Aumentano i prezzi e la vita costa sempre di più. Una crisi che si
riflette sulle scelte degli italiani. Solo un quarto di loro, infatti,
decide di partire per le vacanze estive. Ma per chi ha problemi di
fertilità la tendenza è inversa. Sono ben il 54% delle coppie che
emigrano per avere un bambino, infatti, a farlo proprio nel periodo
estivo. Mentre il turismo estivo cala vertiginosamente (come emerge da
un’indagine dell’Adoc), a causa del caro carburanti, dell’aumento degli
affitti e dei servizi, cresce a dismisura il Turismo Procreativo.
Nel 2006 il turismo procreativo è cresciuto del 200%. E’, infatti,
quadruplicato il numero delle coppie che, con la speranza di concepire
un figlio, si sono recate all'estero dopo l'approvazione della Legge 40
del 19 Febbraio 2004 sulla procreazione assistita. Prima
dell'approvazione della legge erano 1066 e nel 2006 sono state 4.173
(Fonte: Osservatorio sul Turismo Procreativo). Un trend che non ha
accennato a scendere nel 2007. Più della metà delle coppie che emigrano
per avere un bambino, lo fanno proprio nel periodo estivo (54%).
Nell’ultimo anno, infine, ben il 25% delle strutture straniere ha aperto
sui propri siti internet pagine in lingua italiana.
“Le coppie italiane scappano all’estero soprattutto nel periodo
estivo - sottolinea Alessandro Di Gregorio, Direttore del
Centro Artes di Torino, che opera nel campo della Fecondazione Assistita
dal 1982 – E’ proprio in estate che i problemi di fertilità diventano
più acuti, ma principalmente si tratta dell’unico periodo dell’anno nel
quale queste coppie possono allontanarsi dal lavoro senza problemi, in
molti casi rinunciando alle vacanze e pagando il loro viaggio a caro
prezzo”
“Si tratta di dati preoccupanti – spiega il dott. Di Gregorio –
ma è l’inevitabile epilogo di una situazione degenerata alla base. La
Legge 40 blocca di fatto lo sviluppo della medicina ed impedisce alle
coppie che trovano difficoltà nel concepimento di sognare, di sperare
ancora. Allora emigrano all’estero, spendendo molti soldi e rischiando
di finire in centri poco professionali. Per questo moltiplicano anche i
siti web in lingua italiana, perché all’estero vedono l’Italia come
un’incredibile fonte di guadagno. Tuttavia restano ancora una parte di
pazienti che preferiscono rimanere in Italia dopo aver subito cocenti
delusioni all’estero”.
Meta preferita è la Spagna dove è attivo un fiorente mercato di gameti,
peraltro a pagamento. Le coppie che vi si recano sono passate da 60
(prima della Legge 40) a 1.365.
La Svizzera viene preferita dal 32% del totale delle coppie per la sua
vicinanza e per la lingua in comune con la nostra. In questo paese non
si esegue l'ovodonazione in quanto vietata, è in esame una legge
diagnosi reimpianto e i donatori di sperma sempre meno disponibili per
l'obbligo di rintracciabilità, ma resta il fascino del mito delle
cliniche svizzere.
Altri paesi prescelti sono la Francia, a Nizza, il numero delle coppie
italiane (proveniente quasi esclusivamente dalla zona ligure) è
stazionario attorno al 5% e il Belgio, dove dopo la Legge 40 le coppie
che si sono recate a Bruxelles sono passate da 204 a 775. Minore il
numero delle coppie che si dirigono in Gran Bretagna, anche a causa del
cambio sfavorevole con la sterlina.
Altro riferimento di eccellenza, gli USA, dove in media tre coppie al
mese di italiani si recano alla Cornell University ed era così anche
prima della Legge 40. Ad Harvard invece il numero è raddoppiato.
I paesi dell’Europa dell’Est stanno diventando meta per chi vuole
spendere meno come accade in Repubblica Ceca dove l’affluenza degli
italiani è aumentata: da 22 a 500 coppie. Il 10% delle coppie si dirige
in Slovenia soprattutto per la vicina area di Trieste. In Grecia in un
noto centro di Salonicco le coppie italiane, assenti prima della Legge
40, ora sono il 12% del totale.
Si è registrato un aumento del 20% di italiani anche in Austria. A
Salisburgo funziona un nuovo centro che partecipa a un network formato
da vari paesi europei. Per la diagnosi preimpianto la rete si appoggia a
una struttura a Chicago. Si fa la fecondazione eterologa, ossia con
donazione di gameti: ovociti e seme.
Infine in Turchia in un ospedale pubblico di Istanbul le coppie italiane
sfiorano il 20% del totale e il paese permette la diagnosi preimpianto.
Numerose richieste si registrano anche a Cipro dove stanno giungendo i
primi pazienti dal nostro paese.
“Il tema della fecondazione assistita rimane escluso dai più
importanti confronti politici. Eppure le dimensioni del fenomeno sono
importanti - continua Alessandro Di Gregorio, il ginecologo che nel
1999 ha ottenuto per la prima volta in Europa una gravidanza a termine
tramite trasferimento di citoplasma - Il registro nazionale ha
calcolato all’incirca 30.000 nuove coppie ogni anno che si rivolgono
alle tecniche di fecondazione assistita di II livello. Oggi, grazie alla
legge 40, almeno 15.000-16.000 coppie si rivolgono all’estero, con una
spesa media di 8000 euro per ciclo”.
Oltre il 10% della popolazione in età fertile, infatti, ha problemi di
salute riproduttiva e ben trentamila coppie ricorrono dalle due alle
quattro volte l’anno alla Procreazione medicalmente assistita. Basti
considerare che un bambino su cento nasce proprio grazie a questa
tecnica. Sono, infatti, oltre un milione i bambini nati “in provetta”.
Ma quali sono i trattamenti più richiesti e i relativi costi?
Secondo l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, al primo posto le
ovodonazioni per 7.000 euro, seguite dalla fecondazione in vitro ed
embryo transfer (Fivet). I costi si aggirano dai 5.000 euro per una
Fivet semplice in Europa ai 30.000 per una Fivet con donazione negli
USA.
Un’altra tecnica molto usata è la diagnosi genetica preimpianto,
metodologia che serve a identificare l’eventuale presenza di malattie
genetiche nell’embrione generato in vitro da coppie ad alto rischio
riproduttivo, prima dell’impianto in utero. I costi per questa diagnosi
vanno dai 1.500 euro in Europa alle 7.500 Sterline in Gran Bretagna.
In Italia i costi sono paragonabili a questi, ma all’estero bisogna
aggiungere le spese dei farmaci, gli eventuali imprevisti e, ovviamente,
il viaggio e il soggiorno in un albergo prima e dopo ogni ciclo di
fecondazione. Per non parlare dei costi di servizi non richiesti e non
necessari.
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Lamberto Coppola |
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Il Parere del Prof Lamberto Coppola, direttore del Centro Tecnomed di
Nardò
“Questa legge ha generato numerosi problemi, non solo per quel che
riguarda la gestione medico-biologica dei pazienti, ma anche e
soprattutto di carattere economico e sociale. Basti pensare che se
esistono problematiche di coppia non risolvibili in Italia ai sensi
della legge 40 (E non per incapacità scientifica dei Centri!) ci si deve
rivolgere all’estero, spendere tutti i propri risparmi o i soldi
ottenuti mediante mutui dalle banche, con conseguenti deficit della
nostra economia nazionale ed esporto di capitale.
La legge 40 è inoltre caratterizzata non solo da imprecisioni dal punto
di vista medico - sociale, ma anche da paradossi etici, quale per
esempio il divieto di ricorrere alla diagnosi pre-impianto nel
pre-embrione, salvo poi far ricorso all’aborto del feto.
Tutto ciò ha favorito il fenomeno italiano del “Turismo Procreativo”,
oggi, a distanza di 3 anni, sempre più radicato.
Dopo solo un anno dalla approvazione della legge oltre 3.600 coppie
hanno varcato i confini nazionali, ora si pensa che esse siano più che
quadruplicate.
Non è possibile infatti conoscere con precisione i dati, perché in
viaggi sono discreti e silenziosi.
A nessuno è dato di sapere, solo forse ai familiari più stretti, nemmeno
al medico curante.
Le informazioni vengono prese tramite internet e così gli accordi con i
vari centri esteri, tra cui la Spagna ha il primato.
Spagna, Svizzera, Belgio, Gran Bretagna, Malta e Stati Uniti accolgono
le coppie benestanti, mentre Austria, Repubblica Ceca, Grecia, Ucraina e
Slovenia, sono destinazioni scelte dalle coppie con qualche problema di
natura economico. Ultimamente anche Israele e Turchia hanno aperto le
loro dogane riproduttive alle coppie infertili italiane.
Chi invece, come spesso avviene nel nostro sud, non può spendere e vive
alla giornata deve soffrire in silenzio, oppure ricorre al vecchio e
sicuro metodo del “fai da te” .
Ci vengono infatti sempre più confidate auto inseminazioni con seme
messo a disposizione da amici, ma soprattutto cognati ed addirittura
suoceri!
Nel Sud del “Bel Paese” infatti la gente ha quasi geneticamente innato
il senso dell’arrangiarsi per sopravvivere….. e sopravvivere significa
anche perpetuarsi e riprodursi!
Tutto ciò non viene registrato e quello che è più grave vengono
compromessi tutti gli studi epidemiologici nel settore, perché tali dati
sfuggono alla conoscenza dell’Istituto Superiore di Sanità per cui il
nostro Registro Nazionale li ignora.
Stando così le cose come può essere effettuato il follow-up dei nati da
PMA all’estero o dal “fai da te” degli italiani meno abbienti?
Gli Ostetrici non possono conoscere perfettamente i dati e l’anamnesi
riproduttiva delle pazienti che si accingono a far partorire ed ai
neonatologi non è data possibilità di sapere in quali casi il 50% del
patrimonio genetico dei bambini affidati alle loro cure è diverso da
quello parentale, perché i genitori hanno il timore di comunicare il
concepimento eterologo in un altro stato o peggio ancora se con il “fai
da te”. Nei casi di embriodonazione la differenza genetica parentale e
fetale è del 100 %.
Il DNA inoltre è anche etnicamente diverso da quello che l’ignaro medico
sospetta... tutti noi sappiamo infatti come possono cambiare le
caratteristiche biologiche individuali da Est a Ovest dell’Europa, basti
pensare alla diversa diffusione in percentuale dei gruppi sanguigni ABO.
La libertà riproduttiva del singolo individuo sia esso paziente, medico
o biologo, conquistata con la legge 194/78, è parte inalienabile dei
diritti della persona ma è stata annientata dalla attuale legge
40/2004."