Una
strategia terapeutica innovativa promette il recupero delle abilità
motorie perdute con un ictus. Ma è innovativa solo per le corsie di un
ospedale. Si tratta infatti, semplicemente, del pianoforte. La ricerca è
stata condotta da Eckart Altenmüller e colleghi, dell’Università
di musica e spettacolo di Hannover (in Germania), e sarà presentata al
congresso The Neurosciences and music – III, Disorders and plasticity,
in agenda per il 25-28 giugno, a Montreal, e organizzata dalla
Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani dopo il successo di due precedenti
congressi su cervello e musica, tenutesi a Venezia nel 2002 e a Lipsia
nel 2005.
Lo studio di Altenmüller dimostra come l’esercizio sui tasti bianche e
neri di un pianoforte permetta di migliorare sensibilmente la velocità,
la precisione e la morbidezza dei movimenti delle mani. Per osservarlo,
Altenmüller ha reclutato 32 pazienti reduci da un ictus (17 con esiti
agli arti superiori di sinistra e 15 con esisti agli arti superiori di
destra), che sono stati invitati a prendere lezioni di pianoforte
esercitando prima l’arto colpito e poi entrambi, per quindici volte in 3
settimane, mentre proseguivano il normale trattamento. Intanto, altri 30
pazienti (15 colpiti a sinistra e 15 a destra) effettuavano solo le cure
convenzionali. I due gruppi sono stati poi confrontati con dei sistemi
di analisi tridimensionale computerizzata, mentre la loro attività
cerebrale veniva monitorata con l’elettroencefalogramma. Si è così visto
che i pazienti che avevano avuto l’opportunità di sedersi al pianoforte
avevano avuto un recupero nettamente migliore.
«In studi precedenti – spiegano gli autori – si era osservato che
solo tre settimane di pianoforte sono capaci di indurre l’attivazione di
una rappresentazione neuronale delle dita in risposta a uno stimolo
uditivo. In questa ricerca abbiamo perciò esaminato se questo tipo di
integrazione uditivo-motoria possa essere utilizzata nella
riabilitazione delle funzioni motorie compromesse da un ictus».
“Neuroni in concerto” a Montreal
Inizia il prossimo 25 Giugno a Montreal la terza conferenza
“The Neurosciences and Music III” quest’anno dedicata al tema
“Disorders and Plasticity”. Il congresso internazionale organizzato
dalla Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani ONLUS, sulla scia del
successo dei precedenti appuntamenti di Venezia 2002 e Lipsia 2005 ha
voluto in questa edizione affiancarsi al famoso Festival del Jazz che si
svolgerà contemporaneamente alle date del convegno. Sono attesi per le
date del convegno 42 relatori provenienti da 24 nazioni diverse.
Moltissimi i poster inviati, saranno infatti 171 per 350 iscritti fino
ad oggi.
Tre giorni ricchissimi di incontri, workshop, dibattiti articolati in
sette differenti simposi a tema che vedranno i migliori ricercatori in
questo settore presentare risultati originali e controversi.
La scienza cercherà di svelare i segreti del talento musicale ma anche
della mancanza di musicalità, come emerge dal lavoro di Steven Brown
della Simon Fraser University del Canada che identifica un deficit
sensomotorio caratteristico delle persone stonate. Straordinari i
risultati sulla musicalità umana, che testimoniano come l’uomo sia di
per sé preparato a produrre e interpretare la musica, fin dai primi
giorni di vita, come dimostrano I risultati di uno studio di Cristina
Saccuman e Daniela Perani dell’Ospedale Vita Salute di
Milano. E ancora oltre, fino alle origini stesse della musica
nell’evoluzione umana, con le intriganti teorie di Stephen Mythen
che spiegherà come la musica abbia costruito le basi per l’evoluzione
del linguaggio umano.
Un campo, quello di musica e neuroscienze, che registra un boom di
produzione scientifica, e che ha aperto un modo nuovo di esplorare il
cervello umano, un settore scientifico produttivo e originale come
testimonia l’interesse di testate scientifiche peer-reviewed come
“Brain” e “Nature”, che a partire dall’8 Maggio sta dedicando una
serie di saggi in nove puntate a musica e neuroscienze, redatti dai
maggiori ricercatori mondiali che presenteranno i loro studi a Montreal.