Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 30/06/2008

 

L’esasperazione dell’immagine corporea: la dismorfofobia


Anna Carderi - Psicologa -- redazione@clicmedicina.it

Anna Carderi -  psicologa

Diete da fame, giornate estenuanti passate in palestra, massaggi e quanto altro per modellare forme, distendere rughe, far fronte a manifestazioni vascolari e se questo non dovesse bastare ci pensa padre chirurgo a riparare l’errore di una natura che con noi si è rivelata un po’ matrigna. Tutto ciò rientra nei “normali” clichè di una società mediaticamente consumistica e fin troppo eccedente nel dare importanza all’immagine fisica. Quando, però, la “normale” preoccupazione di avere un presunto difetto fisico diventa eccessiva o delirante e causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti, ci troviamo dinanzi ad una grave patologia: la dismorfofobia.


È una patologia grave sia per quanto riguarda i costi sociali che per il grado di sofferenza collegata al disturbo. Queste persone si sentono ridicole, deformi ed i numerosi controlli allo specchio non fanno altro che confermare le loro convinzioni. Frequenti sono anche le condotte tese a migliorare, nascondere o eliminare il difetto fisico. Alcuni dismorfofobici per esempio picchiettano ripetutamente con le dita la parte del corpo percepita come deforme oppure adottano un particolare modo di vestire o di truccarsi. Altri utilizzano illuminazioni speciali e lenti di ingrandimento per esaminare il proprio “difetto”. Possono esservi comportamenti esagerati di pulizia (per es. eccessi nel pettinarsi, nel depilarsi, applicazioni ritualizzate di cosmetici, manipolazione della pelle).
Quasi immancabili sono i ripetuti controlli medici, soprattutto dermatologici, di chirurgia plastica e odontoiatrici, che assumono carattere rassicurativo-ansiolitico nei confronti dell’angoscioso vissuto di avere un difetto fisico. Le lamentele riguardano anomalie lievi o immaginarie della faccia o della testa, capelli più o meno folti, acne, rughe, cicatrici, couperose, sudorazione, asimmetrie o sproporzioni del viso, oppure eccessiva peluria.


Altre preoccupazioni comuni riguardano la forma, le misure o qualche altro aspetto del naso, degli occhi, delle palpebre, delle sopracciglia, delle orecchie, della bocca, delle labbra, dei denti, della mascella, del mento, delle guance o della testa. Tuttavia ogni altra parte del corpo, compresa quella genitale, o più parti del corpo simultaneamente, possono diventare motivo di preoccupazione.
I numerosi interventi e le terapie correttive a cui il/la dismorfofobico/a si sottopone sono prettamente inutili poichè non attenuano la convinzione che una parte del loro corpo rende il proprio aspetto mostruoso e ripugnante. Difficilmente questi soggetti sono soddisfatti dell’intervento ed occasionalmente, possono ricorrere a misure estreme come l’autochirurgia per correggere il difetto.


Quando la convinzione di avere un “deformità” assume caratteristiche deliranti, il soggetto può arrivare ad isolarsi spinto dalla convinzione di essere osservato, notato, deriso, o può giungere alla messa in atto di pratiche suicidarie.
L’età d’insorgenza è compresa tra l’adolescenza e la prima età adulta.
Fattori premorbosi che sembrano predisporre allo sviluppo della dismorfofobia riguardano tratti della personalità ossessivo-compulsivi, astenici o ipostenici, autocritici, insicuri, perfezionisti.
Il trattamento mira a far rielaborare il conflitto soggiacente la convinzione di avere un’anomalia fisica.

 

 






 
 
 
 

  



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