possibile, e dunque si
articola a livello individuale, familiare e sociale.
Le attività a cui l’utente partecipa, sono le seguenti
Colloquio individuale (a cadenza settimanale)
Riunione di comunità (a cadenza settimanale)
Gruppo narrativo (a cadenza settimanale)
Laboratorio teatrale (a cadenza settimanale)
Laboratorio d’arte creativa (a cadenza settimanale)
Gruppo tematico (a cadenza quindicinale)
Gruppo multifamiliare (a cadenza quindicinale)
Riunione di valutazione e organizzazione dei lavori (a cadenza
settimanale)
Attività ergoterapiche
Attività ricreative e ludiche.
Il Gruppo narrativo o metodo narrativo-biografico considera centrale
nella vita mentale l'interpretazione della realtà, descritta attraverso
le narrazioni intrapersonali e intersoggettive delle esperienze vissute.
La ri-narrazione della propria biografia effettuata in gruppo, mediante
la descrizione metaforica di un oggetto scelto per parafrasare la
propria vita pregressa, può cambiare vissuti e atteggiamenti nei
confronti della realtà che possono essersi radicati nella ripetizione di
narrazioni mentali e sociali negative. La rilettura della propria storia
può confermare il blocco o lasciare spazio a nuove possibilità narrative
e alla prosecuzione della storia che si snoda intorno a nuovi temi
centrali.
Il laboratorio teatrale si pone l’obiettivo di riattivare il corpo e il
mondo affettivo-intellettivo della persona, di stimolare l’espressione
individuale d’immaginazione e creatività e, a livello relazionale, di
sviluppare l’interazione, la coesione e l’armonia del gruppo.
Il corso prevede attività di gruppo ed esercizi da svolgere
singolarmente o in coppia.
Caratteristica fondamentale del laboratorio è la continua interazione
tra la fase formativa-sperimentale (tecniche di base, esercitazioni ed
improvvisazioni) e quella creativa (sintesi, scrittura e messa in
scena).
Il laboratorio d’arte creativa utilizza tecniche multiple dell'arte
grafico-plastica (pittura, collage, decoupage ed arti applicate) per
ottenere manufatti che diventano simboli comunicabili di pensieri ed
emozioni altrimenti inesprimibili.
La messa in forma visiva e concreta rende condivisibili le immagini e
permette alla persona di rendere riconoscibili desideri, traumi,
aspirazioni, inquietudini e problemi che altrimenti rimarrebbero sopiti.
I gruppi tematici sono gruppi informativi e motivazionali in cui si
affrontano discussioni specifiche sulle varie implicazioni legate alle
problematiche alcool-correlate.
Grazie al sentimento di appartenenza al gruppo e di condivisione
emozionale, il conduttore cerca di attivare e consolidare nel soggetto
la consapevolezza del proprio problema alcool–correlato e di stimolare
la motivazione al cambiamento, due aspetti fondamentali per poter
iniziare qualunque tipo di percorso terapeutico.
I gruppi multifamiliari sono gruppi aperti di confronto e di sostegno e
vedono protagonisti gli utenti insieme alle proprie famiglie. Fanno leva
sul sentimento di appartenenza, cioè quella sensazione che pervade i
membri del gruppo nella condivisione emozionale di esperienze simili.
La famiglia, in quanto protettrice della comunità e sistema di
trasmissione delle caratteristiche culturali alle generazioni future,
può adeguatamente svolgere il suo ruolo solo se gli eventuali problemi
che limitano la comunicazione vengono risolti. Questi gruppi quindi non
sono da vedere come un aiuto dei familiari al membro "malato", ma come
uno stimolo al cambiamento per la famiglia intera.
L’ergoterapia è l’aspetto terapeutico ed educativo legato specificamente
alla vita in comunità. Questa adotta una strutturazione di tempi e spazi
propria: attività e responsabilità lavorative e gestionali e un
particolare rapporto quotidiano con i pari e con gli operatori.
Equipe
Personale terapeutico:
una psicologa coordinatrice
quattro educatori professionali (psicologi, psicoterapeuti)
un operatore per le attività espressive.
Personale medico:
un direttore sanitario medico Asl (presente nel centro una volta a
settimana)
un medico psichiatra referente per i bisogni specifici
un’infermiera professionale.
È prevista una copertura diurna del centro da parte di almeno un membro
dell’equipe con turni di 8 ore dal lunedì al venerdì (9,30-17,30) e una
reperibilità notturna e festiva in caso di necessità.
La complessità del lavoro con un’utenza omogenea ma anche differenziata,
come quella sopra descritta, necessita di un’équipe in cui confluiscano
professionalità complementari. L’integrazione del personale si attua sin
dal momento in cui il paziente fa richiesta di entrare in comunità
terapeutica, attraverso la valutazione e la presa in carico dello
stesso.
Settimanalmente l’équipe si riunisce nel centro residenziale per
progettare, costruire e monitorare i programmi terapeutici.
La riunione d’équipe ha anche lo scopo di verificare e sostenere il
lavoro degli operatori e di favorire un confronto per poter leggere
criticamente ed attivamente gli eventi individuali e di gruppo che
avvengono all’interno della Comunità.
Uno psicoterapeuta esterno alla Comunità, conduce mensilmente la
supervisione rivolta a tutti i membri dell’équipe.
La supervisione ha la funzione di analizzare i singoli interventi
clinici, ponendo l’accento sul vissuto emotivo degli operatori e sulle
loro modalità relazionali in rapporto all’utenza.
Il supervisore ha anche il compito di monitorare e favorire
l’elaborazione delle dinamiche interne all’équipe per agevolare la
collaborazione tra gli operatori.
Uscita dal programma e follow-up
Come descritto, il programma per alcool-dipendenti prevede un percorso
individualizzato, tarato sui bisogni personali di ogni singolo utente.
È necessario prevedere non solo una variabilità sui tempi di permanenza
nel programma, ma anche una molteplicità di sbocchi differenziati,
adeguati alle necessità psico-sociali dei pazienti:
rientro nella realtà di provenienza con presa in carico da parte del
Servizio di Alcologia territorialmente competente
rientro a casa e svolgimento di un programma ambulatoriale che preveda
colloqui psicologici e visite mediche con il personale dell’Ass.
“V.e.r.i.t.a”
partecipazione ai gruppi di auto-aiuto presenti sul territorio di
provenienza
Come si evince, la socializzazione rappresenta un momento fondamentale
nella fase successiva al programma terapeutico, e viene già sperimentato
durante l’esperienza comunitaria. Uscite all’esterno, a casa o in
contesti idonei, sono programmate dall’équipe e sono parte del percorso
terapeutico; sono strutturate in modo tale da favorire un rientro sempre
più frequente nell’ambiente di provenienza. Durante le uscite viene
anche favorita ed auspicata la partecipazione ai CAT o agli A.A., in
modo che l’utente inizi a strutturare una rete di solidarietà e di aiuto
attivo anche esternamente alla famiglia.
È noto che la dipendenza da alcool è un problema che necessita di molti
anni di trattamento e di interventi differenziati, per cui la Comunità
Terapeutica, avendo in carico l’utente per un tempo limitato e per
quanto svolga durante questo intervallo la sua attività terapeutica
nelle modalità più attinenti e mirate, non può che considerarsi altro
che un singolo anello di una ben più lunga catena terapeutica.
È necessario un buon lavoro di integrazione affinché gli utenti
acquisiscano la capacità di farsi aiutare a mantenere o recuperare la
sobrietà, attraverso colloqui e contatti regolari presso i Servizi
pubblici e le strutture del volontariato. (A.T.)