Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 19/06/2008

 

La fascia del piede complica il diabete


Chi l’avrebbe mai detto. Anche la fascia plantare del piede può complicare il diabete. Più precisamente sembra che ad un aumento di spessore della fascia plantare corrisponda un danno a livello microvascolare, specialmente nei diabetici tipo 1. Lo spessore della fascia plantare viene effettuato ecograficamente. Dunque si dovrebbe concludere che proprio questo spessore della fascia rappresenti un fattore predittivo indipendente di complicazioni microvascolari future negli adolescenti con diabete di tipo 1. E’ quanto viene riferito in un articolo pubblicato su Diabetes Care. 2008 (31: 1201-6). La misurazione diretta della glicazione del collagene richiede però biopsie cutanee, il che limita il suo uso in ambito clinico. La fascia plantare risulta spesso ispessita nei diabetici, è ricca in collagene ed è suscettibile al danno dell'iperglicemia cronica e dello stress ossidativo.

Il diabete è una malattia metabolica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue, condizione detta iperglicemia. A lungo termine, questo disturbo può avere effetti pericolosi per la salute del sistema cardiocircolatorio centrale e periferico, poiché può portare a malattie quali ipertensione, infarto e ictus, oltre che ad insufficienza renale, retinopatie e anche neuropatie.

L'iperglicemia si sviluppa per la mancata azione dell'insulina, un ormone prodotto da particolari ghiandole del pancreas, dette isole di Langherans, che svolge diverse attività metaboliche essenziali al buon funzionamento dell'organismo. Primo fra tutti, l'assorbimento da parte delle cellule del glucosio, la principale fonte di energia per l'organismo.

Oltre a permettere l'assorbimento del glucosio da parte delle cellule, questo ormone ne permette anche la trasformazione in glicogeno e tessuto adiposo, che fungono da depositi di energia per l'organismo, ed è attivo nell'assorbimento degli aminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici.

In condizioni di salute, il livello di zuccheri nel sangue viene mantenuto stabile grazie all'azione costante dell'insulina, la cui produzione aumenta o diminuisce in rapporto alla quantità di glucosio da metabolizzare. Quando questo meccanismo non funziona, i livelli di zuccheri nel sangue possono aumentare, inducendo l'iperglicemia tipica del diabete.

Epidemiologia
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo soffrono di diabete circa 180 milioni di persone; questo numero è destinato a raddoppiare nel 2030.
Solo in Italia i diabetici sono più di 2 milioni 700mila, con una prevalenza del 4,5% (dato ISTAT 2006) della popolazione. La prevalenza aumenta con l’età, passando dal 2,5% dei cinquantenni al 16,3% nelle persone con età superiore ai 75 anni.
A causa delle complicanze da diabete, ogni anno muoiono più di un milione di persone nel mondo.

Esistono diverse forme di diabete, dovute a disturbi metabolici di diversa natura. I principali sono il diabete di tipo I e quello di tipo II.
Il diabete di tipo I, detto “insulino dipendente”, è una malattia autoimmune che induce la distruzione delle cellule deputate alla produzione dell'insulina, le cellule beta del pancreas. Di conseguenza, l'organismo non produce questo ormone, che deve essere assunto quotidianamente dal paziente. Questo tipo di diabete insorge generalmente in giovanissima età e rappresenta il 10% dei casi totali di diabete.
Tuttavia la forma più diffusa è il diabete di tipo II, o diabete degli adulti, che rappresenta il 90% dei casi.

 

 






 
 
 
 

  



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