Estensione del fenomeno della dipendenza da oppioidi in Italia
Così come nel resto del mondo, anche in Italia la dipendenza da oppiodi
rappresenta un problema di sanità pubblica di ingenti proporzioni. Nel
nostro Paese, per l’anno 2006, è stato stimato in circa 210mila (pari a
5,4 ogni mille residenti nella fascia di età 15-64 anni) il numero di
soggetti consumatori problematici di oppioidi, principalmente eroina
(per consumo problematico si intende l’uso di sostanze stupefacenti per
via iniettiva oppure l’uso prolungato/regolare di oppioidi, cocaina e/o
anfetamine), con una sostanziale stabilità rispetto ai valori degli anni
precedenti.
A livello regionale, le Regioni in cui il consumo è più elevato sono la
Liguria (al primo posto con una prevalenza di 8,2 ogni mille residenti
nella fascia di età a rischio) seguita dalle Regioni del Centro, in
particolare Umbria, Toscana e Lazio. Agli ultimi posti, invece, Sicilia,
Basilicata e Trentino Alto Adige.
Una drammatica conseguenza socio-sanitaria del consumo problematico di
stupefacenti è il decesso per overdose dei tossicodipendenti. Nel 2006,
in Italia, si sono registrati 517 morti dovute a intossicazione acuta da
overdose (dati forniti dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga
attraverso il Registro Speciale di Mortalità del Ministero
dell’Interno), un fenomeno che presenta una connotazione prevalentemente
maschile, dal momento che si contano in media circa 10 decessi tra gli
uomini per ogni decesso tra le donne). Dato non sorprendente, la
distribuzione regionale delle morti per overdose corrisponde a quella
dei consumi, con Liguria, Lazio e Umbria ai primi posto per tassi
annuali di decesso.
Una fotografia degli utenti dei Ser.T.
In base ai dati forniti dal Ministero della Salute, si stima che i
soggetti in trattamento presso i Ser.T. nel 2006 siano stati circa
176mila, di cui l’86 per cento già in carico dall’anno precedente o
rientrati e il 14 per cento nuovi utenti, con un trend in aumento dal
2001. Infatti, se nel 2001 i tossicodipendenti in carico presso i
servizi erano 53 ogni 10mila abitanti, nel 2006 tale rapporto si è
attestato su circa 55 persone ogni 10mila residenti. L’utenza è composta
prevalentemente da soggetti di sesso maschile (87 per cento), di
nazionalità italiana (94 per cento), con età media di quasi 35 anni (30
anni per i nuovi utenti), che nella maggior parte dei casi dichiarano di
avere un livello di istruzione medio (61 per cento) e di lavorare (60
per cento).
Gli oppiacei sono le sostanze per le quali più si richiede il
trattamento (72 per cento), seguite dalla cocaina (16 per cento) e dalla
cannabis (10 per cento). Tra gli utenti è comunque molto diffuso il
fenomeno del policonsumo: quasi la metà (49 per cento) utilizza almeno
un’altra sostanza stupefacente oltre a quella per la quale risulta in
trattamento.
Nel 2006, il 62 per cento dei soggetti in carico presso i Ser.T. ha
usufruito di trattamenti farmacologici per la dipendenza da sostanze
stupefacenti, la metà dei quali integrati con terapie di supporto di
tipo psico-sociale e/o riabilitative. La maggior parte (93 per cento) è
stata trattata con agonisti degli oppiodi (68 per cento con metadone, 20
per cento buprenorfina).
Costi della dipendenza da sostanze stupefacenti in Italia
La dipendenza da droghe comporta naturalmente ingenti costi sociali.
Per il 2006 l’ammontare dei costi sociali legati all’uso di sostanze
illegali (oppiodi come l’eroina e altre droghe illegali), è stato
stimato intorno ai 10,5 miliardi di euro, una cifra corrispondente allo
0,7 per cento del Prodotto interno lordo italiano del 2006 e all’1,2 per
cento della spesa delle famiglie residenti. Tale valore è stato
calcolato sommando i costi per l’acquisto delle sostanze e per
l’applicazione della legge (65 per cento), i costi sociali degli
intervento socio-sanitario (17 per cento) e i costi legati alla perdita
di produttività (18 per cento).
In particolare, per gli interventi socio-sanitari sono stati spesi nel
2006 1.473 milioni di euro, somma che comprende i costi dei trattamenti
specifici per la condizione di tossicodipendenza ma anche quelli
connessi all’assistenza e cura delle patologie associate (malattie
infettive, psichiatriche nonché interventi di prevenzione) oltre che i
costi relativi al monitoraggio dei trattamenti nel tempo i quelli
generati degli interventi sociali (interventi di servizio sociale, di
reinserimento lavorativo, di sostegno alle persone del nucleo familiare,
ai sussidi economici, e alle pensioni di invalidità).
La dipendenza da oppioidi in Europa
La dipendenza da oppioidi è un problema di sanità pubblica su scala
mondiale, in cui un aspetto particolarmente importante è rappresentato
dalla dipendenza da eroina. L’Organizzazione mondiale della Sanità,
infatti, stima che, in tutto il mondo, vi siano 13,5 milioni di persone
che assumono oppioidi, tra cui 9,2 milioni che fanno uso di eroina pari,
a circa lo 0,2 per cento della popolazione mondiale.
Dalle stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il
crimine (UNODC) emerge che la prevalenza del consumo di oppioidi in USA,
Canada e Australia è simile, in larga misura, alla prevalenza
nell’Unione Europea, con percentuali comprese tra lo 0,4 e lo 0,6 per
cento, leggermente inferiori per il Canada e leggermente superiori per
gli Stati Uniti.
Stime sul consumo di oppioidi e decessi per overdose in Europa
Tra uno e otto casi ogni 1.000 persone adulte (età compresa tra 15 e 64
anni).
Tra il 1990 e il 2004 gli Stati membri dell’UE hanno riferito ogni anno
un numero di decessi per overdose compreso tra 6.500 e oltre 9.000, per
un totale di oltre 122mila decessi nel periodo in questione. Queste
cifre possono essere considerate una stima minima. Nel 2004 sono stati
segnalati più di 7.500 decessi acuti legati al consumo di droga, con
circa il 70 per cento dei casi legato al consumo di oppioidi.
Dal 2000 molti paesi dell’Unione Europea riferiscono diminuzioni del
numero di decessi correlati al consumo di stupefacenti, forse grazie a
un aumento dell’offerta di servizi o a variazioni intervenute nel numero
di consumatori di eroina per via parenterale. Questo andamento positivo
tuttavia si è interrotto nel 2004 e nel 2005. Particolarmente allarmante
è il fatto che in alcuni paesi è cresciuta la percentuale dei giovani
tra le persone che muoiono a causa della droga.
In Europa la maggior parte dei decessi dovuti al consumo di oppioidi è
causata dall’eroina, benché spesso siano state individuate anche altre
sostanze potenzialmente implicate, in particolare alcol, benzodiazepine
o altri oppioidi e, in alcuni Paesi, la cocaina.
La maggior parte delle vittime per overdose ha un’età compresa tra i 20
e i 40 anni; l’età media nella maggior parte dei paesi è di 35 anni.
Sono pochissimi i casi di decesso per overdose riferiti tra i ragazzi al
di sotto dei 15 anni, ma il numero di decessi per droga in questo gruppo
di età potrebbe essere sottostimato.
Gli oppioidi sono le principali sostanze usata dal 50 per cento dei
soggetti che chiedono di entrare in terapia per consumo di stupefacenti.
Più di 585mila consumatori di oppioidi sono stati sottoposti nel 2005 a
trattamento con terapia sostitutiva.
Trattamento della dipendenza da eroina e profilo dei soggetti in
trattamento
La terapia sostitutiva, dopo essere stata approvata a livello politico
in risposta al consumo di eroina nella seconda metà degli anni Ottanta,
è diventata nel tempo l’opzione terapeutica prevalente per il
trattamento della dipendenza da oppioidi nella maggior parte dei Paesi.
In Europa, le persone che chiedono di entrare in terapia per problemi
con gli oppioidi tendono a essere relativamente vecchie rispetto ad
altri tossicodipendenti e tendono a segnalare condizioni sociali
peggiori. I tassi di disoccupazione tra i consumatori di oppioidi in
terapia sono generalmente alti, il livello di istruzione è basso e si
registra una percentuale compresa tra il 10 e il 18 per cento di
senzatetto.
La maggior parte dei pazienti (60 per cento) dichiara di aver iniziato a
consumare queste sostanze prima dei 20 anni; la prima esperienza con gli
oppioidi dopo i 25 è estremamente rara.
In media si è registrato uno scarto temporale di 7-8 anni tra la prima
esperienza di consumo di oppioidi e il primo contatto con i servizi
terapeutici, con un’età media riferita per l’inizio della dipendenza
pari a 22 anni e un’età media per la prima domanda di trattamento
intorno ai 29-30 anni.
Tra i soggetti in cura per una dipendenza da oppioidi in regime
ambulatoriale vi sono tre uomini per ogni donna, mentre il numero degli
uomini sale a quattro per ogni donna nel caso dei pazienti trattati in
ospedale. Esistono tuttavia differenze da paese a paese, con una
percentuale tipicamente maggiore di uomini nella popolazione in terapia
negli Stati dell’Europa meridionale.
La maggior parte dei consumatori di oppioidi in terapia è dedita alla
poliassunzione, consumando oppioidi in associazione ad altre sostanze
secondarie, in prevalenza altri oppioidi (35 per cento), cocaina (23 per
cento) e cannabis (17 per cento).
Alcuni Paesi riferiscono un elevato grado di concomitanza di disturbi
psichiatrici tra i consumatori di oppioidi, un’osservazione che è stata
fatta anche nell’ambito di numerosi studi clinici, che indicano tra i
disturbi relativamente diffusi in questa categoria di tossicodipendenti
depressione maggiore, disturbi d’ansia, comportamenti antisociali e
disturbi della personalità di tipo borderline (Mateu et al., 2005).
Spesa pubblica nel campo della droga nell’Unione Europea
La spesa pubblica collegata al fenomeno della droga riferita dai Paesi
europei va da 200mila euro a 2.290 milioni di euro. L’elevata
variabilità si può spiegare, in parte, con le diverse dimensioni degli
Stati membri e, in parte, con le differenze registrate da Paese a Paese
nel tipo di spesa riferito e nella completezza dei dati disponibili.
La totalità dei Paesi europei ha riferito una spesa pubblica complessiva
correlata agli stupefacenti di 8,1 miliardi di euro. Questa cifra tende
probabilmente a sottostimare l’entità reale della spesa pubblica in
questo settore, se si considera il numero ancora limitato di
segnalazioni fatte al riguardo.