Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 01/07/2008

 

La voglia di avere un figlio è più forte di qualsiasi crisi. Aumenta il Turismo procreativo


Aumentano i prezzi e la vita costa sempre di più. Una crisi che si riflette sulle scelte degli italiani. Solo un quarto di loro, infatti, decide di partire per le vacanze estive. Ma per chi ha problemi di fertilità la tendenza è inversa. Sono ben il 54% delle coppie che emigrano per avere un bambino, infatti, a farlo proprio nel periodo estivo. Mentre il turismo estivo cala vertiginosamente (come emerge da un’indagine dell’Adoc), a causa del caro carburanti, dell’aumento degli affitti e dei servizi, cresce a dismisura il Turismo Procreativo.


Nel 2006 il turismo procreativo è cresciuto del 200%. E’, infatti, quadruplicato il numero delle coppie che, con la speranza di concepire un figlio, si sono recate all'estero dopo l'approvazione della Legge 40 del 19 Febbraio 2004 sulla procreazione assistita. Prima dell'approvazione della legge erano 1066 e nel 2006 sono state 4.173 (Fonte: Osservatorio sul Turismo Procreativo). Un trend che non ha accennato a scendere nel 2007. Più della metà delle coppie che emigrano per avere un bambino, lo fanno proprio nel periodo estivo (54%). Nell’ultimo anno, infine, ben il 25% delle strutture straniere ha aperto sui propri siti internet pagine in lingua italiana.


“Le coppie italiane scappano all’estero soprattutto nel periodo estivo - sottolinea Alessandro Di Gregorio, Direttore del Centro Artes di Torino, che opera nel campo della Fecondazione Assistita dal 1982 – E’ proprio in estate che i problemi di fertilità diventano più acuti, ma principalmente si tratta dell’unico periodo dell’anno nel quale queste coppie possono allontanarsi dal lavoro senza problemi, in molti casi rinunciando alle vacanze e pagando il loro viaggio a caro prezzo”

“Si tratta di dati preoccupanti
– spiega il dott. Di Gregorio – ma è l’inevitabile epilogo di una situazione degenerata alla base. La Legge 40 blocca di fatto lo sviluppo della medicina ed impedisce alle coppie che trovano difficoltà nel concepimento di sognare, di sperare ancora. Allora emigrano all’estero, spendendo molti soldi e rischiando di finire in centri poco professionali. Per questo moltiplicano anche i siti web in lingua italiana, perché all’estero vedono l’Italia come un’incredibile fonte di guadagno. Tuttavia restano ancora una parte di pazienti che preferiscono rimanere in Italia dopo aver subito cocenti delusioni all’estero”.

Meta preferita è la Spagna dove è attivo un fiorente mercato di gameti, peraltro a pagamento. Le coppie che vi si recano sono passate da 60 (prima della Legge 40) a 1.365.
La Svizzera viene preferita dal 32% del totale delle coppie per la sua vicinanza e per la lingua in comune con la nostra. In questo paese non si esegue l'ovodonazione in quanto vietata, è in esame una legge diagnosi reimpianto e i donatori di sperma sempre meno disponibili per l'obbligo di rintracciabilità, ma resta il fascino del mito delle cliniche svizzere.

Altri paesi prescelti sono la Francia, a Nizza, il numero delle coppie italiane (proveniente quasi esclusivamente dalla zona ligure) è stazionario attorno al 5% e il Belgio, dove dopo la Legge 40 le coppie che si sono recate a Bruxelles sono passate da 204 a 775. Minore il numero delle coppie che si dirigono in Gran Bretagna, anche a causa del cambio sfavorevole con la sterlina.
Altro riferimento di eccellenza, gli USA, dove in media tre coppie al mese di italiani si recano alla Cornell University ed era così anche prima della Legge 40. Ad Harvard invece il numero è raddoppiato.

I paesi dell’Europa dell’Est stanno diventando meta per chi vuole spendere meno come accade in Repubblica Ceca dove l’affluenza degli italiani è aumentata: da 22 a 500 coppie. Il 10% delle coppie si dirige in Slovenia soprattutto per la vicina area di Trieste. In Grecia in un noto centro di Salonicco le coppie italiane, assenti prima della Legge 40, ora sono il 12% del totale.
Si è registrato un aumento del 20% di italiani anche in Austria. A Salisburgo funziona un nuovo centro che partecipa a un network formato da vari paesi europei. Per la diagnosi preimpianto la rete si appoggia a una struttura a Chicago. Si fa la fecondazione eterologa, ossia con donazione di gameti: ovociti e seme.
Infine in Turchia in un ospedale pubblico di Istanbul le coppie italiane sfiorano il 20% del totale e il paese permette la diagnosi preimpianto.
Numerose richieste si registrano anche a Cipro dove stanno giungendo i primi pazienti dal nostro paese.

“Il tema della fecondazione assistita rimane escluso dai più importanti confronti politici. Eppure le dimensioni del fenomeno sono importanti - continua Alessandro Di Gregorio, il ginecologo che nel 1999 ha ottenuto per la prima volta in Europa una gravidanza a termine tramite trasferimento di citoplasma - Il registro nazionale ha calcolato all’incirca 30.000 nuove coppie ogni anno che si rivolgono alle tecniche di fecondazione assistita di II livello. Oggi, grazie alla legge 40, almeno 15.000-16.000 coppie si rivolgono all’estero, con una spesa media di 8000 euro per ciclo”.

Oltre il 10% della popolazione in età fertile, infatti, ha problemi di salute riproduttiva e ben trentamila coppie ricorrono dalle due alle quattro volte l’anno alla Procreazione medicalmente assistita. Basti considerare che un bambino su cento nasce proprio grazie a questa tecnica. Sono, infatti, oltre un milione i bambini nati “in provetta”.

Ma quali sono i trattamenti più richiesti e i relativi costi?
Secondo l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, al primo posto le ovodonazioni per 7.000 euro, seguite dalla fecondazione in vitro ed embryo transfer (Fivet). I costi si aggirano dai 5.000 euro per una Fivet semplice in Europa ai 30.000 per una Fivet con donazione negli USA.

Un’altra tecnica molto usata è la diagnosi genetica preimpianto, metodologia che serve a identificare l’eventuale presenza di malattie genetiche nell’embrione generato in vitro da coppie ad alto rischio riproduttivo, prima dell’impianto in utero. I costi per questa diagnosi vanno dai 1.500 euro in Europa alle 7.500 Sterline in Gran Bretagna.

In Italia i costi sono paragonabili a questi, ma all’estero bisogna aggiungere le spese dei farmaci, gli eventuali imprevisti e, ovviamente, il viaggio e il soggiorno in un albergo prima e dopo ogni ciclo di fecondazione. Per non parlare dei costi di servizi non richiesti e non necessari.

 

Lamberto Coppola

Il Parere del Prof Lamberto Coppola, direttore del Centro Tecnomed di Nardò

“Questa legge ha generato numerosi problemi, non solo per quel che riguarda la gestione medico-biologica dei pazienti, ma anche e soprattutto di carattere economico e sociale. Basti pensare che se esistono problematiche di coppia non risolvibili in Italia ai sensi della legge 40 (E non per incapacità scientifica dei Centri!) ci si deve rivolgere all’estero, spendere tutti i propri risparmi o i soldi ottenuti mediante mutui dalle banche, con conseguenti deficit della nostra economia nazionale ed esporto di capitale.
La legge 40 è inoltre caratterizzata non solo da imprecisioni dal punto di vista medico - sociale, ma anche da paradossi etici, quale per esempio il divieto di ricorrere alla diagnosi pre-impianto nel pre-embrione, salvo poi far ricorso all’aborto del feto.
Tutto ciò ha favorito il fenomeno italiano del “Turismo Procreativo”, oggi, a distanza di 3 anni, sempre più radicato.
Dopo solo un anno dalla approvazione della legge oltre 3.600 coppie hanno varcato i confini nazionali, ora si pensa che esse siano più che quadruplicate.
Non è possibile infatti conoscere con precisione i dati, perché in viaggi sono discreti e silenziosi.
A nessuno è dato di sapere, solo forse ai familiari più stretti, nemmeno al medico curante.
Le informazioni vengono prese tramite internet e così gli accordi con i vari centri esteri, tra cui la Spagna ha il primato.
Spagna, Svizzera, Belgio, Gran Bretagna, Malta e Stati Uniti accolgono le coppie benestanti, mentre Austria, Repubblica Ceca, Grecia, Ucraina e Slovenia, sono destinazioni scelte dalle coppie con qualche problema di natura economico. Ultimamente anche Israele e Turchia hanno aperto le loro dogane riproduttive alle coppie infertili italiane.
Chi invece, come spesso avviene nel nostro sud, non può spendere e vive alla giornata deve soffrire in silenzio, oppure ricorre al vecchio e sicuro metodo del “fai da te” .
Ci vengono infatti sempre più confidate auto inseminazioni con seme messo a disposizione da amici, ma soprattutto cognati ed addirittura suoceri!
Nel Sud del “Bel Paese” infatti la gente ha quasi geneticamente innato il senso dell’arrangiarsi per sopravvivere….. e sopravvivere significa anche perpetuarsi e riprodursi!
Tutto ciò non viene registrato e quello che è più grave vengono compromessi tutti gli studi epidemiologici nel settore, perché tali dati sfuggono alla conoscenza dell’Istituto Superiore di Sanità per cui il nostro Registro Nazionale li ignora.
Stando così le cose come può essere effettuato il follow-up dei nati da PMA all’estero o dal “fai da te” degli italiani meno abbienti?
Gli Ostetrici non possono conoscere perfettamente i dati e l’anamnesi riproduttiva delle pazienti che si accingono a far partorire ed ai neonatologi non è data possibilità di sapere in quali casi il 50% del patrimonio genetico dei bambini affidati alle loro cure è diverso da quello parentale, perché i genitori hanno il timore di comunicare il concepimento eterologo in un altro stato o peggio ancora se con il “fai da te”. Nei casi di embriodonazione la differenza genetica parentale e fetale è del 100 %.
Il DNA inoltre è anche etnicamente diverso da quello che l’ignaro medico sospetta... tutti noi sappiamo infatti come possono cambiare le caratteristiche biologiche individuali da Est a Ovest dell’Europa, basti pensare alla diversa diffusione in percentuale dei gruppi sanguigni ABO.
La libertà riproduttiva del singolo individuo sia esso paziente, medico o biologo, conquistata con la legge 194/78, è parte inalienabile dei diritti della persona ma è stata annientata dalla attuale legge 40/2004."

 

 






 
 
 
 

  



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