Genova Anno VI - n°34 - 09.06.2008 Pagine Nazionali

del 10/06/2008

 

I pediatri italiani dicono sì alla vaccinazione anti-papillomavirus umano


Un panel di esperti, tra cui alcuni rappresentanti delle più importanti società italiane di pediatria, si è riunito a Pollenzo (TO) nelle giornate del 4 e del 5 giugno in una consensus conference, per elaborare un documento tecnico su tutti gli aspetti della vaccinazione contro il papillomavirus umano. E’ stato reso noto oggi a Torino a margine del Congresso Della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (Sitip). Il documento, in fase di attuazione definitiva, analizza l’attuale situazione della prevenzione anti HPV, facendo il punto sull’incidenza delle principali patologie legate al virus, tra cui il cancro e i condilomi genitali con l’obiettivo di delineare, sulla base delle raccomandazioni del Ministero della Salute, da un lato le linee di comportamento per i pediatri e dall’altro far rilevare l’importanza di questa figura nel rapporto con i genitori e nella gestione della salute dei ragazzi.

In Italia il Ministero della Salute ha raccomandato la vaccinazione gratuita e attiva per le ragazze di 12 anni. Il programma di prevenzione è organizzato su base regionale e a oggi sono quasi tutte le regioni italiane ad aver attivato questo servizio. All’appello mancano ancora la Lombardia, la Calabria, la Puglia. Il Piemonte, dove attualmente è in corso la gara di acquisto del vaccino, prevede di offrire la vaccinazione a due coorti d’età: non solo quelle delle 12enni ma anche quella delle 16anni.

Scopo della vaccinazione contro il papilloma virus è principalmente la prevenzione del tumore del collo dell’utero, causato in più del 70% dei casi, da due particolari ceppi di Hpv: il 16 e il 18. che si trasmettono proprio per via sessuale. Studi hanno confermato l’efficacia e la protezione massima ottenuta dalla vaccinazione proprio quando questa avviene prima dell’inizio dell’attività sessuale.

In Italia sono oggi disponibili due vaccini contro l’HPV: uno bivalente e uno quadrivalente. Il primo protegge contro i due tipi di virus responsabili della maggior parte dei casi di cancro del collo dell’utero (tipo 16 e 18); il secondo, oltre a garantire la protezione contro questi due agenti infettivi fornisce uno scudo in più contro altri due tipi di HPV – 6 e 11 – che sono la causa dei condilomi genitali e di buona parte delle lesioni iniziali, ossia dei precursori delle forme tumorali al collo dell’utero e agli altri organi genitali femminili. Negli Stati Uniti solo il vaccino quadrivalente è raccomandato da oltre un anno. In tutto il mondo le dosi di quadrivalente somministrate sono 26 milioni.

“Il documento, in fase di prossima pubblicazione, e nasce con la precisa finalità di fornire un’analisi critica, corredata da una ricca letteratura scientifica, della vaccinazione contro l’HP. I destinatari principali sono proprio i pediatri che svolgono un ruolo chiave in questa vaccinazione visto il target primario individuato dal Ministero della Salute che è quello delle ragazzine di 12 anni”, spiega Pierangelo Tovo, coordinatore del Progetto di consensus e Professore di pediatri apresso l’università di Torino. “Sappiamo, infatti, che l’HPV è la causa principale del tumore al collo dell’utero, una patologia che rappresenta la seconda causa di morte per cancro tra le giovani donne, ma anche di una serie di altre patologie genitali molto comuni e in alcuni casi difficili da curare e fastidiose, come i condilomi. E’ necessario ricordare che il papilloma virus si trasmette per rapporti sessuale, ma non è questa l’unica non necessariamente penetrativo, ma è sufficiente anche un contatto delle mani coi genitali. Quindi il pediatra, che ha in cura la bambina sin da quando nasce fino ai 14 anni d’età, svolge un ruolo chiave nella prevenzione di queste patologie e deve essere perciò in grado di fornire tutte le soluzioni ai dubbi di mamme e ragazzine che vogliono sapere tutto sulle patologie correlate all’Hpv e sui benefici legati alla vaccinazione”.

Si sono riuniti per la consensus: Pierangelo Tovo - Professore Ordinario - Pediatria generale e specialistica, Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino, Pasquale Di Pietro e Gianni Bona - rispettivamente Presidente e vVce presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), Alberto Ugazio, responsabile vaccini SIP, Giorgio Bartolozzi - membro commissione nazionale vaccini, Maurizio De Martino - Presidente della Società Italiana di Chirurgia Pediatrica, Marzia Duse - Professore ordinario di Pediatria, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Susanna Esposito – Professore associato, Istituto di pediatria, Università degli studi di Milano, Giorgio Conforti – Referente rete vaccini FIMP, Carla Zotti – membro commissione vaccini Piemonte, Gabriella Marostica – Responsabile nazionale per la formazione Fimp, Francesco Paravati – Presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (Siaip), Alessandro Plebani – Professore Ordinario di Pediatria Generale e Specialistica e Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Brescia, Nicola Principi – Professore ordinario, Istituto di pediatria, Università degli studi di Milano, Gianvincenzo Zuccotti – membro Commissione vaccini Lombardia, Marta Ciofi degli Atti – Bambin Gesù e il ginecologo Luciano Mariani – primario all’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e uno dei 5 sperimentatori italiani del vaccino.

In Italia all’età di 12 anni il 96,8% delle bambine ha già manifestato i primi segni di sviluppo puberale e che l’età media del menarca è di 12,4 anni (112). Da uno studio condotto dall’AIED sulla contraccezione in Italia si vede come l’inizio dell’attività sessuale nel 25% dei giovani avviene tra i 13 e 15 anni e nel 55% di quelli tra i 16 e 18 anni. Un’indagine recente segnala, inoltre, che l’1% dei giovani ha rapporti sessuali entro i 12 anni ed un terzo entro i 17 anni.

Gli esperti nei due giorni di riunione hanno anche sottolineato l’importanza dell’attività di counselling da parte del pediatra verso la famiglia che entri nella discussione delle tematiche sessuali e vada oltre la semplice informazione sull’HPV. Da un’indagine condotta in Italia è emersa, infatti, l’importanza, a fronte dell’avvio di campagna vaccinale, di un aggiornamento del pediatra sull’argomento.


 

 






 
 
 
 

  



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