Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 27/06/2008

 

Risultati incoraggianti per i pazienti affetti da AML


Genzyme Corp. (NASDAQ: GENZ) ha riportato i dati preliminari di un importante studio di fase 2 volto a valutare la sicurezza e l'efficacia di Clolar® (clofarabina) come singolo agente per la cura di pazienti anziani affetti da leucemia mieloide acuta (AML) non trattati in precedenza e considerati non idonei alla chemioterapia di induzione convenzionale “7+3” con antraciclina più citarabina, perché probabilmente non ne beneficerebbero.
I risultati della sperimentazione clinica CLASSIC-II mostrano che i pazienti trattati con clofarabina in monoterapia presentano, anche nel caso di fattori prognostici sfavorevoli, una frequenza di remissione totale (valutata dal medico sperimentatore) del 45%, ed effetti collaterali correlati alla terapia, controllabili con specifica terapia. Inoltre la mortalità per tutte le cause a 30 giorni, uno degli endpoint secondari in questo studio, è stata solo del 9,6%, allineata quindi agli esiti dei trattamenti esistenti. I dati dello studio sono stati presentati al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.
"Gli esiti terapeutici dei pazienti anziani affetti da AML non sono migliorati negli ultimi 30 anni" ha affermato Mark J. Enyedy, presidente di Genzyme Oncology, una delle Business Unit di Genzyme Corporation. "Questi dati evidenziano che clofarabina può diventare un’opzione terapeutica innovativa e senz'altro di grande utilità per questi pazienti. Siamo fiduciosi di poter inoltrare negli Stati Uniti la domanda per l’estensione delle indicazioni alla terapia di prima linea per l'AML nell'adulto entro la fine dell’anno, e di fare altrettanto in Europa nello stesso periodo."

Risultati dello studio
Come riportato all'ASCO, il risultato terapeutico basato sul giudizio dello sperimentatore evidenzia una frequenza di remissione complessiva del 45% tra i pazienti trattati con clofarabina come unico trattamento antineoplastico, suddivisibile in un 40% di pazienti nei quali si registra una remissione completa e un 5% raggiunge una remissione completa pur se in presenza di un recupero solo parziale della piastrinopenia. La remissione in questo studio è stata infatti definita complessivamente come un paziente che raggiunge o la remissione completa o la remissione completa ma associata a un recupero solo parziale delle piastrine. Gli endpoint secondari hanno incluso la durata della remissione, la sopravvivenza libera da malattia, la sopravvivenza totale, la tollerabilità e la mortalità a 30 giorni. I dati dello studio CLASSIC-II si basano sugli esiti clinici di 115 pazienti trattati in 20 centri degli Stati Uniti.
I dati mostrano inoltre una frequenza di remissione totale pari al 50% tra i pazienti con pregressi disordini ematici, al 43% tra i pazienti con un profilo citogenetico sfavorevole, al 40% tra i pazienti di età pari o superiore a 70 anni ed al 38% tra i pazienti con un indice funzionale ECOG pari a 2. Anche le frequenze di remissione nei pazienti che presentavano all’arruolamento la concomitante presenza di un massimo di 3 fattori di rischio pre-definiti è risultata superiore al 40%.
Lo studio ha dimostrato inoltre che il profilo di tossicità di clofarabina è prevedibile e gestibile con specifici trattamenti. Gli eventi indesiderati correlati al farmaco che si sono manifestati in più del 15% dei pazienti hanno compreso nausea, neutropenia febbrile, vomito, diarrea ed eruzione cutanea, venendo classificati nella maggior parte dei casi di grado 1 o 2. Come atteso, si sono manifestate nella maggioranza dei pazienti, neutropenia e trombocitopenia di grado 4. Solo 5 dei 115 pazienti hanno tuttavia interrotto il trattamento a causa di un evento indesiderato o dello sviluppo di una tossicità specifica tale da precludere la possibilità di proseguire con la terapia. L’arruolamento nello studio è stato completato, e i pazienti vengono seguiti per valutare la durata della remissione, la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza totale. Un gruppo indipendente di ematologi ed ematopatologi sta confermando le valutazioni sull’esito della terapia espresse dagli sperimentatori.
"Oltre agli importanti risultati complessivi relativi alla sicurezza e all'efficacia di clofarabina come monoterapia, stiamo osservando risposte significative anche nei pazienti anziani che presentano anomalie citogenetiche dal valore prognostico sfavorevole, se trattati con il farmaco" ha affermato il Dr. Harry P. Erba dell’Università del Michigan, uno dei coordinatori della ricerca. "Questo studio consente di identificare un nuovo approccio terapeutico per quei pazienti che probabilmente non si gioverebbero della chemioterapia di induzione convenzionale "7+3", e avvalora l'importanza di considerare il profilo citogenetico dei pazienti prima di avviare il trattamento di induzione."
"I risultati positivi osservati in questo studio supportano in modo convincente la possibilità di trattare con un nuovo approccio terapeutico i pazienti anziani affetti da AML con fattori prognostici sfavorevoli" ha aggiunto il Dr. Hagop Kantarjian dell’ MD Anderson Cancer Center, l'altro coordinatore dello studio CLASSIC-II. "Precedenti studi condotti nel nostro Centro e già pubblicati hanno evidenziato che i pazienti anziani affetti da AML, nei quali siano evidenziabili da uno a tre fattori prognostici sfavorevoli, sono a rischio di una più bassa frequenza di remissione completa e più elevata mortalità a 60 giorni. Stiamo aspettando di analizzare i risultati finali dello studio, basati sul giudizio clinico indipendente, soprattutto i dati relativi alla durata della remissione in questa popolazione così difficile da trattare”.
Oltre alla presentazione all'ASCO, il Dr. Erba ha presentato i dati preliminari dello studio CLASSIC-II anche al meeting dell'European Hematology Association tenutosi domenica 15 giugno a Copenhagen, in Danimarca.

Disegno dello studio
I pazienti dello studio CLASSIC-II dovevano essere affetti da AML non precedentemente trattata, dovevano avere un'età superiore a 60 anni e lasciar presupporre di non poter trarre beneficio dalla chemioterapia di induzione convenzionale in base alla presenza di almeno uno dei seguenti fattori prognostici avversi: età superiore o pari a 70 anni, preesistenza di altri disordini ematologici quali una sindrome mielodisplastica (MDS), presenza di precarie condizioni di salute all’inclusione o caratteristiche citogenetiche intermedie o non favorevoli. Inoltre i pazienti non dovevano aver ricevuto in precedenza alcun trattamento specifico ed essere considerati non idonei alla chemioterapia di induzione convenzionale (7+3 antraciclina più citarabina) per la presenza alla visita iniziale di almeno uno dei fattori prognostici sfavorevoli precedentemente evidenziati.
I pazienti ricevevano un ciclo di induzione di clofarabina per via endovenosa, somministrata alla dose di 30 mg/m2 al giorno per 5 giorni consecutivi; successivamente, in base alla risposta, potevano ricevere un massimo di altri 5 cicli di trattamento alla dose di 20 mg/m2 al giorno per 5 giorni consecutivi.

Importanti traguardi medici ancora da raggiungere
Lo studio CLASSIC-II è stato progettato per rispondere ad un'importante esigenza medica che, nei pazienti anziani affetti da AML, risulta tutt’ora insoddisfatta a causa delle limitate possibilità di trattamento. Secondo l'American Cancer Society ogni anno negli Stati Uniti a circa 6.500 individui sopra i 60 anni viene diagnosticata l'AML. La sopravvivenza media per questi soggetti, pur se in presenza di una terapia specifica, può variare da 1 a 13 mesi e la sopravvivenza a 5 anni negli ultimi 30 anni è stata costantemente inferiore al 10-15%. I pazienti anziani affetti da AML spesso presentano aspetti della malattia, quali caratteristiche citogenetiche sfavorevoli (avverse) e pregressi disordini ematologici come la MDS, che determinano una risposta inferiore ed esiti terapeutici peggiori rispetto ai pazienti più giovani trattati con chemioterapia di induzione convenzionale. Inoltre la chemioterapia di induzione convenzionale è scarsamente tollerata nei pazienti anziani con fattori di rischio sfavorevoli e la mortalità precoce nella fase di induzione, variabile in genere tra il 10 ed il 30%, può superare il 30% nei pazienti anziani con uno scarso stato prestazionale di partenza.
Questo studio è stato sviluppato sulla base dei promettenti risultati ottenuti in 2 precedenti studi nei quali clofarabina è stata utilizzata come unico agente antineoplastico per il trattamento di pazienti anziani affetti da AML, non trattati in precedenza e giudicati inadatti alla chemioterapia tradizionale per la presenza di condizioni cliniche scadenti e malattie concomitanti. Questi studi sono stati condotti dal Dr. Alan Burnett della Cardiff University nel Regno Unito e sono stati presentati ai precedenti meeting dell'American Society of Hematology.

Sviluppo clinico di Clolar
É in atto un importante studio di fase 3, separato (CLASSIC I) su clofarabina in pazienti di almeno 55 anni affetti da recidiva di AML e precedentemente trattati con almeno uno, ma non più di 2, regimi di induzione. Questo studio, controllato con placebo, in doppio cieco e randomizzato, confronterà la combinazione di clofarabina e citarabina (Ara-C) con citarabina come agente singolo.
E’ in fase di attivazione un secondo studio di fase 3 su clofarabina, sponsorizzato dall'Eastern Cooperative Oncology Group e che arruolerà i pazienti a partire dal prossimo anno. Questo studio confronterà clofarabina come monoterapia rispetto alla chemioterapia di induzione convenzionale nei pazienti affetti da AML non trattati, con età pari o superiore a 60 anni, considerati non idonei alla chemioterapia di induzione convenzionale.

 

 






 
 
 
 

  



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