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Anna Carderi -
psicologa |
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La depressione post-partum e la psicosi puerperale sono disturbi
inscrivibili nella nosografia delle patologie puerperali.
La depressione post-partum comprende tre quadri diversamente
distinguibili in maternità blues, depressione minore (nevrotica, lieve,
atipica) e depressione maggiore.
Maternity Blues, è caratterizzata da facilità al pianto, astenia,
umore depresso, ansia, irritabilità, cefalea, diminuzione della capacità
di concentrazione e difficoltà nel pensiero concettuale fino ad un
leggero stato confusionale.
La sua frequenza è del 40-50%. I sintomi si manifestano dopo 3-4 giorno
dal parto ed hanno una durata di circa una settimana, entro la quale si
risolve completamente. In alcuni casi però può evolvere in un quadro
depressivo vero e proprio o in una psicosi puerperale.
La maternity blues appare collegata all’atteggiamento psicologico della
donna verso la maternità. Nei primi giorni dopo il parto infatti le
angosce di separazione e di perdita sono vissute intensamente,
l’orientamento affettivo della donna è mutevole e l’incertezza sulle
proprie capacità materne non ancora sperimentate è molto presente.
Depressione minore, all’umore depresso si associano sensazione di
esaurimento fisico più evidente nelle ore serali, irritabilità,
diminuzione dell’appetito, riduzione del desiderio sessuale, insonnia,
risentimento/ostilità e sintomi somatici di varia natura.
Tipica è l’insicurezza circa la propria capacità materna, vissuta dalle
donne in modo conflittuale e colpevolizzante, che può tradursi al tempo
stesso in una eccessiva preoccupazione per il bambino e in una ostilità
nei suoi confronti più o meno manifesta.
È presente da parte della neomamma una continua pretesa di sostegno e
rassicurazione.
Il disturbo può risolversi in media entro sei mesi o può presentare
recidive successive che possono assumere tutte le caratteristiche del
Disturbo Distimico. Infine il disturbo può cronicizzarsi in uno stile di
vita nevrotico spesso accompagnato da aspetti fobici e ossessivi.
Depressione maggiore. La sintomatologia della depressione
maggiore appare più grave e persistente rispetto alla depressione
minore, può essere associata a confusione ed avere un esordio acuto. La
maternità e l’accudimento del bambino costituiscono il contenuto della
maggior parte dei vissuti e dei deliri depressivi. Le pazienti infatti
possono manifestare sentimenti eccessivi e perfino deliranti di
inutilità e autoaccusa accompagnati da agitazione o rallentamento
motorio, spesso temono di danneggiare i propri figli, di essere causa di
malattia per mezzo del loro inefficace accudimento, o
possono convincersi che i loro bambini non sono sani nonostante le
smentite del medico.
Le idee di suicidio sono ricorrenti e il comportamento delle donne
imprevedibile, esso può sfociare in condotte autolesive o eterolesive a
danno del bambino (infanticidio e omicidio). La prevalenza del disturbo
è del 3-6%.
La psicosi puerperale, che corrisponde spesso ad uno stato misto
maniaco-depressivo, si caratterizza per la presenza di sintomi psicotici
quali disorientamento, labilità emotiva, agitazione o più raramente
spiccato rallentamento psicomotorio e stupore. I deliri per lo più
riguardano il neonato o la propria incapacità ad accudirlo sono spesso
associati a sintomi ossessivi. Può essere presente ideazione suicidaria,
molte volte non espressa per i sentimenti di colpa provati dalla
paziente ed è possibile che le allucinazioni la spingano a compiere un
infanticidio. L’esordio della psicosi puerperale avviene in modo brusco,
di solito, nel primo mese dopo il parto, più spesso entro 2- 3 giorni.
Gli stress psicosociali come ad esempio la condizione non coniugale, un
parto cesareo o la morte del feto costituiscono secondo alcuni Autori un
fattore di rischio per la psicosi puerperale.
La prognosi è generalmente buona anche se in occasioni di successive
maternità il rischio di recidive è del 30% circa.
Per quanto riguarda la terapia, in tutti i casi di patologia puerperale
bisogna garantire alla neomamma sostegno psicologico, rassicurazione e
trattamenti psicoterapeutici individuali o di gruppo.
La psicoterapia può rendersi necessaria in quei casi di depressione che
si rivelano collegati con una situazione conflittuale intrapsichica.
Anche nelle psicosi puerperali, oltre alle terapie biologiche, può
essere utile attuare un trattamento psicoterapeutico per rendere
possibile una elaborazione degli elementi che hanno sostenuto e
caratterizzato la crisi. Gli interventi psicologici che vengono
utilizzati per la patologia puerperale comprendono trattamenti di vario
tipo come il counselling, i gruppi di auto-aiuto per le donne e per i
loro familiari, le terapie di gruppo, le terapie familiari o di coppia,
la psicoterapia individuale ad indirizzo analitico o
cognitivo-comportamentale ed una eventuale psicoterapia centrata sulla
relazione dei genitori col bambino.