Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 19/06/2008

 

Perdita di memoria e Apnea Notturna


I corpi mammillare del cervello sono implicati nel mantenimento della memoria. Secondo uno studio pubblicato su Neurosci Lett. 2008 (438: 330-4) la diminuzione del loro volume è presente nei soggetti con apnea notturna, che presentano anche un calo di memoria. Si tratta di un dato importante, in quanto i pazienti che soffrono di perdita di memoria derivante da altri elementi, come alcolismo o morbo di Alzheimer, presentano a loro volta una riduzione del volume di queste strutture. La perdita di memoria negli alcolisti viene trattata con massive quantità di vitamina B1, e si sospetta che questa vitamina aiuti le cellule morenti a riprendersi, consentendo al cervello di usarle di nuovo. In particolare è stato rilevato tramite RM ad alta risoluzione che i corpi mammillari, strutture cerebrali implicate nella memoria, risultano più piccoli del 20 percento nei pazienti con apnea nel sonno rispetto agli altri. Dato che si tratta di strutture relativamente piccole che si trovano nelle parti profonde dell'encefalo, molto vicine all'osso ed al fluido cerebrospinale centrale, esse sono piuttosto difficili da rilevare con le tecniche standard.


Secondo un articolo pubblicato su Am J Respir Crit Care Med 2007 (176: 706-12) è utile curare l’apnea notturna in quanto si riduce l’arteriosclerosi e forse anche l’infarto. L'apnea ostruttiva nel sonno è stata connessa ad infarto miocardico ed ictus, ed entrambe le associazioni sono mediate dagli effetti dell'arteriosclerosi, ma non era finora chiaro se il trattamento dell'apnea riduca il carico arteriosclerotico.
L'apnea notturna è l'interruzione del respiro durante il sonno, di solito legata all'eccesso di peso. E' caratterizzata da episodi che si ripetono anche 'centinaia di volte' con brevi intervalli di 10-30 secondi. Durante questi episodi l'ossigenazione del sangue tende a ridursi anche pericolosamente. I pazienti che ne soffrono sono da considerarsi a rischio di attacchi cardiaci o ictus.


L’aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca degli individui che soffrono di apnea notturna ha risvolti emodinamici che possono far aggravare le difficoltà cardiovascolari. Degli studi hanno indicato che fino ad un terzo dei pazienti con problemi di cuore possono anche avere apnea ostruttiva notturna.

 

 






 
 
 
 

  



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