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Prof Francesco
Raspagliesi |
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Una commissione indipendente in ogni ospedale per analizzare il lavoro
svolto per i casi oncologici sulla base di alcuni criteri: numero di
nuovi casi, percentuale di complicanze, recidive e decessi, tempi di
attesa. Istituzione di una scuola specialistica in ginecologia
oncologica con relativo accreditamento degli specialisti, individuazione
di medici e strutture specializzate in oncologia ginecologica attraverso
direttive regionali e nazionali.
Queste sono alcune delle proposte che emergono dal volume “Requisiti
minimi per il trattamento delle neoplasie ginecologiche” (Edizioni
Editeam sas), presentato oggi in Regione presso l’Assessorato alla
Sanità alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia,
Luciano Bresciani.
Il volume è un’iniziativa del Professor Francesco Raspagliesi,
Responsabile della Struttura complessa di Oncologia Ginecologica
dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e del consiglio direttivo
della Siog (Societa’ Italiana Oncologia Ginecologica) che hanno
affrontato l’analisi degli “standard” minimi qualitativi che ogni centro
ospedaliero dovrebbe garantire per potere trattare adeguatamente le
proprie pazienti nel campo dell’oncologia ginecologica.
“L’aziendalizzazione delle strutture sanitarie – dichiara il
Professor Francesco Raspagliesi - unitamente alle politiche di
drg per la gestione ospedaliera (DRG - Diagnosis Related Group, la
classificazione dei pazienti dimessi), potrebbe contribuire ad evitare
alcuni paradossi come la somministrazione più frequente di cure alle
pazienti in strutture periferiche deficitarie dei mezzi adeguati
piuttosto che la delega ai centri ospedalieri idonei. Tali centri
ospedalieri devono invece essere aiutati e sostenuti attraverso una
maggiore formazione del personale, attraverso l’introduzione di un
sistema per l’accreditamento degli specialisti nella materia e
possibilmente con l’istituzione di una Scuola di Specialità di Oncologia
Ginecologica. La strada in questa direzione potrebbe essere tracciata
– continua Raspagliesi - dal Ministero della Sanità attraverso
delle direttive governative che sostengano questa impostazione. Noi
abbiamo compiuto il primo passo individuando scientificamente i
requisiti qualitativi minimi per il trattamento delle neoplasie
ginecologiche. Servirebbe un intervento di peso da parte del Sistema
Sanitario Nazionale verso la loro applicazione per garantire le cure
adeguate alle pazienti colpite”.
Nel volume, scritto dal professor Francesco Raspagliesi insieme a
Massimo Franchi, Angiolo Gadducci e al consiglio direttivo della
Siog, vengono codificate le caratteristiche di organizzazione e qualità
che ogni centro ospedaliero dovrebbe garantire alle proprie pazienti.
Indagine e risultati: nel 32% dei casi peggioramento della patologia
causata da cure iniziali inadeguate
L’indagine da cui è scaturita l’idea del libro, condotta nel decennio
1992-2002, è riferita ad un campione significativo composto da circa 500
casi di pazienti curate presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di
Milano, che avevano effettuato i primi trattamenti in centri ospedalieri
periferici.
“L’analisi ha evidenziato - sottolinea il professor Raspagliesi -
un aumento del 32% del numero delle pazienti accolte dall’Istituto
Nazionale dei Tumori con un peggioramento della propria patologia a
seguito di inadeguata qualità del trattamento oncologico ricevuto in
ospedali periferici non specializzati”.
I dati attestano che il 25% delle pazienti ricoverate poi presso l’INT
ha subito un trattamento inadeguato con significativo danno prognostico
e un altro 43% è stato sottoposto a un trattamento inadeguato con danno
prognostico moderato.
Requisiti minimi di qualità:
1) Scuola di Specialità di “Oncologia Ginecologica”
2) Accreditamento degli specialisti nella materia
3) Direttive governative per l’individuazione degli specialisti
I requisiti minimi che ogni struttura ospedaliera di oncologia
ginecologica dovrebbe avere per trattare adeguatamente le pazienti sono,
ad esempio:
equipe multidisciplinari guidate da un ginecologo-oncologo che
comprendano un chirurgo generale, un oncologo medico, un radioterapista,
un patologo dedicato e un chirurgo esperto in chirurgia ricostruttiva.
Inoltre, la possibilità di eseguire interventi di ginecologia oncologica
laparotomici, laparoscomici, vaginale e di disporre di consulenti per
cure palliative e di consulenti psicologi. La struttura dove opera
l’Unità di Ginecologia Oncologica deve possedere protocolli scritti di
diagnosi/terapia concordati, un servizio emotrasfusionale e uno di
terapia intensiva, un ambulatorio specifico di oncologia ginecologica
distinto dall’ambulatorio generale dell’Unità Operativa in cui operino
ginecologi esperti in ginecologia oncologica. Sono richieste, inoltre,
modalità specifiche di organizzazione dell’attività.