Sesso,
droga e musica rap. O anche musica house e da discoteca. Una ricerca
australiana, condotta su quasi mille ragazzi, ha mostrato l’esistenza di
un legame tra il tipo di musica ascoltata e la tendenza a fare uso di
droghe leggere. E ha dimostrato che lo spinello va forte tra i
frequentatori di eventi musicali in cui si ascolta rap o musica dance e
house, ed è un po’ meno diffuso tra i fan del pop. In questo caso, però,
non si tratta della solita vecchia storia sui possibili effetti negativi
di certa musica, come quella del famigerato Marylin Manson,
spesso additata come causa di comportamenti asociali. La ricerca
condotta da Megan Lim e colleghi, del Centro di epidemiologia e
ricerca sulla salute pubblica dell’istituto Macfarlane Burnet di
Melbourne, in Australia, aveva infatti lo scopo di studiare la
diffusione delle droghe leggere nelle diverse culture giovanili urbane e
di identificare i luoghi più appropriati per intervenire con le campagne
di prevenzione.
Per questo, i ricercatori hanno diffuso dei questionari al pubblico di
un festival musicale e ne hanno raccolti 939, tutti compilati da ragazzi
tra i 16 e i 29 anni. Il risultato è stato chiaro: il 46% di loro ha
dichiarato di aver fatto uso di droga negli ultimi mesi (soprattutto
cannabis), una percentuale decisamente più alta di quella rilevata nella
media dei ragazzi di quell’età da uno studio nazionale del 2004, che si
attestava sul 18%. In particolare, si è visto che in testa ai
consumatori di droga si trovano i ragazzi che amano la musica più
ascoltata nelle discoteche. Ed è lì, conclude lo studio, che si deve
intervenire.
La ricerca è tra quelle pubblicate sull’ultimo numero di Neuromusic
News, la newsletter della Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani. La
fondazione è diventata in questi anni il punto di riferimento italiano e
mondiale per gli studi su musica e cervello ed ha appena concluso il
congresso The Neuroscience and music – III, Disorders and plasticity,
tenutosi il 25 - 28 giugno a Montreal. Il congresso ha fatto seguito ad
altre due edizioni precedenti di grande successo, tenutesi a Venezia nel
2002 e a Lipsia nel 2005, alle quale hanno partecipato psicologi, medici
e ricercatori in neuroscienze di tutto il mondo, per discutere della
percezione e dell’elaborazione della musica in condizioni normali e nel
corso di alcune malattie, e della capacità della musica di intervenire e
di modellare le funzioni del nostro cervello.