Secondo i dati pubblicati dall'Eurostat, nell'Unione Europea ogni anno
muoiono 5.700 persone causa di incidenti sul lavoro. Inoltre,
l'Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che altri 159.500
lavoratori nei paesi dell’Unione Europea perdano la vita a causa di
infortuni o malattie sul posto di lavoro. Se si considerano entrambi i
dati, si stima che nell'UE ogni tre minuti e mezzo ci sia un decesso per
cause legate all'attività lavorativa. La maggior parte di questi
incidenti e malattie può essere prevenuta e il primo passo in tal senso
è una valutazione dei rischi. Questo è il messaggio di "Ambienti di
lavoro sani e sicuri. Un bene per te. Un bene per l'azienda", la
campagna informativa europea sulla valutazione dei rischi, promossa
dall'Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA).
La campagna, che ha durata biennale (2008-09), è dedicata in particolare
a settori ad alto rischio quali l'edilizia, la sanità e l'agricoltura, e
alle esigenze delle piccole e medie imprese.
Ai sensi della legislazione UE, tutti i datori di lavoro dell'Unione
hanno l'obbligo di svolgere una valutazione dei rischi. La valutazione
dei rischi segnala ai datori di lavoro gli ambiti d'intervento necessari
per migliorare la sicurezza e la salute nell'ambiente di lavoro.
Per quanto riguarda l’Italia, un sondaggio del 2005 mostra che l'88%
delle piccole imprese italiane (quelle con un numero di addetti non
superiore a 50) effettua la valutazione dei rischi. Nelle imprese con
oltre 50 addetti tale cifra sale al 93%.
Nella nostra penisola è stato recentemente approvato il Testo Unico
sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D. Lgs.
9 aprile 2008, n. 81), che riorganizza, rivisita ed armonizza tutte le
leggi vigenti in materia, nel rispetto delle direttive comunitarie.
Per quanto riguarda la valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro tale
Testo Unico introduce importanti novità.
Il principio ispiratore diventa quello di riferirsi non più all’azienda,
ma all’attività produttiva ed alla sua filiera; in questa ottica, viene
stabilito che nei casi di contratti di appalto, di subappalto, di
fornitura e posa di materiali e di somministrazione, “il datore di
lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento con
l’appaltatore, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi
di interferenza”.
Inoltre la valutazione deve riguardare la totalità dei rischi,
includendo esplicitamente tra essi anche quelli legati allo stress
correlato al lavoro, quelli di tipo muscoloscheletrico, quelli
riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza e quelli connessi alle
differenze di genere e di età ed all’eventuale provenienza da altri
Paesi.
Infine si sancisce il dovere di apporre una data certa al documento di
valutazione dei rischi, che deve contenere:
una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la
salute, nella quale siano specificati i criteri adottati per la
valutazione stessa;
l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei
dispositivi di protezione individuali adottati;
il programma delle misure ritenute opportune per garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da
realizzare ed i ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono
provvedere;
l'indicazione del nominativo del responsabile del servizio di
prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza (o di quello territoriale) e del medico competente che ha
partecipato alla valutazione del rischio;
l'individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a rischi
specifici, che richiedono una riconosciuta capacità professionale,
specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
“Nessun infortunio sul lavoro o malattia professionale è un male
inevitabile”, afferma Vladimír Špidla, Commissario per
Occupazione, affari sociali e pari opportunità. “Anche se questi
fattori non sono mortali, le loro conseguenze sono intollerabili per le
persone colpite e per le ripercussioni a livello economico. Ogni anno,
milioni di lavoratori nell'UE sono vittime di incidenti che li
costringono a restare a casa per almeno tre giorni lavorativi, e ciò
rappresenta un costo enorme per l'economia. La valutazione dei rischi è
la soluzione per ridurre questi numeri. Ma si tratta solo del primo
passo, cui deve poi seguire l’attuazione pratica.”
La campagna per gli ambienti di lavoro sicuri sottolinea la necessità
della valutazione dei rischi, in sintonia con la strategia comunitaria
per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro (2007–2012), che mira a
ridurre gli infortuni sul lavoro in tutta l'UE del 25 % in questo
quinquennio.
Secondo le parole del direttore dell'EU-OSHA Jukka Takala,
“con la campagna per gli ambienti di lavoro sicuri vogliamo incoraggiare
le imprese a condurre una valutazione dei rischi puntuale, con il
coinvolgimento di tutti i lavoratori. E' nostra intenzione promuovere
una buona prassi adattabile anche ad altre realtà professionali." Il
direttore dell'Agenzia ha ribadito i messaggi chiave della campagna:
" la valutazione del rischio non è necessariamente una procedura
complessa, farraginosa o da delegare agli esperti. Tale opinione,
sebbene errata, è particolarmente diffusa tra le PMI. Esistono
moltissimi strumenti (ad esempio le liste di controllo) che possono
accompagnarvi in questo processo e l'EU-OSHA propone un approccio
semplice in cinque fasi. In secondo luogo, una buona valutazione dei
rischi porta anche alcuni vantaggi all'azienda, poiché un ambiente di
lavoro più sano e sicuro contribuisce a ridurre l'assenteismo e i costi
assicurativi, oltre ad incrementare la motivazione dei collaboratori e
la produttività.”
“In ultima analisi, la valutazione dei rischi consente di alleggerire
il carico del sistema sanitario”, dichiara Romana Tomc,
Segretario di Stato sloveno per Occupazione, famiglia e affari sociali.
La Presidenza di turno attuale e prossima dell'UE e le parti sociali
europee sono tutte fortemente a sostegno della Campagna, appoggiata
anche dai Focal Point nazionali – solitamente le autorità sanitarie e
per la sicurezza sul lavoro - di tutti e 27 gli Stati membri. “Questo
dimostra che la sicurezza e la salute sul lavoro sono un tema cruciale
per il modello sociale europeo.”