Un oppioide è un qualsiasi agente in grado di legarsi ai recettori per
gli oppioidi, che si trovano principalmente nel sistema nervoso
centrale. Esistono quattro grandi classi di oppioidi: gli oppioidi
endogeni, che sono prodotti nell'organismo; gli alcaloidi derivati
dall’oppio, come morfina (il prototipo degli oppioidi) e codeina; gli
oppioidi semisintetici come buprenorfina, naloxone, eroina e ossicodone
e, infine, gli oppioidi prodotti interamente per sintesi chimica, come
metadone, che possiedono una struttura molecolare non correlata con
quella degli alcaloidi dell’oppio. L’oppio è un estratto delle capsule
del papavero officinale (Papaver somniferum).
La dipendenza da oppioidi
La dipendenza da oppioidi è una condizione patologica cronica, ad
andamento recidivante, la quale richiede un trattamento farmacologico a
lungo termine e interventi di supporto psicosociale per il paziente.
Tale condizione, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
come una malattia mentale di lunga durata, è causata da alterazioni
chimiche cerebrali. L’uso improprio degli oppioidi conduce, con il
passare del tempo, all’instaurarsi di cambiamenti nel cervello, che
interferiscono con le sue normali funzioni.
La dipendenza da oppioidi influisce sul comportamento degli individui,
al punto che la sicurezza personale passa in secondo piano rispetto alla
necessità di procurarsi tali sostanze. La motivazione verso la ricerca
degli oppioidi non deriva solamente dalla reazione del cervello al fatto
che la mancanza della sostanza sia percepita come una minaccia per la
sopravvivenza, ma anche dall’ansia provocata dal potente e
insopprimibile desiderio di oppioidi (craving), dal dolore fisico e dal
disagio dovuto ai segni e sintomi da astinenza.
La dipendenza, spesso, fa seguito all’uso ripetuto di dosi sempre
maggiori di oppioidi, quando diventano necessarie quantità sempre più
rilevanti per raggiungere il medesimo effetto. Tra gli oppioidi, quello
che dà la maggiore dipendenza è l’eroina; nondimeno, anche gli oppioidi
comunemente prescritti per recare sollievo al dolore sono in grado di
produrre dipendenza. Fra questi, figurano la codeina, l’idromorfone, l’ossicodone,
la morfina e il fentanyl.
I fattori di rischio associati a un aumento della probabilità di
comparsa della dipendenza sono i seguenti:
o uso di molecole con azione rapida e con ampio spettro di effettiv;
fattori genetici in grado di influenzare il metabolismo delle molecole
assuntev;
precedenti familiari di dipendenza da sostanze psicoattivev;
istigazione al consumo e modelli di comportamento nell’ambito di gruppi
di pari;
personalità incline al rischio e alle emozioni fortiv;
condizioni patologiche di interesse psichiatrico, quali la depressione e
l’ansiav;
o stressi.
La dipendenza da oppioidi, in quanto malattia cronica, è quasi
impossibile da superare senza un aiuto esterno. Gli operatori sanitari
sono in grado di offrire il trattamento necessario. Il fatto di
ricorrere a un aiuto farmacologico per una graduale disintossicazione,
anziché sperimentare fenomeni di astinenza interrompendo l’assunzione ex
abrupto, permette ai pazienti di adattarsi meglio a vivere senza eroina
o altri oppioidi. Tornare ad assumere eroina dopo un periodo di
astinenza comporta un grave rischio di overdose. L’organismo del
paziente, infatti, può non essere più in grado di sopportare le stesse
dosi di eroina assunte in precedenza.
La dipendenza da oppioidi, a volte non riconosciuta né compresa o
ammessa dagli stessi pazienti, è una malattia curabile mediante terapia
farmacologica associata a un supporto psicologico. Poiché tale
condizione patologica interessa persone di ogni età, occupazione,
condizione sociale e con stili di vita anche molto diversi, si sta
diffondendo un’accettazione culturale nei suoi confronti, alla stregua
di altre malattie croniche, quali l’ipertensione arteriosa o il diabete.
Diversamente da quanto accade nel caso di queste malattie, però, sulla
dipendenza da oppioidi grava ancora un pregiudizio sociale molto forte,
radicato nella credenza secolare secondo cui la dipendenza sarebbe il
segno di un fallimento morale. Solo negli ultimi 20 anni i ricercatori
hanno incominciato a comprendere che la dipendenza da oppioidi è una
condizione patologica vera e propria, provocata da alterazioni
cerebrali, che permangono, talora anche per diversi mesi, dopo che i
pazienti hanno cessato di fare uso di queste sostanze. Purtroppo, il
timore della condanna sociale associata alla terapia induce molte
persone a rinunciare a cercare un aiuto.
Il superamento della condanna sociale nei confronti della dipendenza da
oppioidi è di importanza fondamentale per far sì che i pazienti si
trovino nella migliore condizione per ricevere un’adeguata assistenza.
Prerequisito essenziale per il raggiungimento di tale scopo è ammettere
che la dipendenza da oppioidi è un problema medico, non morale.
Confronto fra tolleranza e dipendenza
La tolleranza, la dipendenza fisica e la dipendenza psicologica sono
condizioni distinte. Esse sono spesso confuse l’una con l’altra laddove,
invece, è importante comprenderne le differenze, in quanto ciò può
influenzare il trattamento in modo rilevante.
Tolleranza agli oppioidi
Nel corso del tempo, l’assunzione ripetuta di oppioidi modifica la
capacità di risposta dei recettori cerebrali che diventano tolleranti
(vale a dire, meno reattivi) nei confronti degli oppioidi stessi. In
altre parole, diventa necessaria una quantità maggiore di sostanza per
produrre i medesimi effetti.i, Il neuroadattamento alla base della
tolleranza regredisce nel giro di poche settimane dalla sospensione
dell’oppioide.iv
Dipendenza fisica dagli oppioidi
La dipendenza fisica da oppioidi, in risposta alla ripetuta
stimolazione, indica che il cervello si è modificato in modo tale da
aver bisogno di queste sostanze per poter funzionare “normalmente”.i Gli
specialisti che si occupano del dolore e della dipendenza concordano
nell’affermare che i pazienti trattati con oppioidi per lunghi periodi
di tempo divengono, per la maggior parte, fisicamente dipendenti da tali
sostanze.iv Se l’assunzione di oppioidi cessa improvvisamente, i
pazienti sperimentano i segni e sintomi da astinenza. Evitare tali
sintomi è la ragione principale che induce i soggetti fisicamente
dipendenti alla ricerca e al consumo degli oppioidi.
Dipendenza psicologica dagli oppioidi
La dipendenza psicologica si manifesta con l’uso continuo della
sostanza, per ragioni differenti da quelle legate alla tolleranza e alla
dipendenza fisica. Questo tipo di dipendenza può manifestarsi, per
esempio, come desiderio di sperimentare gli effetti piacevoli della
droga. L’elemento caratterizzante della dipendenza psicologica,
rappresentato da comportamenti compulsivi di ricerca e di uso della
sostanza, sorge, in gran parte, in conseguenza del craving, provocato, a
sua volta, dalle complesse alterazioni neurobiologiche indotte da queste
sostanze. Un soggetto è considerato psicologicamente dipendente, in
generale, quando continua a far uso di oppioidi nonostante gli effetti
negativi che questi comportano sulla sua vita.
Criteri diagnostici della dipendenza da oppioidi
Secondo la quarta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of
Mental Disorders (DSM-IV), una persona che presenti almeno tre dei
seguenti fenomeni o comportamenti in un periodo di 12 mesi è, con la
massima probabilità, un soggetto dipendente da oppioidi:
la tolleranza, definita come la necessità di assumere quantità crescenti
di sostanza per raggiungere l’effetto desiderato (ovvero, una riduzione
considerevole dell’effetto, a seguito dell’uso protratto dello stesso
quantitativo di sostanza);
l’astinenza, che si manifesta sia attraverso i sintomi da astinenza
propriamente detti, caratteristici in rapporto alla particolare
sostanza, sia attraverso la regressione di tali sintomi a seguito della
somministrazione di oppioidi;
l’assunzione della sostanza in quantità sempre maggiori o per periodi
più lunghi del previsto;
l’infruttuoso tentativo di ridurre o controllare l’uso della sostanza;
l’entità considerevole del tempo impiegato per procurarsi la sostanza e
per assumerla;
l’abbandono di importanti attività sociali, lavorative o ricreative (o
la riduzione del tempo loro dedicato) a causa dell’uso della sostanza.