Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 16/06/2008

 

Psicopatologie materne


Anna Carderi - Psicologa - redazione@clicmedicina.it

Anna Carderi -  psicologa

La depressione post-partum e la psicosi puerperale sono disturbi inscrivibili nella nosografia delle patologie puerperali.
La depressione post-partum comprende tre quadri diversamente distinguibili in maternità blues, depressione minore (nevrotica, lieve, atipica) e depressione maggiore.

Maternity Blues, è caratterizzata da facilità al pianto, astenia, umore depresso, ansia, irritabilità, cefalea, diminuzione della capacità di concentrazione e difficoltà nel pensiero concettuale fino ad un leggero stato confusionale.
La sua frequenza è del 40-50%. I sintomi si manifestano dopo 3-4 giorno dal parto ed hanno una durata di circa una settimana, entro la quale si risolve completamente. In alcuni casi però può evolvere in un quadro depressivo vero e proprio o in una psicosi puerperale.
La maternity blues appare collegata all’atteggiamento psicologico della donna verso la maternità. Nei primi giorni dopo il parto infatti le angosce di separazione e di perdita sono vissute intensamente, l’orientamento affettivo della donna è mutevole e l’incertezza sulle proprie capacità materne non ancora sperimentate è molto presente.

Depressione minore, all’umore depresso si associano sensazione di esaurimento fisico più evidente nelle ore serali, irritabilità, diminuzione dell’appetito, riduzione del desiderio sessuale, insonnia, risentimento/ostilità e sintomi somatici di varia natura.
Tipica è l’insicurezza circa la propria capacità materna, vissuta dalle donne in modo conflittuale e colpevolizzante, che può tradursi al tempo stesso in una eccessiva preoccupazione per il bambino e in una ostilità nei suoi confronti più o meno manifesta.
È presente da parte della neomamma una continua pretesa di sostegno e rassicurazione.
Il disturbo può risolversi in media entro sei mesi o può presentare recidive successive che possono assumere tutte le caratteristiche del Disturbo Distimico. Infine il disturbo può cronicizzarsi in uno stile di vita nevrotico spesso accompagnato da aspetti fobici e ossessivi.

Depressione maggiore. La sintomatologia della depressione maggiore appare più grave e persistente rispetto alla depressione minore, può essere associata a confusione ed avere un esordio acuto. La maternità e l’accudimento del bambino costituiscono il contenuto della maggior parte dei vissuti e dei deliri depressivi. Le pazienti infatti possono manifestare sentimenti eccessivi e perfino deliranti di inutilità e autoaccusa accompagnati da agitazione o rallentamento motorio, spesso temono di danneggiare i propri figli, di essere causa di malattia per mezzo del loro inefficace accudimento, o
possono convincersi che i loro bambini non sono sani nonostante le smentite del medico.
Le idee di suicidio sono ricorrenti e il comportamento delle donne imprevedibile, esso può sfociare in condotte autolesive o eterolesive a danno del bambino (infanticidio e omicidio). La prevalenza del disturbo è del 3-6%.

La psicosi puerperale, che corrisponde spesso ad uno stato misto maniaco-depressivo, si caratterizza per la presenza di sintomi psicotici quali disorientamento, labilità emotiva, agitazione o più raramente spiccato rallentamento psicomotorio e stupore. I deliri per lo più riguardano il neonato o la propria incapacità ad accudirlo sono spesso associati a sintomi ossessivi. Può essere presente ideazione suicidaria, molte volte non espressa per i sentimenti di colpa provati dalla paziente ed è possibile che le allucinazioni la spingano a compiere un infanticidio. L’esordio della psicosi puerperale avviene in modo brusco, di solito, nel primo mese dopo il parto, più spesso entro 2- 3 giorni.
Gli stress psicosociali come ad esempio la condizione non coniugale, un parto cesareo o la morte del feto costituiscono secondo alcuni Autori un fattore di rischio per la psicosi puerperale.
La prognosi è generalmente buona anche se in occasioni di successive maternità il rischio di recidive è del 30% circa.
Per quanto riguarda la terapia, in tutti i casi di patologia puerperale bisogna garantire alla neomamma sostegno psicologico, rassicurazione e trattamenti psicoterapeutici individuali o di gruppo.
La psicoterapia può rendersi necessaria in quei casi di depressione che si rivelano collegati con una situazione conflittuale intrapsichica. Anche nelle psicosi puerperali, oltre alle terapie biologiche, può essere utile attuare un trattamento psicoterapeutico per rendere possibile una elaborazione degli elementi che hanno sostenuto e caratterizzato la crisi. Gli interventi psicologici che vengono utilizzati per la patologia puerperale comprendono trattamenti di vario tipo come il counselling, i gruppi di auto-aiuto per le donne e per i loro familiari, le terapie di gruppo, le terapie familiari o di coppia, la psicoterapia individuale ad indirizzo analitico o cognitivo-comportamentale ed una eventuale psicoterapia centrata sulla relazione dei genitori col bambino.

 

 






 
 
 
 

  



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