Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 18/06/2008

 

Requisiti minimi per il trattamento delle neoplasie ginecologiche delle strutture ospedaliere


Prof Francesco Raspagliesi

Una commissione indipendente in ogni ospedale per analizzare il lavoro svolto per i casi oncologici sulla base di alcuni criteri: numero di nuovi casi, percentuale di complicanze, recidive e decessi, tempi di attesa. Istituzione di una scuola specialistica in ginecologia oncologica con relativo accreditamento degli specialisti, individuazione di medici e strutture specializzate in oncologia ginecologica attraverso direttive regionali e nazionali.
Queste sono alcune delle proposte che emergono dal volume “Requisiti minimi per il trattamento delle neoplasie ginecologiche” (Edizioni Editeam sas), presentato oggi in Regione presso l’Assessorato alla Sanità alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani.
Il volume è un’iniziativa del Professor Francesco Raspagliesi, Responsabile della Struttura complessa di Oncologia Ginecologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e del consiglio direttivo della Siog (Societa’ Italiana Oncologia Ginecologica) che hanno affrontato l’analisi degli “standard” minimi qualitativi che ogni centro ospedaliero dovrebbe garantire per potere trattare adeguatamente le proprie pazienti nel campo dell’oncologia ginecologica.
“L’aziendalizzazione delle strutture sanitarie – dichiara il Professor Francesco Raspagliesi - unitamente alle politiche di drg per la gestione ospedaliera (DRG - Diagnosis Related Group, la classificazione dei pazienti dimessi), potrebbe contribuire ad evitare alcuni paradossi come la somministrazione più frequente di cure alle pazienti in strutture periferiche deficitarie dei mezzi adeguati piuttosto che la delega ai centri ospedalieri idonei. Tali centri ospedalieri devono invece essere aiutati e sostenuti attraverso una maggiore formazione del personale, attraverso l’introduzione di un sistema per l’accreditamento degli specialisti nella materia e possibilmente con l’istituzione di una Scuola di Specialità di Oncologia Ginecologica. La strada in questa direzione potrebbe essere tracciata – continua Raspagliesi - dal Ministero della Sanità attraverso delle direttive governative che sostengano questa impostazione. Noi abbiamo compiuto il primo passo individuando scientificamente i requisiti qualitativi minimi per il trattamento delle neoplasie ginecologiche. Servirebbe un intervento di peso da parte del Sistema Sanitario Nazionale verso la loro applicazione per garantire le cure adeguate alle pazienti colpite”.

Nel volume, scritto dal professor Francesco Raspagliesi insieme a Massimo Franchi, Angiolo Gadducci e al consiglio direttivo della Siog, vengono codificate le caratteristiche di organizzazione e qualità che ogni centro ospedaliero dovrebbe garantire alle proprie pazienti.


Indagine e risultati: nel 32% dei casi peggioramento della patologia causata da cure iniziali inadeguate

L’indagine da cui è scaturita l’idea del libro, condotta nel decennio 1992-2002, è riferita ad un campione significativo composto da circa 500 casi di pazienti curate presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che avevano effettuato i primi trattamenti in centri ospedalieri periferici.
“L’analisi ha evidenziato - sottolinea il professor Raspagliesi - un aumento del 32% del numero delle pazienti accolte dall’Istituto Nazionale dei Tumori con un peggioramento della propria patologia a seguito di inadeguata qualità del trattamento oncologico ricevuto in ospedali periferici non specializzati”.
I dati attestano che il 25% delle pazienti ricoverate poi presso l’INT ha subito un trattamento inadeguato con significativo danno prognostico e un altro 43% è stato sottoposto a un trattamento inadeguato con danno prognostico moderato.


Requisiti minimi di qualità:
1) Scuola di Specialità di “Oncologia Ginecologica”
2) Accreditamento degli specialisti nella materia
3) Direttive governative per l’individuazione degli specialisti


I requisiti minimi che ogni struttura ospedaliera di oncologia ginecologica dovrebbe avere per trattare adeguatamente le pazienti sono, ad esempio:
equipe multidisciplinari guidate da un ginecologo-oncologo che comprendano un chirurgo generale, un oncologo medico, un radioterapista, un patologo dedicato e un chirurgo esperto in chirurgia ricostruttiva. Inoltre, la possibilità di eseguire interventi di ginecologia oncologica laparotomici, laparoscomici, vaginale e di disporre di consulenti per cure palliative e di consulenti psicologi. La struttura dove opera l’Unità di Ginecologia Oncologica deve possedere protocolli scritti di diagnosi/terapia concordati, un servizio emotrasfusionale e uno di terapia intensiva, un ambulatorio specifico di oncologia ginecologica distinto dall’ambulatorio generale dell’Unità Operativa in cui operino ginecologi esperti in ginecologia oncologica. Sono richieste, inoltre, modalità specifiche di organizzazione dell’attività.

 

 






 
 
 
 

  



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