Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 11/06/2008

 

Che cosa e’ la dipendenza da oppioidi?


Un oppioide è un qualsiasi agente in grado di legarsi ai recettori per gli oppioidi, che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale. Esistono quattro grandi classi di oppioidi: gli oppioidi endogeni, che sono prodotti nell'organismo; gli alcaloidi derivati dall’oppio, come morfina (il prototipo degli oppioidi) e codeina; gli oppioidi semisintetici come buprenorfina, naloxone, eroina e ossicodone e, infine, gli oppioidi prodotti interamente per sintesi chimica, come metadone, che possiedono una struttura molecolare non correlata con quella degli alcaloidi dell’oppio. L’oppio è un estratto delle capsule del papavero officinale (Papaver somniferum).

La dipendenza da oppioidi
La dipendenza da oppioidi è una condizione patologica cronica, ad andamento recidivante, la quale richiede un trattamento farmacologico a lungo termine e interventi di supporto psicosociale per il paziente. Tale condizione, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una malattia mentale di lunga durata, è causata da alterazioni chimiche cerebrali. L’uso improprio degli oppioidi conduce, con il passare del tempo, all’instaurarsi di cambiamenti nel cervello, che interferiscono con le sue normali funzioni.
La dipendenza da oppioidi influisce sul comportamento degli individui, al punto che la sicurezza personale passa in secondo piano rispetto alla necessità di procurarsi tali sostanze. La motivazione verso la ricerca degli oppioidi non deriva solamente dalla reazione del cervello al fatto che la mancanza della sostanza sia percepita come una minaccia per la sopravvivenza, ma anche dall’ansia provocata dal potente e insopprimibile desiderio di oppioidi (craving), dal dolore fisico e dal disagio dovuto ai segni e sintomi da astinenza.
La dipendenza, spesso, fa seguito all’uso ripetuto di dosi sempre maggiori di oppioidi, quando diventano necessarie quantità sempre più rilevanti per raggiungere il medesimo effetto. Tra gli oppioidi, quello che dà la maggiore dipendenza è l’eroina; nondimeno, anche gli oppioidi comunemente prescritti per recare sollievo al dolore sono in grado di produrre dipendenza. Fra questi, figurano la codeina, l’idromorfone, l’ossicodone, la morfina e il fentanyl.
I fattori di rischio associati a un aumento della probabilità di comparsa della dipendenza sono i seguenti:
o uso di molecole con azione rapida e con ampio spettro di effettiv;
fattori genetici in grado di influenzare il metabolismo delle molecole assuntev;
precedenti familiari di dipendenza da sostanze psicoattivev;
istigazione al consumo e modelli di comportamento nell’ambito di gruppi di pari;
personalità incline al rischio e alle emozioni fortiv;
condizioni patologiche di interesse psichiatrico, quali la depressione e l’ansiav;
o stressi.
La dipendenza da oppioidi, in quanto malattia cronica, è quasi impossibile da superare senza un aiuto esterno. Gli operatori sanitari sono in grado di offrire il trattamento necessario. Il fatto di ricorrere a un aiuto farmacologico per una graduale disintossicazione, anziché sperimentare fenomeni di astinenza interrompendo l’assunzione ex abrupto, permette ai pazienti di adattarsi meglio a vivere senza eroina o altri oppioidi. Tornare ad assumere eroina dopo un periodo di astinenza comporta un grave rischio di overdose. L’organismo del paziente, infatti, può non essere più in grado di sopportare le stesse dosi di eroina assunte in precedenza.
La dipendenza da oppioidi, a volte non riconosciuta né compresa o ammessa dagli stessi pazienti, è una malattia curabile mediante terapia farmacologica associata a un supporto psicologico. Poiché tale condizione patologica interessa persone di ogni età, occupazione, condizione sociale e con stili di vita anche molto diversi, si sta diffondendo un’accettazione culturale nei suoi confronti, alla stregua di altre malattie croniche, quali l’ipertensione arteriosa o il diabete.
Diversamente da quanto accade nel caso di queste malattie, però, sulla dipendenza da oppioidi grava ancora un pregiudizio sociale molto forte, radicato nella credenza secolare secondo cui la dipendenza sarebbe il segno di un fallimento morale. Solo negli ultimi 20 anni i ricercatori hanno incominciato a comprendere che la dipendenza da oppioidi è una condizione patologica vera e propria, provocata da alterazioni cerebrali, che permangono, talora anche per diversi mesi, dopo che i pazienti hanno cessato di fare uso di queste sostanze. Purtroppo, il timore della condanna sociale associata alla terapia induce molte persone a rinunciare a cercare un aiuto.
Il superamento della condanna sociale nei confronti della dipendenza da oppioidi è di importanza fondamentale per far sì che i pazienti si trovino nella migliore condizione per ricevere un’adeguata assistenza. Prerequisito essenziale per il raggiungimento di tale scopo è ammettere che la dipendenza da oppioidi è un problema medico, non morale.

Confronto fra tolleranza e dipendenza
La tolleranza, la dipendenza fisica e la dipendenza psicologica sono condizioni distinte. Esse sono spesso confuse l’una con l’altra laddove, invece, è importante comprenderne le differenze, in quanto ciò può influenzare il trattamento in modo rilevante.

Tolleranza agli oppioidi
Nel corso del tempo, l’assunzione ripetuta di oppioidi modifica la capacità di risposta dei recettori cerebrali che diventano tolleranti (vale a dire, meno reattivi) nei confronti degli oppioidi stessi. In altre parole, diventa necessaria una quantità maggiore di sostanza per produrre i medesimi effetti.i, Il neuroadattamento alla base della tolleranza regredisce nel giro di poche settimane dalla sospensione dell’oppioide.iv

Dipendenza fisica dagli oppioidi
La dipendenza fisica da oppioidi, in risposta alla ripetuta stimolazione, indica che il cervello si è modificato in modo tale da aver bisogno di queste sostanze per poter funzionare “normalmente”.i Gli specialisti che si occupano del dolore e della dipendenza concordano nell’affermare che i pazienti trattati con oppioidi per lunghi periodi di tempo divengono, per la maggior parte, fisicamente dipendenti da tali sostanze.iv Se l’assunzione di oppioidi cessa improvvisamente, i pazienti sperimentano i segni e sintomi da astinenza. Evitare tali sintomi è la ragione principale che induce i soggetti fisicamente dipendenti alla ricerca e al consumo degli oppioidi.

Dipendenza psicologica dagli oppioidi
La dipendenza psicologica si manifesta con l’uso continuo della sostanza, per ragioni differenti da quelle legate alla tolleranza e alla dipendenza fisica. Questo tipo di dipendenza può manifestarsi, per esempio, come desiderio di sperimentare gli effetti piacevoli della droga. L’elemento caratterizzante della dipendenza psicologica, rappresentato da comportamenti compulsivi di ricerca e di uso della sostanza, sorge, in gran parte, in conseguenza del craving, provocato, a sua volta, dalle complesse alterazioni neurobiologiche indotte da queste sostanze. Un soggetto è considerato psicologicamente dipendente, in generale, quando continua a far uso di oppioidi nonostante gli effetti negativi che questi comportano sulla sua vita.

Criteri diagnostici della dipendenza da oppioidi
Secondo la quarta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), una persona che presenti almeno tre dei seguenti fenomeni o comportamenti in un periodo di 12 mesi è, con la massima probabilità, un soggetto dipendente da oppioidi:
la tolleranza, definita come la necessità di assumere quantità crescenti di sostanza per raggiungere l’effetto desiderato (ovvero, una riduzione considerevole dell’effetto, a seguito dell’uso protratto dello stesso quantitativo di sostanza);
l’astinenza, che si manifesta sia attraverso i sintomi da astinenza propriamente detti, caratteristici in rapporto alla particolare sostanza, sia attraverso la regressione di tali sintomi a seguito della somministrazione di oppioidi;
l’assunzione della sostanza in quantità sempre maggiori o per periodi più lunghi del previsto;
l’infruttuoso tentativo di ridurre o controllare l’uso della sostanza;
l’entità considerevole del tempo impiegato per procurarsi la sostanza e per assumerla;
l’abbandono di importanti attività sociali, lavorative o ricreative (o la riduzione del tempo loro dedicato) a causa dell’uso della sostanza.

 

 






 
 
 
 

  



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