Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 10/06/2008

 

Migliora la qualità di vita per le persone con HIV


Intervista a Stefano Vella
Direttore Dipartimento del Farmaco
Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

Come è migliorata in questi anni la qualità di vita delle persone con HIV/AIDS?
La prima cosa da dire è che oggi molte persone con infezione da HIV non hanno ancora sviluppato l’AIDS, grazie ai farmaci antiretrovirali che rallentano la progressione senza compromettere drammaticamente la qualità di vita. Chi è in trattamento antiretrovirale vive una vita migliore rispetto a pochi anni fa perché le combinazioni di farmaci sono migliorate moltissimo e la terapia si è notevolmente semplificata: da 20-30 compresse al giorno si è arrivati a una-due compresse e anche gli effetti collaterali sono diminuiti, pur trattandosi di una patologia cronica che richiede al paziente un impegno costante e quotidiano”.
Nei casi invece di pazienti che hanno sviluppato la malattia, sempre grazie ai farmaci, è possibile tornare indietro in una situazione di asintomaticità: ad esempio, un paziente che si presenta in ospedale perché ha un’infezione opportunista (come una polmonite), e non sapeva di essere infettato, può recuperare i CD4 con la somministrazione di farmaci e diminuisce il rischio di contrarre le infezioni tipiche da HIV.

Nonostante l’evoluzione delle conoscenze ed i progressi delle terapie, ancora oggi si registrano casi di resistenza da parte del virus. Come è possibile superarli?
Il virus dell’HIV è un virus particolarmente “furbo” perché, evoluzionisticamente, cambia continuamente. Così come cambia per sfuggire al sistema immunitario, cambia e muta per sfuggire ai farmaci che vengono somministrati, e dunque ha la capacità di selezionare dei ceppi che siano resistenti ai farmaci che sono utilizzati. Cominciare un trattamento con farmaci potenti è l’arma giusta per ridurre la replicazione del virus impedendogli la possibilità di evolvere geneticamente; molte delle resistenze che si registrano nelle varie parti del mondo sono frutto delle terapie che sono state somministrate inizialmente e che erano insufficienti a trattare il virus, sia in termini di potenza, sia in termini di facilità di assunzione. Infatti, la difficoltà dello schema terapeutico e/o l’insorgenza di effetti collaterali significativi determina un basso livello di adesione alla terapia da parte del paziente: questo rappresenta il terreno ideale per il virus per replicarsi. Oggi, per fortuna, sia la potenza dei farmaci, sia la semplificazione delle terapie ha reso l’eventualità delle resistenze più remota. L’altro vantaggio che si riscontra oggi, rispetto al passato, è che, se anche il farmaco diventa resistente al virus, lo si può combattere agendo su altri fronti, usando farmaci diversi; si può infatti trattare un paziente con terapie diverse nel corso del tempo.

Dunque, la qualità della vita dei pazienti HIV è molto migliorata, grazie all’impatto positivo delle nuove terapie, sia in termini di compliance sia di effetti collaterali. Bisogna però considerare che la qualità di vita dipende anche da una componente sociale: l’accettazione della malattia. E’ superata la discriminazione?
Per quanto riguarda l’aspetto sociale, si può dire che attualmente la condizione di sieropositività è sicuramente più accettata da parte del “mondo” che circonda il malato, ma esistono purtroppo ancora delle sacche di discriminazione rilevanti. Lo stigma è ancora molto evidente: basti pensare che, spesso, sui luoghi di lavoro è richiesta la certificazione del test da Hiv. In generale si può dire che l’aspetto sociale di accettazione della malattia è migliorato ma non si può di certo pensare che sia un traguardo finale, c’è ancora molto da fare in questo senso.
 


Donne e giovani sempre più a rischio
 

Intervista ad Andrea Antinori
Direttore Dipartimento Clinico e di Ricerca Clinica
Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Roma

 

Come è cambiato in questi anni il profilo del paziente con AIDS?
Indubbiamente c’è stata una variazione del profilo epidemiologico: sempre più spesso la persona con AIDS non appartiene a quei gruppi a rischio di cui la malattia era appannaggio fino ad alcuni anni fa. Per esempio, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in Italia i tossicodipendenti rappresentavano oltre il 70% dei malati di AIDS segnalati, oggi costituiscono meno del 10% delle nuove infezioni. La malattia interessa in maniera molto più ampia la popolazione generale, con una rilevante diffusione tra adolescenti e donne eterosessuali inconsapevoli, oppure alcune fasce deboli come gli immigrati. Questo cambiamento può rappresentare anche un problema, in quanto i gruppi definiti a rischio sono ben identificati e maggiormente coinvolti in attività di informazione e accesso precoce al test di screening. Più difficile è invece raggiungere, con l’informazione, una popolazione indifferenziata. Questo fa sì che il ricorso anticipato al test sia meno frequente di prima: oggi il 30-50% dei pazienti con nuove infezioni si presenta in condizioni avanzate di malattia.

Che conseguenze ha un ritardo nella diagnosi?
Se la malattia viene diagnosticata nella fase già sintomatica, può essere compromessa la piena riuscita della terapia. Il che non significa che non si possa fare niente, al contrario, ma i risultati sono inferiori rispetto a quelli di un paziente trattato quando la malattia non si è ancora manifestata. Oggi il paziente con infezione asintomatica da HIV trattato precocemente, come da linee guida internazionali, molto raramente sviluppa la malattia. Uno dei benefici dimostrati e documentati delle terapie antiretrovirali è infatti quello di rallentare la progressione clinica e quindi di prevenire l’insorgenza della malattia AIDS, e cioè delle complicanze cliniche dell’infezione. Basti pensare che un tempo, dal momento della diagnosi di AIDS, la sopravvivenza era di circa un anno, oggi un sieropositivo che inizia la terapia può avere anche trenta anni di aspettativa di vita.

Il più basso riscorso al test dipende da tanti fattori, uno di questi è l’abbassamento della soglia di attenzione. Da cosa dipende questo fenomeno?
La soglia di attenzione è più bassa per diversi motivi: di AIDS si parla meno e si ritiene che la malattia riguardi ormai i paesi dell’Africa o dell’Asia, dove è drammaticamente diffusa.
In realtà il serbatoio dell’infezione in Italia è più ampio di dieci anni fa, anche per effetto della riduzione della mortalità della malattia. Paradossalmente il numero di casi prevalenti è più ampio di qualche anno fa, a dimostrare che il problema è tutt’altro che risolto.
Anche l’efficacia delle terapie ha alterato la soglia di percezione del rischio; il livello di guardia si è abbassato, perché è diffuso il messaggio, seppur corretto, che le terapie funzionano e quindi si pensa che il rischio sia modificabile, che la malattia non sia mortale. Questo fenomeno interessa soprattutto le fasce emergenti, come per esempio gli adolescenti ed alcune fasce di età sessualmente attive che non riconoscono oggi nell’AIDS lo stesso pericolo che si dava alla malattia venti anni fa.

Che ruolo gioca l’informazione nell’anticipare il momento della diagnosi?
Un ruolo importantissimo: al cambiamento delle dinamica dell’epidemia deve corrispondere un cambiamento dei sistemi di informazione. Spesso il paziente non fa il test precocemente perché non ritiene di doverlo fare, in quanto non appartiene a uno dei gruppi a rischio tradizionali. Ancora non c’è sufficiente informazione e consapevolezza che anche un solo rapporto a rischio può trasmettere l’infezione. Abbiamo bisogno di messaggi più mirati: si deve incentivare la popolazione ad effettuare il test, dovrebbe essere quasi un dovere civile, perché attraverso il test si protegge se stessi, la propria salute, si riduce il rischio inconsapevole di trasmissione dell’infezione, si protegge il proprio partner, i propri figli potenziali a venire. Non possiamo attuare il test come screening forzato di massa, ma sicuramente occorre offrirlo al più ampio numero di persone possibile.
 


Concorso giornalistico per HIV

 

Ogni anno in Italia si registrano 4mila nuovi casi di infezione da HIV: sempre più spesso sono colpiti donne, eterosessuali, adolescenti e immigrati, poco consapevoli dei rischi del contagio. La mancanza d’informazione e la percezione inadeguata del rischio ritardano il momento della diagnosi, compromettendo la piena riuscita della terapia antiretrovirale. Oggi dal 30 al 50% dei pazienti con nuove infezioni arriva al test in condizioni avanzate di malattia, rendendo più difficile rallentarne la progressione.

Per rilanciare l’informazione sull’Aids e tenere alta l’attenzione sulla malattia, nasce il primo riconoscimento italiano dedicato all’informazione e alla divulgazione sull’HIV/Aids: il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti, intitolato al giornalista scientifico romano scomparso nel 2007, a soli 39 anni, che ha riservato larga parte del suo impegno professionale all’informazione sull’Aids e le malattie infettive.

L’iniziativa è promossa dalle principali associazioni italiane impegnate nella lotta all’HIV e all’Aids con il sostegno di Pfizer Italia: alla presentazione del Premio, a Roma, hanno partecipato Fiore Crespi, Presidente Anlaids, Nerina Giancotti, Vice Presidente Positifs, Luisa Sanvito, Presidente Cica e Filippo Von Schloesser, Presidente Nadir Onlus. Insieme a loro intervengono Andrea Antinori, dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, Stefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità e Fanny La Monica, Responsabile della Comunicazione di Pfizer Italia.

Il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti, riservato agli under 35, ha l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sull’HIV/Aids, dando un riconoscimento ai giovani giornalisti impegnati a promuovere la conoscenza degli aspetti scientifici e sociali della malattia.

“Al cambiamento della dinamica dell’epidemia non ha corrisposto un cambiamento dei sistemi di informazione: non c’è ancora sufficiente consapevolezza che anche un solo rapporto a rischio può trasmettere l’infezione – afferma Andrea Antinori, Direttore del Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “La percezione della gravità della malattia si è attenuata, soprattutto presso le fasce emergenti, come le donne eterosessuali inconsapevoli e gli adolescenti, portati a sottovalutare i rischi del contagio e a ritardare il momento della diagnosi. E’ necessario raggiungere questi gruppi di popolazione con informazioni più mirate: spesso il paziente non si sottopone a test perché non si riconosce in una categoria a rischio”.

Se la terapia viene avviata nella fase già sintomatica, la sua piena efficacia può risultarne compromessa. Al contrario, il paziente con infezione asintomatica da HIV trattato precocemente, come da linee guida internazionali, molto raramente sviluppa la malattia.

Grazie alle terapie antiretrovirali, si riesce quasi sempre a rallentare la progressione dell’infezione da HIV e prevenire l’insorgenza delle complicanze cliniche: un tempo, dal momento della diagnosi, la sopravvivenza era di circa un anno; oggi un sieropositivo che inizia la terapia può avere anche trenta anni di aspettativa di vita, con una qualità di vita più che accettabile.

Una diagnosi di infezione da HIV ha un impatto decisamente meno drammatico che in passato: “Chi è in trattamento antiretrovirale - afferma Stefano Vella - vive una vita migliore rispetto a pochi anni fa perché le combinazioni di farmaci sono migliorate moltissimo e la terapia si è notevolmente semplificata: da 20-30 compresse al giorno si è arrivati a una-due compresse e anche gli effetti collaterali sono diminuiti, pur trattandosi di una patologia cronica che richiede al paziente un impegno costante e quotidiano”.

Mantenere adeguata la percezione della gravità della malattia e l’attenzione sui comportamenti a rischio, soprattutto tra i giovani, è lo scopo del Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti che verrà assegnato ai migliori servizi giornalistici sul tema HIV/Aids realizzati entro il 31 ottobre 2008 in ognuna delle quattro categorie prese in esame: agenzie e quotidiani, periodici, radiotelevisione, web. Sarà una giuria composta da giornalisti esperti ad assegnare i riconosci-menti entro la fine del 2008.

Tutta l’iniziativa è sostenuta da Pfizer Italia: “Per Pfizer non è nuovo l’impegno nella lotta all’Aids” afferma Fanny La Monica, responsabile della Comunicazione di Pfizer Italia. "Dal 2000, l'azienda è impegnata nel donare farmaci e formare personale sanitario in 34 Paesi dell’Africa e dell’Asia. Un impegno che si estende anche alla ricerca di nuovi trattamenti, dove si contano 10 molecole allo studio per le malattie infettive”.
“Tra queste ultime - aggiunge La Monica, - due sono i composti in fase avanzata di studio dedicati alla lotta contro HIV/Aids. Di recente, Pfizer ha, inoltre, lanciato in Italia il maraviroc, il primo farmaco orale che impedisce l'entrata del virus nelle cellule, bloccando la principale porta di ingresso, il co-recettore CCR5".

Per iniziativa delle più importanti Associazioni attive nella lotta contro l’HIV/AIDS, acquisito il consenso da parte dei familiari, viene bandita la I edizione di un premio intitolato alla memoria di Riccardo Tomassetti, giornalista scomparso il 30 luglio 2007 all’età di 39 anni.
La denominazione del Premio sarà: Premio Giornalistico “Riccardo Tomassetti” per la di-vulgazione scientifica e sociale sull’HIV/AIDS.

Il Premio è istituito nell’intento di riconoscere e stimolare l’impegno dei giovani giornalisti che contribuiscono alla diffusione ed allo sviluppo della cultura scientifica in Italia ed intende contribuire, in particolare, alla conoscenza ed alla corretta informazione relativa all’HIV/AIDS ed alle tematiche sociali e scientifiche ad esso correlate. Il Premio vuole essere, inoltre, un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.

Regolamento e modalità di partecipazione

Art.1) Il premio è articolato in quattro categorie
sezione radio-televisiva
sezione agenzie di stampa e quotidiani
sezione periodici
sezione web
La dotazione annuale complessiva del premio è stabilita in Euro 12.000, da dividere in N. 4 Premi del valore di Euro 3.000 cadauno.
I Premi verranno consegnati ai Vincitori designati dalla Giuria durante la Cerimonia di premiazione che si svolgerà a Roma nel mese di novembre 2008.
Art.2) La partecipazione al Premio è gratuita e riservata a giornalisti iscritti all’Ordine Nazionale o autori che pubblichino su testate regolarmente registrate al Tribunale di competenza che, alla data del 1° gennaio 2008, non abbiano ancora compiuto il 35° anno di età.
Art.3) Possono concorrere al Premio i giornalisti autori di servizi in lingua italiana pubblicati da quotidiani, agenzie di stampa, settimanali, periodici, testate on-line e servizi e rubriche radiotelevisivi, pubblicati, trasmessi o diffusi nel periodo compreso tra il 1° novembre 2007 ed il 31 ottobre 2008, che abbiano attinenza con l’informazione scientifica e sociale relativa al mondo dell’HIV/AIDS. Sono esclusi dalla partecipazione i giornalisti membri della Giuria, i loro familiari e tutte le persone che abbiano legami contrattuali con l’organizzazione.
Art.4) Le opere in concorso (non più di tre per ogni autore) dovranno pervenire, così come di seguito specificato, entro e non oltre il 31 ottobre 2008, presso la Segreteria Organizzativa:
direttamente on-line, compilando l’apposito form disponibile sul sito www.premiotomassetti.it;
oppure, via posta, inviando in busta chiusa a:
Proforma S.r.l.
Segreteria Organizzativa Premio Riccardo Tomassetti
Via Flavio Domiziano, 10
00145 Roma

a) 2 copie per ogni servizio giornalistico o nota di agenzia.
b) 2 copie su DVD per i servizi televisivi e per documenti filmati.
c) 2 copie su CD per servizi radiofonici.
d) 2 copie su CD o DVD per i contenuti Internet
Art.5) Ogni opera in concorso dovrà essere corredata da:
compilazione completa di una scheda allegata relativa all’autore (nome, cognome, data di nascita, indirizzo, recapiti telefonici, e-mail, curriculum professionale, testata di appartenenza e indicazione della categoria per cui concorre), che non superi la cartella di 30 righe;
per i servizi editi con sigle o pseudonimi, i concorrenti dovranno allegare alla documentazione una dichiarazione firmata dal direttore della pubblicazione in cui si certifica l’identità dell’autore;
autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.lg.196/2003 per gli adempimenti connessi al presente Premio.
Art.6) L’assegnazione del Premio è determinata da una Giuria composta da 5 giornalisti espo-nenti del giornalismo scientifico e sociale. Il Premio, nelle sue singole articolazioni, sarà assegnato a insindacabile giudizio della Giuria che deciderà a maggioranza.
Art.7) È inteso che il concorrente, con la sua partecipazione, autorizza l'organizzazione del Premio a riprodurre e diffondere su qualunque supporto, immagini e testi tratti dai materiali presentati in concorso, nelle pubblicazioni, nel materiale informativo e pubblicitario e nel sito internet del Premio stesso. L’organizzazione si impegna a citare gli autori delle opere utilizzate.
Art.8) Ogni autore è personalmente responsabile dei contenuti delle opere inviate. La partecipazione al Premio implica la completa accettazione del presente regolamento, sollevando l'organizzazione da ogni responsabilità civile e penale nei confronti di terzi.
Art.9) Le opere inviate al concorso non saranno restituite.
 


Il bando del Premio e tutte le informazioni utili per parteciparvi sono disponibili sul web, all’indirizzo www.premiotomassetti.it
 

 






 
 
 
 

  



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