Intervista a Stefano Vella
Direttore Dipartimento del Farmaco
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Come è migliorata in questi anni la qualità di vita delle persone con
HIV/AIDS?
La prima cosa da dire è che oggi molte persone con infezione da HIV non
hanno ancora sviluppato l’AIDS, grazie ai farmaci antiretrovirali che
rallentano la progressione senza compromettere drammaticamente la
qualità di vita. Chi è in trattamento antiretrovirale vive una vita
migliore rispetto a pochi anni fa perché le combinazioni di farmaci sono
migliorate moltissimo e la terapia si è notevolmente semplificata: da
20-30 compresse al giorno si è arrivati a una-due compresse e anche gli
effetti collaterali sono diminuiti, pur trattandosi di una patologia
cronica che richiede al paziente un impegno costante e quotidiano”.
Nei casi invece di pazienti che hanno sviluppato la malattia, sempre
grazie ai farmaci, è possibile tornare indietro in una situazione di
asintomaticità: ad esempio, un paziente che si presenta in ospedale
perché ha un’infezione opportunista (come una polmonite), e non sapeva
di essere infettato, può recuperare i CD4 con la somministrazione di
farmaci e diminuisce il rischio di contrarre le infezioni tipiche da
HIV.
Nonostante l’evoluzione delle conoscenze ed i progressi delle
terapie, ancora oggi si registrano casi di resistenza da parte del
virus. Come è possibile superarli?
Il virus dell’HIV è un virus particolarmente “furbo” perché,
evoluzionisticamente, cambia continuamente. Così come cambia per
sfuggire al sistema immunitario, cambia e muta per sfuggire ai farmaci
che vengono somministrati, e dunque ha la capacità di selezionare dei
ceppi che siano resistenti ai farmaci che sono utilizzati. Cominciare un
trattamento con farmaci potenti è l’arma giusta per ridurre la
replicazione del virus impedendogli la possibilità di evolvere
geneticamente; molte delle resistenze che si registrano nelle varie
parti del mondo sono frutto delle terapie che sono state somministrate
inizialmente e che erano insufficienti a trattare il virus, sia in
termini di potenza, sia in termini di facilità di assunzione. Infatti,
la difficoltà dello schema terapeutico e/o l’insorgenza di effetti
collaterali significativi determina un basso livello di adesione alla
terapia da parte del paziente: questo rappresenta il terreno ideale per
il virus per replicarsi. Oggi, per fortuna, sia la potenza dei farmaci,
sia la semplificazione delle terapie ha reso l’eventualità delle
resistenze più remota. L’altro vantaggio che si riscontra oggi, rispetto
al passato, è che, se anche il farmaco diventa resistente al virus, lo
si può combattere agendo su altri fronti, usando farmaci diversi; si può
infatti trattare un paziente con terapie diverse nel corso del tempo.
Dunque, la qualità della vita dei pazienti HIV è molto migliorata,
grazie all’impatto positivo delle nuove terapie, sia in termini di
compliance sia di effetti collaterali. Bisogna però considerare che la
qualità di vita dipende anche da una componente sociale: l’accettazione
della malattia. E’ superata la discriminazione?
Per quanto riguarda l’aspetto sociale, si può dire che attualmente la
condizione di sieropositività è sicuramente più accettata da parte del
“mondo” che circonda il malato, ma esistono purtroppo ancora delle
sacche di discriminazione rilevanti. Lo stigma è ancora molto evidente:
basti pensare che, spesso, sui luoghi di lavoro è richiesta la
certificazione del test da Hiv. In generale si può dire che l’aspetto
sociale di accettazione della malattia è migliorato ma non si può di
certo pensare che sia un traguardo finale, c’è ancora molto da fare in
questo senso.
Donne e giovani sempre più a rischio
Intervista ad Andrea Antinori
Direttore Dipartimento Clinico e di Ricerca Clinica
Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Roma
Come è cambiato in questi anni il profilo del paziente con AIDS?
Indubbiamente c’è stata una variazione del profilo epidemiologico:
sempre più spesso la persona con AIDS non appartiene a quei gruppi a
rischio di cui la malattia era appannaggio fino ad alcuni anni fa. Per
esempio, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in Italia
i tossicodipendenti rappresentavano oltre il 70% dei malati di AIDS
segnalati, oggi costituiscono meno del 10% delle nuove infezioni. La
malattia interessa in maniera molto più ampia la popolazione generale,
con una rilevante diffusione tra adolescenti e donne eterosessuali
inconsapevoli, oppure alcune fasce deboli come gli immigrati. Questo
cambiamento può rappresentare anche un problema, in quanto i gruppi
definiti a rischio sono ben identificati e maggiormente coinvolti in
attività di informazione e accesso precoce al test di screening. Più
difficile è invece raggiungere, con l’informazione, una popolazione
indifferenziata. Questo fa sì che il ricorso anticipato al test sia meno
frequente di prima: oggi il 30-50% dei pazienti con nuove infezioni si
presenta in condizioni avanzate di malattia.
Che conseguenze ha un ritardo nella diagnosi?
Se la malattia viene diagnosticata nella fase già sintomatica, può
essere compromessa la piena riuscita della terapia. Il che non significa
che non si possa fare niente, al contrario, ma i risultati sono
inferiori rispetto a quelli di un paziente trattato quando la malattia
non si è ancora manifestata. Oggi il paziente con infezione asintomatica
da HIV trattato precocemente, come da linee guida internazionali, molto
raramente sviluppa la malattia. Uno dei benefici dimostrati e
documentati delle terapie antiretrovirali è infatti quello di rallentare
la progressione clinica e quindi di prevenire l’insorgenza della
malattia AIDS, e cioè delle complicanze cliniche dell’infezione. Basti
pensare che un tempo, dal momento della diagnosi di AIDS, la
sopravvivenza era di circa un anno, oggi un sieropositivo che inizia la
terapia può avere anche trenta anni di aspettativa di vita.
Il più basso riscorso al test dipende da tanti fattori, uno di questi
è l’abbassamento della soglia di attenzione. Da cosa dipende questo
fenomeno?
La soglia di attenzione è più bassa per diversi motivi: di AIDS si parla
meno e si ritiene che la malattia riguardi ormai i paesi dell’Africa o
dell’Asia, dove è drammaticamente diffusa.
In realtà il serbatoio dell’infezione in Italia è più ampio di dieci
anni fa, anche per effetto della riduzione della mortalità della
malattia. Paradossalmente il numero di casi prevalenti è più ampio di
qualche anno fa, a dimostrare che il problema è tutt’altro che risolto.
Anche l’efficacia delle terapie ha alterato la soglia di percezione del
rischio; il livello di guardia si è abbassato, perché è diffuso il
messaggio, seppur corretto, che le terapie funzionano e quindi si pensa
che il rischio sia modificabile, che la malattia non sia mortale. Questo
fenomeno interessa soprattutto le fasce emergenti, come per esempio gli
adolescenti ed alcune fasce di età sessualmente attive che non
riconoscono oggi nell’AIDS lo stesso pericolo che si dava alla malattia
venti anni fa.
Che ruolo gioca l’informazione nell’anticipare il momento della
diagnosi?
Un ruolo importantissimo: al cambiamento delle dinamica dell’epidemia
deve corrispondere un cambiamento dei sistemi di informazione. Spesso il
paziente non fa il test precocemente perché non ritiene di doverlo fare,
in quanto non appartiene a uno dei gruppi a rischio tradizionali. Ancora
non c’è sufficiente informazione e consapevolezza che anche un solo
rapporto a rischio può trasmettere l’infezione. Abbiamo bisogno di
messaggi più mirati: si deve incentivare la popolazione ad effettuare il
test, dovrebbe essere quasi un dovere civile, perché attraverso il test
si protegge se stessi, la propria salute, si riduce il rischio
inconsapevole di trasmissione dell’infezione, si protegge il proprio
partner, i propri figli potenziali a venire. Non possiamo attuare il
test come screening forzato di massa, ma sicuramente occorre offrirlo al
più ampio numero di persone possibile.
Concorso giornalistico per HIV
Ogni anno in Italia si registrano 4mila nuovi casi di infezione da HIV:
sempre più spesso sono colpiti donne, eterosessuali, adolescenti e
immigrati, poco consapevoli dei rischi del contagio. La mancanza
d’informazione e la percezione inadeguata del rischio ritardano il
momento della diagnosi, compromettendo la piena riuscita della terapia
antiretrovirale. Oggi dal 30 al 50% dei pazienti con nuove infezioni
arriva al test in condizioni avanzate di malattia, rendendo più
difficile rallentarne la progressione.
Per rilanciare l’informazione sull’Aids e tenere alta l’attenzione sulla
malattia, nasce il primo riconoscimento italiano dedicato
all’informazione e alla divulgazione sull’HIV/Aids: il Premio
Giornalistico Riccardo Tomassetti, intitolato al giornalista
scientifico romano scomparso nel 2007, a soli 39 anni, che ha riservato
larga parte del suo impegno professionale all’informazione sull’Aids e
le malattie infettive.
L’iniziativa è promossa dalle principali associazioni italiane impegnate
nella lotta all’HIV e all’Aids con il sostegno di Pfizer Italia: alla
presentazione del Premio, a Roma, hanno partecipato Fiore Crespi,
Presidente Anlaids, Nerina Giancotti, Vice Presidente Positifs,
Luisa Sanvito, Presidente Cica e Filippo Von Schloesser,
Presidente Nadir Onlus. Insieme a loro intervengono Andrea Antinori,
dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”,
Stefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità e Fanny La
Monica, Responsabile della Comunicazione di Pfizer Italia.
Il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti, riservato agli under 35, ha
l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sull’HIV/Aids, dando un
riconoscimento ai giovani giornalisti impegnati a promuovere la
conoscenza degli aspetti scientifici e sociali della malattia.
“Al cambiamento della dinamica dell’epidemia non ha corrisposto un
cambiamento dei sistemi di informazione: non c’è ancora sufficiente
consapevolezza che anche un solo rapporto a rischio può trasmettere
l’infezione – afferma Andrea Antinori, Direttore del
Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive
“Lazzaro Spallanzani” di Roma. “La percezione della gravità della
malattia si è attenuata, soprattutto presso le fasce emergenti, come le
donne eterosessuali inconsapevoli e gli adolescenti, portati a
sottovalutare i rischi del contagio e a ritardare il momento della
diagnosi. E’ necessario raggiungere questi gruppi di popolazione con
informazioni più mirate: spesso il paziente non si sottopone a test
perché non si riconosce in una categoria a rischio”.
Se la terapia viene avviata nella fase già sintomatica, la sua piena
efficacia può risultarne compromessa. Al contrario, il paziente con
infezione asintomatica da HIV trattato precocemente, come da linee guida
internazionali, molto raramente sviluppa la malattia.
Grazie alle terapie antiretrovirali, si riesce quasi sempre a rallentare
la progressione dell’infezione da HIV e prevenire l’insorgenza delle
complicanze cliniche: un tempo, dal momento della diagnosi, la
sopravvivenza era di circa un anno; oggi un sieropositivo che inizia la
terapia può avere anche trenta anni di aspettativa di vita, con una
qualità di vita più che accettabile.
Una diagnosi di infezione da HIV ha un impatto decisamente meno
drammatico che in passato: “Chi è in trattamento antiretrovirale
- afferma Stefano Vella - vive una vita migliore rispetto a
pochi anni fa perché le combinazioni di farmaci sono migliorate
moltissimo e la terapia si è notevolmente semplificata: da 20-30
compresse al giorno si è arrivati a una-due compresse e anche gli
effetti collaterali sono diminuiti, pur trattandosi di una patologia
cronica che richiede al paziente un impegno costante e quotidiano”.
Mantenere adeguata la percezione della gravità della malattia e
l’attenzione sui comportamenti a rischio, soprattutto tra i giovani, è
lo scopo del Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti che verrà
assegnato ai migliori servizi giornalistici sul tema HIV/Aids realizzati
entro il 31 ottobre 2008 in ognuna delle quattro categorie prese in
esame: agenzie e quotidiani, periodici, radiotelevisione, web. Sarà una
giuria composta da giornalisti esperti ad assegnare i riconosci-menti
entro la fine del 2008.
Tutta l’iniziativa è sostenuta da Pfizer Italia: “Per Pfizer non è
nuovo l’impegno nella lotta all’Aids” afferma Fanny La Monica,
responsabile della Comunicazione di Pfizer Italia. "Dal 2000,
l'azienda è impegnata nel donare farmaci e formare personale sanitario
in 34 Paesi dell’Africa e dell’Asia. Un impegno che si estende anche
alla ricerca di nuovi trattamenti, dove si contano 10 molecole allo
studio per le malattie infettive”.
“Tra queste ultime - aggiunge La Monica, - due sono i
composti in fase avanzata di studio dedicati alla lotta contro HIV/Aids.
Di recente, Pfizer ha, inoltre, lanciato in Italia il maraviroc, il
primo farmaco orale che impedisce l'entrata del virus nelle cellule,
bloccando la principale porta di ingresso, il co-recettore CCR5".
Per iniziativa delle più importanti Associazioni attive nella lotta
contro l’HIV/AIDS, acquisito il consenso da parte dei familiari, viene
bandita la I edizione di un premio intitolato alla memoria di Riccardo
Tomassetti, giornalista scomparso il 30 luglio 2007 all’età di 39 anni.
La denominazione del Premio sarà: Premio Giornalistico “Riccardo
Tomassetti” per la di-vulgazione scientifica e sociale sull’HIV/AIDS.
Il Premio è istituito nell’intento di riconoscere e stimolare l’impegno
dei giovani giornalisti che contribuiscono alla diffusione ed allo
sviluppo della cultura scientifica in Italia ed intende contribuire, in
particolare, alla conoscenza ed alla corretta informazione relativa
all’HIV/AIDS ed alle tematiche sociali e scientifiche ad esso correlate.
Il Premio vuole essere, inoltre, un omaggio allo stile e al modo di
svolgere questa professione con rigore, sintesi, completezza di
contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle
notizie.
Regolamento e modalità di partecipazione
Art.1) Il premio è articolato in quattro categorie
sezione radio-televisiva
sezione agenzie di stampa e quotidiani
sezione periodici
sezione web
La dotazione annuale complessiva del premio è stabilita in Euro 12.000,
da dividere in N. 4 Premi del valore di Euro 3.000 cadauno.
I Premi verranno consegnati ai Vincitori designati dalla Giuria durante
la Cerimonia di premiazione che si svolgerà a Roma nel mese di novembre
2008.
Art.2) La partecipazione al Premio è gratuita e riservata a
giornalisti iscritti all’Ordine Nazionale o autori che pubblichino su
testate regolarmente registrate al Tribunale di competenza che, alla
data del 1° gennaio 2008, non abbiano ancora compiuto il 35° anno di
età.
Art.3) Possono concorrere al Premio i giornalisti autori di
servizi in lingua italiana pubblicati da quotidiani, agenzie di stampa,
settimanali, periodici, testate on-line e servizi e rubriche
radiotelevisivi, pubblicati, trasmessi o diffusi nel periodo compreso
tra il 1° novembre 2007 ed il 31 ottobre 2008, che abbiano attinenza con
l’informazione scientifica e sociale relativa al mondo dell’HIV/AIDS.
Sono esclusi dalla partecipazione i giornalisti membri della Giuria, i
loro familiari e tutte le persone che abbiano legami contrattuali con
l’organizzazione.
Art.4) Le opere in concorso (non più di tre per ogni autore)
dovranno pervenire, così come di seguito specificato, entro e non oltre
il 31 ottobre 2008, presso la Segreteria Organizzativa:
direttamente on-line, compilando l’apposito form disponibile sul sito
www.premiotomassetti.it;
oppure, via posta, inviando in busta chiusa a:
Proforma S.r.l.
Segreteria Organizzativa Premio Riccardo Tomassetti
Via Flavio Domiziano, 10
00145 Roma
a) 2 copie per ogni servizio giornalistico o nota di agenzia.
b) 2 copie su DVD per i servizi televisivi e per documenti filmati.
c) 2 copie su CD per servizi radiofonici.
d) 2 copie su CD o DVD per i contenuti Internet
Art.5) Ogni opera in concorso dovrà essere corredata da:
compilazione completa di una scheda allegata relativa all’autore (nome,
cognome, data di nascita, indirizzo, recapiti telefonici, e-mail,
curriculum professionale, testata di appartenenza e indicazione della
categoria per cui concorre), che non superi la cartella di 30 righe;
per i servizi editi con sigle o pseudonimi, i concorrenti dovranno
allegare alla documentazione una dichiarazione firmata dal direttore
della pubblicazione in cui si certifica l’identità dell’autore;
autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.lg.196/2003
per gli adempimenti connessi al presente Premio.
Art.6) L’assegnazione del Premio è determinata da una Giuria
composta da 5 giornalisti espo-nenti del giornalismo scientifico e
sociale. Il Premio, nelle sue singole articolazioni, sarà assegnato a
insindacabile giudizio della Giuria che deciderà a maggioranza.
Art.7) È inteso che il concorrente, con la sua partecipazione,
autorizza l'organizzazione del Premio a riprodurre e diffondere su
qualunque supporto, immagini e testi tratti dai materiali presentati in
concorso, nelle pubblicazioni, nel materiale informativo e pubblicitario
e nel sito internet del Premio stesso. L’organizzazione si impegna a
citare gli autori delle opere utilizzate.
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delle opere inviate. La partecipazione al Premio implica la completa
accettazione del presente regolamento, sollevando l'organizzazione da
ogni responsabilità civile e penale nei confronti di terzi.
Art.9) Le opere inviate al concorso non saranno restituite.
Il bando del Premio e tutte le informazioni utili per parteciparvi
sono disponibili sul web, all’indirizzo www.premiotomassetti.it